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Author Archives: viaggiapiccoli

Author: viaggiapiccoli

Cristina e Francesco viviamo a Napoli, ma la nostra casa è il mondo...un mondo che scopriamo con i nostri "piccoli", i gemelli Enrico e Giulia. Siamo i coordinartori della grande famiglia di Viaggiapiccoli  

Le favole per bambini hanno radicato in noi la convinzione che i giganti siano creature di fantasia, ma quella che sto per raccontarvi è la vera storia, tramandata di generazione in generazione, dei fratelli Battista e Paolo Ugo. Mariapia con il marito e il loro piccolo Alberto (due anni ad agosto), li abbiamo conosciuti su Instagram e ora ci accompagnano  a Vinadio, piccola comunità montana della Valle Stura, in provincia di Cuneo.

La storia non è solo un elenco di eventi. Con la storia si può giocare. È l’idea di un imprenditore francese,  Frederic Pierrot, 53 anni, che ha tirato fuori dai cassetti dell’infanzia la sua collezione Playmobil e, con carta, raffia, stoffa e accessori fatti a mano ha creato un museo. È  Naporama, il museo nato ad Ajaccio, in una stradina latrale, a pochi passi dalla casa in cui nacque Napoleone Bonaparte.

In realtà ha solo realizzato il sogno di molti bambini (o forse di molti bambini oggi diventati adulti).  Chi di noi non ha mai giocato con i soldatini a ricostruire battaglie vere o immaginarie? 

“Volevo un’idea originale, lontana da tutte le offerte della tecnologia digitale”, spiega appunto Pierrot all’Afp.

La visita al museo

E Pierrot guida personalmente  i visitatori raccontando i grandi eventi della storia e piccoli aneddoti:”Quando aveva 13 anni, Napoleone organizzò una battaglia a palle di neve che durò tre giorni alla scuola militare di Brienne nel nord-est della Francia. Per gli storici, in questi giorni già si delineava il personaggio del futuro condottiero.”

Oppure: “È divertente vedere oggi (Emmanuel) Macron e sua moglie”, dice Pierrot, riferendosi alla differenza di età tra il presidente francese e sua moglie Brigitte, 25 anni più di lui. “Ma per il loro matrimonio civile, Josephine de Beauharnais si è dichiarata cinque anni più giovane della sua vera età, mentre Napoleone si è fatto più grande per nascondere la differenza di età (di sei anni)”.

E Pierrot è un sognatore, un bambino, infatti nel museo Naporama non c’è, per esempio,  la riproduzione della disastrosa sconfitta finale a Waterloo, ma solo storie di coraggio, amicizia e  moltissime curiosità.

Frederic Pierrot – Foto Afp- Pascal Pochard

Trova l’intruso

Ma, attenti! Pierrot si diverte a giocare con la storia, ma anche con i visitatori del museo e nascosti tra i soldati di Napoleone ha nascosto piccoli intrusi, da Harry Potter a Yoda, da Sherlock Holmes ai Pokemon …

Playmobyl

“Playmobil ha approvato il mio progetto ma non lo finanziano”, spiega Pierrot.

Il Biglietto

L’ingresso al museo, inaugurato a luglio 2016, costa tre euro per i visitatori di età pari o superiore a 10 anni

 

 

 

 

Volete sognare? Allora bisogna vivere come in un sogno. Questo è stato il nostro prima viaggio in Asia, destinazione: Malesia e Singapore. Perchè un sogno? Enrico e Giulia avevano tre anni e non immaginavamo di poter affrontare con loro un viaggio  di tre settimane in un paese così diverso dal nostro. E invece sin dalla prima sera quando, affamati, hanno spazzolato un paitto di Noodles a testa, abbiamo capito che eravamo nel posto giusto, con le persone giuste: la nostra famiglia, piccoli e grandi insieme.

Ecco il nostro viaggio in Malesia e Singapore giorno per giorno, un itinerario e un racconto di 21 giorni con bambini al seguito.

1° e 2° giorno  (20 e 21 agosto): volo ed arrivo a Singapore, Changi International Airport.

Arriviamo di sera, un taxi ci porta in albergo (un alberghetto scelto così, per passarci una notte, non troppo lontano da dove prenderemo l’autobus il giorno dopo).

Dopo esserci sistemati, facciamo un giro alla ricerca di un ristorante tra i tanti della zona, tipicamente asiatici: economici, puliti si spera, con i tavoli di plastica sulla strada, il menu con le foto dei piatti e gli odori che ti assalgono e ti invitano a mangiare. I piccoli, con nostra sorpresa e compiacimento, si fiondano sui noodles alle verdure e ci fanno capire subito che loro sono dei piccoli viaggiatori, e che il mondo non hanno paura di assaggiarlo!

3° giorno (22 agosto): trasferimento in bus a Malacca e visita alla Chinatown

La mattina sveglia presto e camminata di una ventina di minuti verso lo stazionamento degli autobus. Il nostro lo individuiamo con facilità, e quando saliamo quasi non crediamo ai nostri occhi: le poltrone sembrano quelle della business class degli aerei! Ok, sto esagerando, ma davvero sono larghe, comode e reclinabili fino alla posizione da stesi, che io e Cristina non proveremo mai perché Enrico e Giulia, naturalmente, non ce lo permettono…

Arriviamo a Malacca, ci sistemiamo in una comoda, centrale ed accogliente guest house (ho detto anche economica?) ed iniziamo a girare per la famosa Chinatown, che tra l’altro è patrimonio dell’umanità dell’Unesco insieme alla parte coloniale della città che visiteremo il giorno successivo.

Tra le tante cose carine ed i negozietti, nei nostri ricordi restano i pigiami gemelli che abbiamo comprato per me e Cristina (e non per i gemelli) ed il tizio che faceva i dim sum in mezzo alla strada. Già, perché Chinatown è un posto eccezionale per provare lo street food malese (o malaysiano che dir si voglia), che poi è per lo più cinese o meglio peranakan (cioè dei cinesi nati in malesia). Peccato che in settimana non sia lo stesso che nel week end (dal venerdì alla domenica sera) quando si tiene il Jonker Walk Night Market.

4° giorno (23 agosto): visita alla parte coloniale di Malacca

Visitiamo la parte coloniale di Malacca, con il bellissimo municipio rosa di epoca olandese, con i cannoni di epoca portoghese (o cannoni portoghesi d’epoca, se preferite) e la scalata alla collina dove troviamo la statua indovinate di chi? Di nientepopodimeno che  Francesco Saverio, il mio santo, quello che si festeggia il 3 dicembre quando nessuno mi fa gli auguri perché in Italia San Francesco è solo San Francesco d’Assisi (4 ottobre, naturalmente).

Nel pomeriggio prendiamo una barca per vedere la città ed i suoi dintorni dal fiume di Malacca (si chiama proprio così), e poi andiamo a visitare il Maritim Museum & Naval Museum, dove la riproduzione della nave portoghese Flor de la Mar diventa una nave pirata per una nuova avventura con i bambini. La sera di nuovo street food a Chinatown. La Malesia ci piace sempre di più.

Datatan Merdeka, festa dell’indipendenza della Malesia

5°giorno (24 agosto): arrivo a Kuala Lumpur e visita ad un centro commerciale.

Ancora un altro autobus, e ci rendiamo subito conto che questo è malese, mentre quello dell’altro giorno era singaporiano!  Ma l’importante è arrivare, e Kuala Lumpur ci accoglie con un grande appartamento preso in una specie di residence attaccato alla metropolitana, altra scelta indovinata del sottoscritto tour leader!

Arrivati abbastanza presto, andiamo in un centro commerciale, il Pavillon KL, non solo per fare qualcosa di diverso, ma soprattutto perché abbiamo bisogno di cambiare i soldi. Il centro commerciale è davvero spettacolare, sei piani pieni di negozi con la food court nel seminterrato ed altri ristoranti all’ultimo piano.

Proviamo a tornare alla nostra casetta a piedi, ma Kuala Lumpur non è una città adatta alle passeggiate, soprattutto con un passeggino gemellare! Quindi metro, breve cena e nanna.

6° giorno (25 agosto): Merdeka square, Chinatown e Lake Gardens Park

Puntiamo subito su Merdeka Square, la piazza simbolo della città, dove assistiamo alle prove per la festa nazionale, che si terrà tra pochi giorni. Migliaia di ragazzi sfilano, cantano e ballano, e quando li avviciniamo scopriamo che hanno anche voglia di socializzare! E chi non ne avrebbe, vedendo i nostri due piccoli?

Poi ci dirigiamo a Chinatown, assaggiamo un po’ di frutta esotica (mai provato il rambutan?) e poi puntiamo al Lake Gardens Park, un posto veramente  bellissimo, pieno di piante esotiche interessanti e con un parco giochi entusiasmante per i bambini. Solo due note stonate: qualche zanzara di troppo ed il sole che cala e ci costringe ad andare via.

La sera ci consoliamo con un ottimo Laksa malese al Central Market.

 

7°giorno (26 agosto): Batu Caves e Petronas Towers

Stamattina puntiamo alle Batu Caves! La grande statua della divinità Muruga, all’inizio della grande scalinata che porta all’ingresso delle grotte, è uno dei simboli della Malesia; e a vederla da vicino dobbiamo dire che se lo merita. Bella la statua, affascinante il posto con il santuario all’interno delle grotte, peccato solo non aver potuto vedere tutto perché il tour a piedi di una parte delle grotte non è per bambini piccoli. Attenzione alle scimmie che abitano il posto: nel percorrere la lunga scalinata che porta al santuario, non mancheranno di avvicinarvi per provare a rubarvi del cibo. Sono fastidiose ma non particolarmente pericolose, se sapete come trattarle; la raccomandazione principale è di non portare con sé cibo o oggetti che potrebbe attrarle.

Nel pomeriggio facciamo un giro al centro commerciale delle Petronas Towers, e restiamo lì a mangiare. L’ultimo piano è uno spettacolo di ristoranti di tutte le cucine del mondo (o quasi, e non mancano naturalmente i ristoranti italiani): noi, dopo attenta riflessione optiamo per il taiwanese e non ce ne pentiamo affatto, perché è davvero buono!

8° giorno (27 agosto): Petronas Towers (piscina), Bukit Malawati e Kampung Kuantan

Dopo un veloce giro al mercato (mi piacciono molto i mercati, ma non consiglio di andarci con un passeggino gemellare ed una moglie che brontola al seguito), torniamo alle Petronas Towers per far giocare un po’ i bambini nelle piscine all’aperto che sono proprio vicino alle torri. Alla fine risulterà una delle mattinate più divertenti per i piccoli!

Nel pomeriggio abbiamo un tour con autista, che ci porta alla bukit Malawati ed a Kampung Kuantan a vedere le lucciole. Alla bukit Malawati (bukit sta per collina) ci sono le rovine di un forte olandese e qualche cannone, ma soprattutto ci sono un sacco di scimmie! E non sono le scimmie cattive della Batu Caves, queste qui sono scimmie buone! Del resto, noi lo sapevamo e siamo andati lì preparati, abbiamo portato del pane in cassetta per socializzare un po’. Dopo una comprensibile iniziale titubanza, i piccoli prendono confidenza con le scimmie, che prendono il pane dalle mani di chi glielo porge, si lasciano accarezzare e si arrampicano anche (con grazia) sulle persone, se invitate a farlo.

All’imbrunire ci dirigiamo verso Kampung Kuantan, dove facciamo un giro notturno in barca per vedere migliaia di lucciole nel silenzio del fiume e nell’oscurità della notte: uno spettacolo che non dimenticheremo! Un altro ricordo della Malesia che rimarrà indelebile nei nostri cuori.

Artigiano che costruisce due aquiloni

9° giorno (28 agosto): trasferimento a Kota Bharu

In mattinata andiamo in aeroporto per un volo interno (con Airasia) che ci porta sulla costa opposta della Malesia (siamo stati finora sulla costa occidentale, ora andiamo su quella orientale), a Kota Bharu.

Alloggiamo in una guest house a pochi passi dal centro della città. Appena arrivati ci rendiamo subito conto che questa è molto diversa dalla guest house di Malacca, qui in pratica siamo in casa di una famiglia malese! Conosciamo il proprietario, Ewan (che per la verità aspettavamo con la sua auto in aeroporto, ma vabbe’, si era dimenticato…), la moglie, i figli e pochi altri ospiti occidentali che sorseggiano una birra nel giardino della casa.

Ci sistemiamo e ci rilassiamo un po’, poi andiamo a piedi a vedere la cittadina, piccola e non particolarmente interessante, e dopo cena andiamo a dormire.

10° giorno (29 agosto): Central Market, templi e fabbrica di batik

Al mattino vado a piedi (questa volta da solo!) a vedere il mercato centrale di Kota Bharu (Pasar Besar Siti Khadijah), molto grande e davvero interessante: si vende carne, pesce, frutta, verdura, ci sono tanti banchetti per mangiare e tantissime persone in giro.

Al rientro alla guest house ci aspetta Ewan con la macchina (stavolta non si è dimenticato!) per portarci a fare un giro dei dintorni. Prima andiamo a vedere un po’ di templi e la spettacolare statua di 40 metri del Budda disteso di Tumpat (siamo molto vicini al confine con la Thailandia), poi il clou del nostro tour: una vera fabbrica di batik, se così si può chiamare, visto che gran parte del lavoro viene fatto a mano (e sotto i nostri occhi!). Per concludere la giornata, visto che questa è una zona famosa per gli aquiloni, andiamo a trovare un artigiano che ce ne fa due sul momento, secondo le indicazioni dei due piccoli clienti che tornano a casa con un bel regalo!

11° giorno (30 agosto): trasferimento a pulau Perenthian Besar

Raggiungiamo appena possibile il molo dal quale parte la barca che ci accompagnerà a pulau Perenthian Besar. Arrivati sull’isola, ci sistemiamo nella nostra stanza a due passi dal mare, e quindi prendiamo asciugamani e costumi di ricambio ed andiamo a farci un bagno nella meravigliosa acqua, calda e trasparente, dell’isola. In realtà la nostra stanza è sì a due passi dal mare, ma per fare il bagno dobbiamo camminare un po’ di più: questo perché nella parte dell’isola in cui stiamo (la costa  ovest, che è l’unica “abitata” insieme alla sud) c’è una sola spiaggia con tanta sabbia e la possibilità di fare un bagno “gratis”, per cui dobbiamo raggiungerla con una piacevole passeggiata di cinque minuti. Passiamo così davanti a tanti cottage carini con persone rilassate che sorseggiano cocktail e leggono libri sul loro terrazzino vista mare, e… ok, lo confesso, li ho un po’ invidiati pensando che con due bambini di tre anni non mi posso permettere neanche cinque minuti di libertà…

In compenso la nostra sistemazione è più vicina ai ristorantini, dove la sera mangiamo il nostro primo pad thai di una lunga serie!

Perhentian Islands

12°-13° giorno (31 agosto-1° settembre): mare!

Dei due giorni sull’isola ricordo: i centrifugati di frutta, che ho coraggiosamente consumato con il ghiaccio (senza conseguenze), le gite sugli isolotti vicini per vedere la barriera corallina, una nuotata insieme ad una tartaruga (meno di un minuto, ma indimenticabile), le cene quasi sempre dal thailandese, tranne un giorno in cui la piccola Giulia ha insistito che voleva la pasta al pomodoro e l’abbiamo accontentata (e lei ne ha mangiato un piattone intero!).

Insomma, un bel posto che vale la pena di vedere per rilassarsi un po’ durante il giro della Malesia. Pesci ce ne sono, una macchina fotografica subacquea va senz’altro portata, la barriera corallina c’è anche se non è sicuramente la più bella del mondo; e i ristorantini la sera vicino alla spiaggia hanno l’atmosfera tranquilla che si addice allo spirito di chi cerca il relax.

14° giorno (2 settembre): trasferimento a Mersing

Rientriamo sulla terraferma dove ci aspetta ancora il nostro amico Ewan (quello della guest house) che ci ha organizzato un trasferimento privato con minivan a Mersing. Siamo al giro di boa, ora puntiamo a sud e non siamo riusciti a trovare un bus che facesse il lungo tragitto per la nostra destinazione, dove andiamo solo a pernottare in attesa del traghetto per pulau Tioman.

15° giorno (3 settembre): trasferimento a pulau Tioman

Raggiungiamo facilmente il porto e ci imbarchiamo sul traghetto per pulau Tioman. Sbarcati sull’isola, cerchiamo un taxi per raggiungere il nostro alloggio, che si trova sulla costa orientale, quella meno frequentata dai turisti. L’abbiamo scelta perché lì c’è il centro di recupero delle tartarughe marine, ed il nostro scopo principale è proprio visitarlo e, con un po’ di fortuna, vedere le tartarughe che depongono le uova o magari le uova che si schiudono.

Raggiungere la spiaggia di Juara si rivela un’avventura non prevista e non divertente. Il tassista che ci carica ci lascia a metà strada, nel mezzo della giungla sperduta dell’isola, sostenendo che la strada è bloccata e non ci può accompagnare oltre: ora, la strada aveva anche degli ostacoli, ma il bravo ragazzo si era dimenticato di dircelo prima di caricarci e concordare la tariffa che, a malincuore e dopo aver a lungo battibeccato, gli ho comunque parzialmente pagato. Fatta un po’ di strada a piedi, dall’altra parte degli ostacoli troviamo un gruppo di persone che si erano fatte venire a prendere da un taxi, e che accettano (a pagamento, maledetti!) di cedere temporaneamente il loro taxi ad una famiglia in difficoltà, con due bambini di tre anni e un passeggino gemellare al seguito.

Arrivati a destinazione, veniamo ripagati di tanta fatica: il posto è molto carino, tranquillo, e la padrona del “resort”, Julie, è una inglese molto ospitale, che ha deciso di trasferirsi qui per vivere nella tranquillità e nella pace che la spiaggia isolata regala (una figlia  dei fiori un po’ fuori tempo, la definirei).

Julie ci assegna la nostra casetta sulla spiaggia, a pochi passi dal mare, e noi iniziamo subito a rilassarci: anche troppo per i miei gusti, perché il mare non è poi tanto invitante (non è certo il mare di pulau Perenthian Besar), ed oltre ad un ristorantino ed un bar non c’è molto nei dintorni.

16° giorno (4 settembre): Juara Turtle Project e relax

Ci svegliamo presto (e come potrebbe essere diversamente con i nostri piccoli compagni di viaggio?) e ci dirigiamo al Juara Turtle Project, dove possiamo vedere la sabbia sotto la quale sono seppellite le uova delle tartarughe ed un esemplare adulto ferito che nuotava in una piscina. Al di là del fatto che potevamo essere più fortunati e vedere un po’ di “azione”, il centro fa un lavoro molto bello, e si respira la passione dei volontari che lo portano avanti, sempre disponibili a dare spiegazioni sulla vita delle tartarughe.

Il pomeriggio lo spendiamo rilassandoci e passeggiando sulla spiaggia.

Merlion

17° giorno (5 settembre): trasferimento a Singapore

Giornata di trasferimento. Taxi, traghetto, bus, formalità doganali ed ingresso a Singapore. Prendiamo  alloggio in un albergo a ridosso del quartiere a luci rosse (ma ottimo per rapporto qualità/prezzo, e abbastanza vicino alla efficientissima metropolitana di Singapore).

La sera ceniamo in un vicino ristorante cinese, che ci attira per le numerose vasche piene di rane, che ovviamente svolgono il ruolo delle protagoniste anche nel menu. Solo io ne approfitto, e prendo cosce di rane piccanti: buone, ma un po’ troppo… piccanti!!!

18° giorno (6 settembre): parte coloniale della città e Botanic Gardens

Iniziamo la nostra visita a Singapore con un giro della città coloniale, senza farci scappare un passaggio davanti al celebre Raffles Hotel; proseguiamo poi per Orchard Road, per un primo assaggio dello shopping, che a Singapore può toccare vette inimmaginabili almeno per me (la Fifth Avenue non è niente in confronto!) . Abbiamo anche un primo approccio col bellissimo lungomare (e mi riferisco alla zona nei pressi della statua del merlion, il simbolo della città). Nel pomeriggio visitiamo i favolosi Singapore Botanic Gardens, dove arriviamo purtroppo con quei pochi minuti di ritardo che ci impediscono  di visitare anche il giardino delle orchidee. Ma il resto del parco ci lascia comunque a bocca aperta, ed anche io, che non sono un amante dei fiori e delle piante, devo riconoscere che camminare tra i vari giardini indiani, cinesi, malesi, e chi più ne ha più ne metta, costituisce un piacere per gli occhi e per la mente.

La sera ceniamo all’Hard Rock Cafè, perché ce lo troviamo sulla strada e perché ci piace!

Gardens by the Bay

19° giorno (7 settembre): Southern Ridges e Little India

La mattina puntiamo ai Southern Ridges, un parco che mi ha subito incuriosito e che si rivela un’esperienza davvero particolare. Si tratta di attraversare una serie di ponti rialzati al di sotto dei quali c’è la giungla! Per cui dall’alto si vedono le piante, le cime degli alberi, in alcuni tratti si possono incontrare anche delle scimmie. Terminiamo la nostra entusiasmante passeggiata arrivando al monte Faber.

Nel pomeriggio facciamo un giro a Little India, ed alla fine ce lo ricorderemo, più che per i templi che abbiamo visitato, per l’incursione che i piccoli  hanno fatto in un asilo locale, dove hanno potuto socializzare con alcuni bambini del posto e conoscere una scuola diversa dalla loro. Davvero carine e disponibili le maestre del posto, che probabilmente ricorderanno quel pomeriggio con lo stesso piacere e stupore con cui lo ricordiamo noi.

Con altrettanto piacere e stupore ricordo la cena consumata in un ristorante della zona, consigliato dalla infallibile Lonely Planet: la migliore cena indiana della mia vita!

Chinatown

20° giorno (8 settembre): Chinatown, Gardens by the bay e zona dei Quay

Dedichiamo la mattinata a Chinatown, ed abbiamo l’occasione di girare per negozietti e bancarelle, e comprare un po’ di regalini per amici e parenti. Poi ci dirigiamo verso i Gardens ByThe Bay, l’ennesima perla che questa stupefacente città ci regala. Non tanto per i giardini in sé, che sono belli ma non più dei Botanic Gardens già visitati (giudizio parziale: lì non eravamo riusciti a vedere le orchidee, qui non riusciamo a visitare le serre; del resto, non ci dimentichiamo che viaggiamo con due treenni, un peso questa cosa ce l’avrà pure, no?), quanto per la strada che facciamo per raggiungere il ristorante che abbiamo scelto per cenare, nella zona turistica dei Quay. Il cammino è davvero carico di meraviglie: siamo all’imbrunire, i palazzi iniziano ad illuminarsi e le strade del lungomare, che tra un po’ sarà lungofiume, sono perfette, pulitissime, larghissime, piene di persone che passeggiano, c’è chi fa jogging, ci sono panchine per la strada che starebbero bene in un salotto, per non parlare dei lampioni! Ad un certo punto camminiamo su tavole di legno che sembrano quelle di una barca, e vediamo addirittura dei lettini sui quali ci si può stendere, per fare quattro chiacchiere con un amico steso a sua volta sul lettino a fianco. Nel frattempo si è fatto buio, tutto è illuminato e domina come sempre la statua del merlion. Singapore, stasera mi hai fatto innamorare!

E dopo poco mi hai fatto anche arrabbiare, perché al ristorante per turisti provano a rifilarci un conto… da turisti! Ci siamo fermati in uno degli innumerevoli ristoranti dei Quay, dove si mangia sul lungofiume e l’atmosfera merita certamente una visita ed una cena. Con l’occasione, ho voluto provare il famoso chilly crab, la specialità del posto (un granchione enorme piccante, che può bastare per tre o quattro persone, e che abbiamo ordinato dopo aver comunque mangiato antipasti e primi piatti). Il granchio è buono, ma occhio al prezzo, che nel menu non era segnato in modo chiaro, mentre nel conto sì (e parliamo di quasi 200 dollari solo per il granchio!). Alle mie rimostranze il proprietario del ristorante mi fa un sostanzioso sconto, ma alla fine, come si dice dalle mie parti, comunque m’ha fatto (cioè mi ha fregato).

Shrek e Fiona agli Universal Studios

21° giorno (9 settembre): Universal Studios

Facile raccontare la giornata di oggi, tutta dedicata agli Universal Studios! Ci piace premiare i nostri piccoli con un parco giochi alla fine del viaggio, e questo di Singapore, sull’isola di Sentosa, è perfetto per due bambini di tre anni: facile da raggiungere, non troppo grande da girare, pieno di personaggi con i quali è facile fermarsi a fare foto (noi abbiamo apprezzato in particolare Shreck e Fiona, ed abbiamo ancora nella camera dei piccoli le foto fatte insieme a loro). Il parco, che comunque presenta tante attrazioni e spettacoli belli anche per i più grandi, ci saluta, e noi salutiamo lui, questa bellissima città ed il nostro mitico viaggio.

22° giorno (10 settembre): ritorno a casa

Due aerei e qualche (anche più di qualche!) ora di volo ci riportano a casa.

 

Due parole su Singapore: davvero ci ha lasciati di stucco, molto superiore alle aspettative. Peccato per il cielo sempre nuvoloso (pare a causa dei fumi che provengono dalla Malesia), ma il resto ci ha entusiasmato: i parchi, i giardini, i negozi, gli edifici, la cura e la bellezza delle strade e delle camminate. E, con due bambini di tre anni, abbiamo dovuto scartare le visite a diversi parchi che ci sarebbe piaciuto vedere, quelli in cui si passeggia nella giungla (proprio così!), che ovviamente non potevamo affrontare con un passeggino gemellare. E, per concludere, non abbiamo visto nemmeno quelle che sembrano essere le attrazioni più stupefacenti di Singapore: lo zoo ed il river safari, dove si attraversano gli habitat, ricostruiti alla perfezione con tanto di animali veri e piante vere, dei maggiori fiumi del mondo. Ma noi siamo sempre stati contrari a i posti dove si mettono gli animali in gabbia, o si sradicano dal loro luogo di origine, per cui non ci siamo andati.

 

 

Siete mai saliti sulla luna? Noi si, o quasi. Inseguendo la bellezza, domenica scorsa abbiamo fatto una visita alla Riserva Naturale di Vivara, piccolo gioiello nel cuore di Procida: terra vulcanica a forma di mezza luna che si estende per appena 32 ettari.

Un angolo di Italia magico, sempre verde d’estate e d’inverno, anche se non ha acqua. Un isolotto rimasto chiuso per molti anni e che l’anno prossimo rischia di nuovo di diventare off limits per le guerre tra proprietari privati ed enti pubblici che si contendono la gestione. Un bene tanto prezioso quanto tormentato.

Domenica Francesco era al lavoro ed Enrico malato. E la riserva si può visitare solo nel fine settimana e a un orario prestabilito, perciò, la visita l’abbiamo fatta solo io (Cristina) e Giulia, con tre  accompagnatrici speciali: Annalou ( sei anni), Carlotta (quattro) e la loro mamma Maria Rosaria (nata e cresciuta a Procida, ma che vive a Napoli). Un’escursione al femminile, con Maria Rosaria che voleva mostrare alle figlie l’isola dove giocava da bambina.

Giulia prova le sue nuove bacchette da trekking

Regole per visitare Vivara

La passeggiata dura circa due ore e si ha una guida, più la scorta della protezione civile (obbligatoria per la normativa antincendio del parco). Ci vuole un po’ di attenzione, perchè la passeggiata è leggera, ma ci sono regole precise

1-        Indossare scarpe chiuse. È un trekking facile, ma non sono ammessi infradito e ciabatte

2-        Bisogna essere muniti di documento personale, che si consegna all’entrata e viene restituito all’uscita

3-        Si paga solo con bancomat o carta di credito (non sono ammessi contanti)

4-        La prenotazione si fa rigorosamente on line, sul sito del Comune di Procida

Quando Giulia e io siamo arrivate all’appuntamento (mezz’ora prima della visita, attenzione), ci siamo stupite del rigore (controllo documenti e lista di prenotazione). Chi è arrivato con oltre mezz’ora di ritardo è rimasto fuori. Quando si è in vacanza si tende a essere meno, come dire, fiscali, ma a Vivara no: tutto deve funzionare come un orologio svizzero. E questo accade perché il bellissimo isolotto di Vivara ha una storia tormentatissima.

Procida vista da Vivara

Troppi proprietari per Vivara

Come ci spiega la nostra guida Michele Scotto Di Cesare ci sono ben cinque enti che si contendono l’isola di Vivara.

Quali sono

1)        Per accedere a Vivara bisogna percorrere una strada che è di proprietà  del Comune di Procida

2)        Il ponte di Vivara, che ricopre i tubi dell’acquedotto (rifatto nel 2010, come passerella porta tubi) è della Regione Campania

3)        Il proprietario è la fondazione che gestisce l’ospedale di Procida Albano Francescano

4)        Ma ci sono anche degli eredi dei proprietari che lasciarono l’isola alla fondazione e che rivendicano la proprietà ( Antonio e Francesca Diana, beneficiari in virtù della sentenza della  Corte di Appello del maggio 2015, che ci riconosce universalmente proprietari dell’isolotto di Vivara

5)        L’isola è riserva Naturale Statale

 

Ed ecco perché tante autorizzazioni e permessi. Per esempio, il Comune ha dovuto rifare il parapetto del ponte su indicazioni della soprintendenza perché non era abbastanza alto per il passaggio delle persone. Ecco perché volevamo assolutamente vedere questa riserva.

A fine luglio, infatti, la riserva chiude, perché fa troppo caldo e per prevenire gli incendi, e riaprirà a settembre, ma esattamente tra un anno, a luglio 2019, scade il contratto di gestione del Comune di Procida, che ha fortemente voluto la riapertura dell’isola, e tra cause e guerre di proprietà, l’isola potrebbe tornare di nuovo off limits, come lo è stata fino a due anni fa.

Per entrare nella riserva si devono salire 80 scalini

“Cosa è una riserva naturale?”

È stata la prima domanda di Giulia e delle nostre amichette con cui abbiamo organizzato l’escursione hanno fatto alla nostra guida. E Michele molto semplicemente ha spiegato:

 

È un luogo protetto in cui non si può portare niente e da cui non si può portare niente via. Anche gli alberi che per esempio abbiamo tagliato perché malati o perché impedivano il passaggio sono rimasti a terra qui.

 

Per esempio c’è chi prima di entrare ha usato crema solare o spray repellente per insetti e ha dovuto usarli prima di oltrepassare i cancelli

Lo zaino Magico di Michele

Michele Scotto di Cesare è un biologo, molto serio, e a prima apparenza anche un po’ burbero, però è una guida eccezionale, che ama Vivara. Ha scritto anche un libro sulla flora a Vivara.

Quando iniziamo la visita  notiamo che lui porta uno zainetto e piano piano scopriamo che è uno zaino magico, in cui “casualmente” ha tutto quello che serve per mostraci uccelli, piante, suoni di Vivara.

Michele Scotto di Cesare

Il caldo

Fa caldissimo e i bambini si spogliano subito. Per fortuna Michele riesce subito a catturare la loro attenzione con delle favole. Ci fa vedere il rarissimo Gabbiano rosso, in volo arrivato fino in Mauritania, ci racconta del piccolo tordo inanellato a Vivara e ritrovato ferito da un cacciatore in Bielorussia. Ci mostra la scheda dei pettirossi, che svernano a Vivara. I bambini sono attentissimi e seguono i suoi racconti, passandosi le schede di uccelli e piante.

Lo Scricciolo

Il Re degli uccelli

“Bambini chi è il re degli animali” , domanda Michele.

“Il leone”, rispondono in coro Giulia, Annalou e Carlotta.

“E il re degli uccelli?”, incalza Michele.

Silenzio tra adulti e bambini.

“Gli uccelli non avevano un re, così un giorno per scegliere il più bello e il più potente tra loro decisero di fare una gara: il re degli uccelli sarebbe diventato colui e colei che avrebbe volato più in alto. E secondo voi chi vinse la sfida?”

“L’aquila!” rispondono di nuovo le bambine.

“L’aquila volò più in alto di tutti – dice Michele sorridendo – e  orgogliosa atterrò per essere incoronata regina.  Ma mentre le stavano poggiando la corona sul capo, tra le piume della testa fece capolino uno scricciolo: ‘ Mia cara aquila, tu hai volato molto in alto, ma io ero sempre sopra di te’. Ed ecco che divenne re degli uccelli un uccellino piccolo come lo scricciolo, ma molto intelligente, tanto da vincere la gara con la potente aquila”.

E dal suo zaino Michele prende il cellulare e fa sentire ai bambini il cinguettio da re dello scricciolo.

Il trekking

Dopo la storia del re degli uccelli, la passeggiata inizia bene. La pendenza è minima.  Michele spiega tanto su fauna e flora e sulla storia dell’isola, dai Micenei ai Borbone. Il sole comincia a tramontare e i bimbi osservano, trovano ragnatele, raccolgono piume e odorano fioti. Non toccano nulla, perché è una riserva e lo hanno capito bene, ma fanno tante domande.

Michele per spiegare la macchia mediterranea mostra loro le diverse foglie, quelle ad ago, quelle con i peli, quelle oleose, e fa sentire ai piccoli escursionisti tutti gli odori del mirto, del lentisco, della mentuccia e del finocchio marino, dell’inula. I bambini fanno, volando, gli 80 scalini che la principessa Maria Josè percorreva in groppa al suo asinello. La  passeggiata in questo angolo incontaminato è anche un viaggio tra i profumi della macchia mediterranea. I bimbi non si annoiano e camminano volentieri, accompagnati dalle storie

Tante storie di Vivara

Michele ci snocciola le tante storie di Vivara, e così i bambini si perdono a caccia delle piante, dal Pan di serpe con le bacche rosse  all’erba di San Giovanni o Erba dei demoni con i fiori gialli, imparando a scoprire dal vivo i misteri della Natura. Il tour passa dalla casa girevole realizzata agli inizi del ’900 dall’architetto Lamont Young alla torre di segnalazione per cercare di arginare le razzie dei saraceni, dalla vaccheria al frantoio… e ogni tanto la boscaglia si apre in piazzole panoramiche mozzafiato, dove si espira l’aria di mare e si vedono Ischia e il Vesuvio.

Ai bambini piace moltissimo un piccolo parto, ora secco, ma un tempo fiorito. Si scatenano correndo e Rosaria, di origini procidane: “Qui quando ero ragazzina giocavo a calcio”. Ed ecco che la storia dell’isola si ripete.

Una piuma di Gruccione

 

Cosa portare per l’escursione

1-        Scarpe chiuse (con le ciabatte non si entra!)

2-        Cappello per il sole (fa molto caldo!)

3-        Crema solare

4-        Repellente per le zanzare (ce ne sono tante)

5-        Acqua (una bottiglia a testa, sull’isola non c’è acqua e non ci sono bagni)

 

Limitazioni

Non è un’escursione indicata per chi ha un bimbo in passeggino, perché ci sono scale e salite.

 

Quanto dura la visita

Circa due ore.

 

Costo

10 Euro (non residenti); 7 Euro (residenti); Gratis: bambini (0-6 anni); tariffa ridotta del 50%: docenti; ragazzi (età 7-17 anni); studenti universitari under 25 anni.

SCOLARESCHE (min 15 partecipati): effettuare la richiesta di prenotazione al seguente indirizzo mail prenotazionivivara@comune.procida.na.it. E’ prevista una quota di 5,00 euro per ciascun alunno, una gratuità ogni 15 per i docenti accompagnatori.

 

 

Chi non è mai stato una volta a Central Park? O lo ha visto in un film? Ma lo sapevate che il parco più famoso d’America è una “piccola città” a misura di bambino?

Ce lo raccontano mamma Stefania e Fiamma, tre anni,  di “Fiamma e Peppa on the road”

Fiamma a Central Park

Dieci cose da scoprie con i bambini a Central Park

  1. Central Park è disseminato di statue e busti di personaggi famosi. Ma sono tre quelle che io e Fiamma abbiamo più amato. A nord, nei pressi del laghetto detto Conservatory Water trovate la statua dedicata ad Alice nel Paese delle Meraviglie seduta su un fungo gigante e circondata dal Bianconiglio, dal Cappellaio Matto e da un Ghiro. Qui i bambini possono salire sui funghi o nascondersi sotto di essi, abbracciare Alice e arrampicarsi sul Cappellaio Matto. Il parco ringrazia, perché è merito dei milioni di bambini che hanno giocato con Alice se la statua ha assunto quel suo bel colore bronzeo e sempre lucido!

 

  1. Sempre lì vicino trovate anche la statua dello scrittore di fiabe Hans Christian Andersen. Andersen tiene in mano un libro aperto sul quale i bambini amano sedersi e giocare. In alternativa, possono cavalcare l’anatroccolo ai piedi dello scrittore. Entrambi non sembrano preoccuparsene troppo!!!

 

  1. E ancora la statua di Balto. Nel 1935, sfidando sei giorni di neve, questo eroico Siberian Husky condusse una muta di cani lungo i 1.600 km che separavano Anchorage dalla cittadina di Nome in Alaska, che trasportava il vaccino che sarebbe servito a combattere una terribile epidemia di difterite.

 

  1. All’interno del Central Park non poteva mancare un piccolo Zoo. Ma lo sapevate che è proprio in questo zoo che vivono gli animali di Madagascar prima di fuggire nel film del 2005? Lo zoo aperto dalle 10.00 alle 17.30 da maggio ad ottobre, fino alle 16.30 da novembre ad aprile (biglietti Adulti/Bambini $12/7) ospita pinguini, leopardi delle nevi, rane velenose e panda rossi e si può assistere anche al pasto dei trichechi e dei pinguini (uno spettacolo davvero chiassoso!!!)

 

  1. Nel laghetto Turtle Pond vivono cinque diverse specie di tartarughe. La più comune è la tartaruga dalle orecchie rosse, che ha delle macchioline rosse intorno alle orecchie. Nel laghetto non manca nulla. C’è persino un’isoletta su cui rintanarsi, e dove deporre le uova e punti eccellenti dove prendere il sole.

 

  1. A Central Park si nasconde un angolino di Svezia: un cottage svedese arrivato qui nel 1877. Durante la seconda guerra mondiale lo Swedish Cottage fu la sede della Protezione Civile. Dal 1947 ospita attori e attrici molti speciali….hanno i fili!!! Il Teatro della Marionette regala la magia dei suoi pupazzi a centinaia di migliaia di bambini mettendo in scena favole come “Hansel e Gretel”, “I viaggi di Gulliver”, “Alice nel paese delle meraviglie”, “La bella addormentata”, “Jack e il fagiolo magico”.

 

  1. A Central Park vivono moltissime specie di animali selvatici tra cui scarafaggi, ragni, pipistrelli e gufi. Si stimano 270 anche specie di migratori, 50.000 pesci. Nel 2002 si scoprirono 10 esemplari di una nuovissima specie; i millepiedi nani di Hoffman. Lunghe appena 10,3 mm, queste bestioline con 82 zampe diventarono i millepiedi più piccoli del mondo. Si pensa che siano arrivati fin lì con un carico di piante importate dall’Asia.

 

  1. In un angolo di Central Park ci sono un ippopotamo che suona il violino e un pinguino che batte sul tamburo. Sono le statue dell’orologio musicale Delacorte nello zoo di Central Park. Quando l’orologio rintocca, gli animali ballano al suono di una filastrocca, mentre un orso suona il tamburo, una mamma canguro il corno e il suo cucciolo un piccolo corno, una capra il flauto e un elefante l’organetto.

 

  1. L’ultima opera della trilogia della scrittrice Katherine Pancol si intitolava “Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì” (edizione 2011) perché si supponeva che questi graziosi animaletti fossero un pochino tristi il lunedì, quando rimangono soli, senza turisti che diano loro da mangiare o cerchi la loro compagnia. E allora dateci dentro voi…vedrete che i bambini non si faranno pregare e cominceranno a rincorrere o a richiamare con voci buffe questi adorabili amici pelosetti.

 

  • Fate infine un salto al Conservatory Water. Molto frequentato nei mesi estivi, quando i bambini fanno navigare le barche a vela in miniatura telecomandate (che si possono affittare lì vicino!). Ispirato ad un modello parigino, ha un posto di rilievo nelle avventure del topolino Stuart Little, protagonista del classico per l’infanzia di E.B. White

 

E FATE ATTENZIONE: Una mappa del parco può essere molto utile, ma se vi perdete, niente panico: vi basterà trovare un lampione e guardare il numero riportato sulla sua base. Le prime due cifre si riferiscono alla strada all’altezza della quale vi trovate. Le ultime due cifre invece vi collocano ad est (se pari) o ad ovest (se dispari) del parco!!!!

Diamo i numeri:

  • 341 ettari di cui 55 ettari di bosco (come 478 campi di calcio)
  • 93 km di sentieri
  • 000 alberi
  • 36 ponti e archi
  • 000 panchine
  • 7 specchi d’acqua (stagni e laghi)
  • 21 parchi gioco
  • 1856 l’anno di apertura
  • 000 operai e 20 anni di lavoro per realizzarlo
  • 38 milioni di visitatori l’anno di cui 10 milioni di turisti
  • 000 dollari all’anno la licenza per un carretto di hot dog

Per raggiungere il parco in metro:
East Side, linee 4, 5, 6
West Side, linee A, B, C, D

Orario di apertura: 06.00 – 01.00

Siti Utili
www.centralparknyc.org

www.centralpark.com
www.screentours.com/tour.php/central

Chi sono le donne di Fiamma e Peppa on the road

Stefania è da poco su Instangram dove  racconta i suoi viaggi con Fiamma ( meticcia, metà veneta, un quarto siciliana e un quarto lombarda, di base a Roma) sotto lo pseudonimo di “Fiamma e Peppa on the road” perché Peppa Pig è il gioco preferito di Fiammae la portano sempre con noloroi.

“Ispirate dal film “Il favoloso mondo di Amelie’” – ci racconta Stefania –  anziché rapire nani da giardino e portarli in giro in vacanza per il mondo, noi portiamo ovunque Peppa e i suoi amici e li fotografiamo davanti ai monumento simbolo delle nostre mete o a paesaggi stupendi. A casa abbiamo un album con tutte le foto ricordo. Nel cartone c’è pure un episodio in cui effettivamente Peppa fa una cosa simile con il suo peluche Teddy Cuore d’Oro”. Seguite anche voi i loro viaggi, come vedete sono due esperte viaggaitrici.

 

 

Se volete approfondire trovate anche il nostro racocnto di viaggio in America.

 

 

I bambini in vacanza giocano con la sabbia, si tuffano, corrono, si arrampicano. In pochi stanno fermi sotto l’ombrellone o sul prato in montagna. I nostri due monelli per primi. Però l’estate è il momento giusto per rilassarsi e leggere non solo per gli adulti.Leggere è come viaggiare: è scoprire nuovi mondi. E i libri sono i nostri mezzi di trasporto.Leggere insieme, leggere ad alta voce, poi, vuol dire dedicare del tempo ai bambini, condividere con loro emozioni e storie. Noi in vacanza leggiamo moltissimo.

In un’arrampicata, come nella vita aggiungerei io, hai sempre due moschettoni. La regola è non staccarli mai insieme. Uno deve essere sempre fissato alla corda di sicurezza (il tuo presente), l’altro si stacca per andare avanti (il tuo futuro). Non bisogna avere fretta. Ci vuole coraggio e tecnica. Per andare avanti devi sempre partire da ciò che sei ora. Se hai fiducia in te stesso potrai sfidare i tuoi limiti e sarà ADRENALINA. Benvenuti all’Ischia Adventure Park , il parco avventura di Ischia è il più grande del Sud Italia.

Lasciare i propri punti fermi. Cambiare punto di vista. Alzare i piedi da terra e salite sugli alberi. Noi lo abbiamo fatto: per una notte abbiamo dormito in un nido, come uccelli… la nostra casa è stata una tenda sospesa. Abbiamo fatto TreeCamping e ci siamo sentiti liberi. Abbiamo lasciato a terra i problemi, le preoccupazioni, i contrattempi e in una tenda, tra terra e cielo, ci siamo abbracciati tanto, abbiamo riso tanto e ci siamo sentiti vivi.

Un’esperienza unica e siamo i primi a provarla

Il campeggio ha aperto da un mese  all’interno dell’Adventure Park di Ischia, nella Pineta di Fiaiano (Barano). È l’unico in Italia e noi siamo i primi a provarlo. Emozione a mille.

Il campeggio sospeso a Ischia

Io (Cristina) ho un’amica speciale e si chiama Luciana Morgera, è una donna che riesce a trovare il bello intorno a sé e quando non lo trova lo crea. Il giorno del mio compleanno (ma forse lei non ci ha fatto caso) in piena notte mi manda una foto e un messaggio. “Con Viaggiapiccoli dovete dormire qui”. Solo questo.  Luciana mi propone di dormire in campeggio in una tenda sospesa tra gli alberi. Si chiama TreeCamping. Penso subito alla faccia dei bambini quando glielo dirò e decido: “Andiamo!”.

Il giorno dopo mando un messaggio su Facebook e mi risponde Enrico Di Costanzo: “Sabato la tenda è a vostra disposizione”. Detto fatto. Prenoto e decido di fare una sorpresa a Enrico e Giulia.

Per cambiare punto di osservazione

Perché dormire in una tenda sospesa

Siamo esploratori, pionieri, inventori. Ma soprattutto, nel nostro profondo, siamo semplicemente ragazzi che hanno voglia di giocare all’aria aperta, arrampicarsi sugli alberi, divertirsi con gli amici, rendendo queste esperienze sempre più uniche.

Così si legge sul sito di Tentsile Italia e condividiamo ogni parola.

 

Enrico ci spiega che le tende sospese sono state inventate per fare campeggio nei luoghi impervi, con terreno roccioso o fangoso, o per venire incontro a chi ha paura degli insetti nel terreno. Ma poi aggiunge: “Sono state inventate per provare una nuova esperienza, per sentirsi parte della natura”. E questo ci basta. Questo è il motivo per cui siamo qui.

 

L’arrivo

Enrico e Giulia trascorrono la giornata al mare con il papà, io li raggiungo in serata con il traghetto e andiamo subito al Parco Avventura. Loro sanno che dormiranno in un posto misterioso. “Dormiamo in una caverna? Su un albero? Dentro una casa di legno?”, provano a indovinare. Guidati da Enrico-grande attraversiamo il Parco (ma ve ne parlerò in un altro post, perché è un altro posto bellissimo) e arriviamo su un belvedere, davanti a noi il Castello di Ischia e dietro la sagoma molle di Procida. Il sole sta tramontando ed è tutto avvolto da una luce rosa. Rimaniamo immobili, rapiti dal paesaggio … e non vediamo la tenda. Poi Enrico-piccolo si volta e grida: “Mamma c’è una tenda sugli alberi”. E i piccoli corrono sotto la tenda.

Enrico-grande la apre e cala una scaletta arancione. In tre mosse i piccoli sono su. Noi adulti… diciamo che ci mettiamo un po’ più di tempo e di mosse.

Come si sale su una tenda sospesa

C’è una “porta centrale” da cui viene calata una scaletta di corda. Devo dire che i piccoli sono riusciti a salire facilmente, per noi invece è stato più difficile, tanto che Enrico-grande ci ha messo uno sgabello di supporto. Un po’ di forza nelle braccia e una botta di addominali e siamo tutti dentro.

 

La tenda

La nostra tenda è per quattro persone. Enrico-grande ci spiega che sono quattro amache e che bisogna sistemarsi seguendo le linee delle amache. All’interno la tenda è spaziosa. Non soffro di vertigini e la sensazione è subito di sicurezza, la tenda è salda e non dondola. Inizia il TreeCamping.

Piedini neri e felici

Come si dorme in una tenda sospesa

La prima risposta è: si dorme abbracciati. Diciamo che è una tenda dove andare con le persone che ami. Direi adattissima alle famiglie, ma soprattutto alle coppie. La sera ci siamo sistemati ognuno nella propria amaca, nei quattro angoli della tenda, ma la mattina ci siamo ritrovati tutti al centro, abbracciati. Abbiamo dormito abbastanza comodi, ma si scivola molto, soprattutto se sei leggero. Con Giulia abbiamo riso moltissimo, perchè lei, che pesa 18 chili, continuava a sistemarsi il sacco a pelo, ma appena si stendeva scivolava verso il centro. Manca una tasca interna dove appoggiare il telefono e piccoli oggetti e un gancio dove appendere una luce centrale (ma Enrico-grande rimedierà presto a questi piccoli inconvenienti). La notte però è passata serena anche se quando Francesco ( il più pesante) si girava, dondolava tutto. Ed è stata una piccola impresa anche scendere a fare la pipì di notte. Per fortuna avevamo lo sgabello.

 

Il risveglio

Ci siamo svegliati con la prima luce del sole e il canto degli uccelli. È una sensazione stranissima e allo stesso tempo elettrizzante svegliarsi e prendere coscienza che non sei a terra, ma sei sospeso a mezz’aria (la tenda è a circa due metri e mezzo dal suolo). La prima sensazione è stata di leggerezza. La seconda di libertà. Enrico ha aperto il finestrone e abbracciati abbiamo guardato le prime luci del giorno.

La colazione arriva nel “Panariello”

La colazione

E mentre guardavamo il panorama abbiamo avuto una sorpresa. È arrivato Enrico con un cestino a quadri rossi e bianchi con dentro i cornetti caldi. Come vuole la tradizione di Ischia il “panariello” è salito fino alla tenda. Anche se poi siamo scesi e abbiamo fatto colazione al tavolino con gli sgabelli. Che bella coccola.

 

Come ci si cambia in tenda?

Nella tenda abbiamo portato solo il sacco a pelo e il pigiama. La tenda è larga e ci siamo cambiati con semplicità, i bambini riuscivano anche a stare in piedi. Gli zaini li abbiamo lasciati all’ infopoint (che funge reception del campeggio). Nel campeggio c’è un bagno chimico (non vicinissimo alla tenda) e una doccia solare. L’ideale è dormire due o tre notti, non è una soluzione adatta a campeggi molto lunghi. Ma è assolutamente un’esperienza da provare. Noi siamo stati una notte, ma due è l’ideale.

La pineta

Il campeggio (nato su un terreno comunale, affidato in gestione per dieci anni) si trova nella pineta di Fiaiano, a Barano d’Ischia, e ci sono diversi percorsi, si possono vedere anche delle fumarole e ci sono diversi punti di osservazione. La mattina abbiamo fatto un lungo giro di esplorazione, insieme a tanti ischitani che nella pineta vanno a correre o portano i cani, e turisti curiosi.

Le nostre impressioni

Enrico ha voluto dormire vicino a me perché era un po’ impaurito da non avere i piedi a terra e chiedeva se nella pineta ci fossero lupi e serpenti.

Giulia appena è entrata in tenda si è addormentata e l’abbiamo svegliata la mattina dopo.

Francesco si è girato un po’ troppe volte svegliando me ed Enrico.

Io continuavo a scivolare, ma era la scusa per abbracciare Enrico, che era vicino a me.

Il bilancio è positivo. O come hanno detto i bambini. “È stato fighissimo!”. Nessun dolore dopo la notte, nonostante i nostri 40 anni suonati, perché comunque la tenda ti avvolge. Per i bambini è stata un’esperienza unica. Crediamo che sia importantissimo insegnargli a “cambiare punto di vista”, a “perdere il terreno sotto i piedi”, ad alzare il proprio livello di vita, a immaginare di essere degli uccelli in un nido. E questa notte è stato tutto questo. È stata avventura e anche scuola di vita.

La nostra tenda per 4 persone

Prezzi

Il costo è di 20 euro a persona. La tenda la fornisce Enrico. Ne ha quattro di  tende, una da quattro posti letto (quella dove abbiamo dormito noi), due da tre e una da due. E sono già montate. Il sacco a pelo bisogna portarlo da casa (a giugno ancora ci vuole, solo Francesco ha dormito nel sacco lenzuolo, ma ha avuto un po’ freddo). Enrico invece fornisce agli ospiti luci frontali e radio, per muoversi nel campeggio anche di notte e per restare in contatto in caso di emergenza.

Info@ischiaadventurepark.it tel : +393313803883. Pagina facebook Ischia Adventure Park.

Come si convince un bambino (nel nostro caso due di sei anni) a camminare in una città per diversi chilometri, magari sotto il sole? Abbiamo due trucchi: una mappa e tante storie.

A caccia di monumenti

Italy Forr Kids ci ha donato una mappa di Napoli, perché come c’è scritto nel loro sito

 

Imparare a viaggiare è ancora più bello, se lo si fa da piccoli, anche nella propria città

Perciò hanno scelto Viaggiapiccoli, anche perché, come chi ci segue sa bene, a noi piace moltissimo fare i turisti a Napoli, la nostra città. Mappa di Napoli in mano abbiamo deciso di fare un’avventura e di andare a caccia di monumenti.

Enrico indica a Giulia il San Carlo sulla Mappa di Italy for kids

Prima tappa il San Carlo

Appena usciti da casa è Giulia a prendere la cartina in mano …e decide di portarci al Teatro San Carlo, dove lei canta nel coro della Propedeutica: “È il teatro più antico d’Europa”, ci spiega orgogliosa.

“… Non c’è nulla in tutta Europa, che non dico si avvicini a questo teatro, ma ne dia la pallida idea. Gli occhi sono abbagliati, l’anima rapita.. (Stendhal, 1817)

Le visite guidate al San Carlo

Ogni giorno è possibile visitare il Massimo napoletano (Mattina: 10.30; 11.30; 12.30. Pomeriggio: 14.30; 15.30; 16.30) con una visita guidata ( in italiano e inglese). Inoltre, è possibile integrare la visita con il MeMUS, il Museo Multimediale del Teatro San Carlo, acquistando un biglietto aggiuntivo. Per i gruppi superiori a 10 persone si raccomanda la prenotazione tramite e-mail. Il costo è di 9 euro (ridotto 7, bimbi sotto i 10 anni 4) per il teatro e di 6 euro (ridotto cinque, bimbi sotto i dieci anni 4) per il Memus.

Storia per Bambini del teatro San Carlo

Lo sapete che qui dentro, proprio qui dentro, siete nel teatro più antico d’Europa? Nel 1737, quando voi non eravate ancora nati, ma non erano nati neanche i vostri nonni, né i nonni dei donni… Re Carlo III di Borbone decise che voleva un teatro a Napoli per dimostrare tutta la ricchezza e il potere della corona. Perché un teatro e non un esercito? Perché le vere guerre si vincono con la bellezza e non con le armi. Comunque non ci distraiamo: il San Carlo nasce 41 anni la Scala di Milano e di 55 la Fenice di Venezia. E’ davvero il più antico. Il teatro per anni ospita spettacoli e balletti. Nel 1808 sul trono c’è un signore che si Murat e la gestione del teatro è affidata a un suo amico che si chiama Domenico Barbaja. Così si apre un nuovo capitolo nella storia del Teatro di San Carlo. Il teatro viene anche tutto ristrutturato, grazie all’architetto e scenografo Antonio Niccolini. Cambia la facciata e viene aggiunto il ridotto. Sapete cos’è il ridotto? È la sala dove il pubblico si raccoglie negli intervalli e nelle attese. Si può chiamare anche foyer. Il teatro è più bello che mai. Ma…sta per succedere qualcosa. Nella notte del 13 febbraio del 1816 un incendio distrugge il teatro. Non rimane nulla. Proprio nulla, solo i muri. Niccolini però non si scoraggia e appoggiato da Murat, in solo nove mesi (lo stesso tempo che ci vuole per fa nascere un bambino), ricostruisce il teatro, conservando la sala del 1812 con l’impianto a ferro di cavallo. Al centro del soffitto viene tesa la tela con Apollo che presenta a Minerva i più grandi poeti del mondo dipinto da Antonio, Giuseppe e Giovanni Cammarano.

 

Enrico e Giulia appena entrano nella platea si perdono a guardare , naso all’insù, l’affresco di Cammarano a inseguire stelle e poeti. Facciamo un giro all’interno della Sala storica, degli ordini di palco, del Foyer Storico e del Foyer ridotto. Entriamo, solo un attimo, sul palco reale, quello dove sedevano re e principesse.

Francesco spiega ai bambini come si legge una cartina

 

L’abbraccio di piazza Plebiscito

I bambini escono dal San Carlo ancora con il naso all’insù. “Mamma era tutto rosso e oro”, dice per alcuni minuti incantato Enrico. Usciti in strada facciamo una corsa lasciandoci abbracciare da piazza Plebiscito e inseguendo i piccioni. Francesco prende la carta e spiega ai bambini come è fatta la città e come si legge una cartina. Comincia a fare caldo e puntiamo sul lungomare. Enrico prende in mano la mappa. Mi chiede di alcuni personaggi: “Chi è Toto? Ed Eduardo De Filippo?”. Francesco ricorda i goal di Maradona. Pausa finita si riparte. Una granita di limone lungo la strada e siamo quasi a Castel dell’Ovo, ma prima facciamo una tappa in via Santa Lucia davanti alla roccia del monte Echia, per raccontare la leggenda di Partenope

Sul lungomare raccontiamo ai bambini la leggenda di Partenope

Alla scoperta di Partenope

Bambini conoscete Partenope? Napoli è nata grazie a una Sirena, o forse era una principessa o forse ancor a un gruppo di giovani in fuga da un paese molto povero. La verità nessuno la sa, ma io vi posso raccontare le storie e le leggende di questa città.

C’è chi crede che il bellissimo e lucente corpo della Sirena Partenope, morta per il grande dolore dopo che Ulisse non si era fermato al suo canto, sia arrivato sul lido dì Megaride, la piccola penisola dove oggi vedete Castel dell’Ovo. Qui si è fermato e ha trovato pace donando a questa terra il dono del canto.

C’è chi crede che una bellissima principessa greca, che si chiamava….indovinate un po’… Partenope, innamorata del bel Cimone, sia dovuta fuggire perché suo padre l’aveva promessa in sposa a un altro uomo. Cimone decide di seguire la sua bella amata e insieme salpano verso una nuova terra, la terra dell’amore e della felicità. Sognano una casa dove sia sempre primavera. E sbarcano…proprio sulle coste di Napoli. Sapete questa leggenda l’ha ripresa nelle sue Leggende anche una scrittrice un po’ greca e un po’ napoletana molto famosa, Matilde Serao.

E poi c’è una terza storia, e state attenti, perché è l’ultima che vi racconto, ma quella che a me piace di più, perché mi ricorda tutto quello che sentiamo oggi nei telegiornali. Vediamo se capite di chi parlo. Questa leggenda racconta di una regione in Grecia afflitta da una grave carestia. Cos’è una carestia? È quando tutti i raccolti vanno a male e gli animali si ammalano … quando non c’è più nulla da mangiare, o ce n’è pochissimo. Allora dicevo, c’era questa terra in cui tutti erano molto poveri, e il re, che amava molto il suo popolo, decide di provare a salvare almeno un gruppo di giovani. Fa costruire delle grandi navi e affida a loro le ultime provviste. “Andate ragazzi. Lasciate la nostra terra martoriata e costruitevi una nuova vita, al di là del mare”. Per i ragazzi il viaggio non fu facile, ci furono tempeste e gorghi giganteschi che per un soffio non risucchiarono la nave negli abissi. E proprio poco prima di arrivare, forse perché non mangiava da giorni, morì anche la più giovane delle tre principesse che erano a bordo, la bella Partenope. I ragazzi appena sbarcati sulle coste di Napoli deposero il corpo dell’amata principessa e dedicarono a lei questa terra , che prese il suo nome, infatti i napoletani si chiamano partenopei. Questa storia vi ricorda qualcosa? A me ricorda i viaggi dei tanti migranti che oggi lasciano la loro terra, in guerra o perché non c’è nulla da mangiare, attraversano il Mediterraneo su grandi navi e cercano qui in Europa una nuova vita, una nuova terra promessa. Ecco perché questa leggenda mi piace molto, anche perché Napoli è stata e lo è oggi una città accogliente, dove c’è posto per tutti, ma proprio tutti.

 

Nasce prima l’uovo o il castello?

Benvenuti a Castell dell’Ovo. Sapete perché il Castello si chiama così? Si narra che il poeta Virgilio mise un uovo in una caraffa di vetro, che poggiò in una gabbia di ferro sospesa a una trave di legno di quercia e nascoste tutto nelle fondamenta del Castello come talismano a difesa della città. Nessuno doveva vederlo, però altrimenti l’amuleto non avrebbe avuto effetto. Fu nascosto in una cella con due finestrelle da cui passava solo un filo di luce. E per arrivare a questa stanza bisognava percorrere lunghi corridoi e aprire porte e lucchetti. Nessuno poteva toccare, né guardare l’uovo. Se l’uovo si fosse rotto sarebbe successo qualcosa di molto brutto. Napoli sarebbe sprofondata nel mare. Ecco perché il Castello venne chiamato Castel dell’Ovo. Ma la notte del 26 luglio del 1370 accadde che il castello fu funestato da forti raffiche di vento e colpito da onde gigantesche. Il mare invase le segrete del castello. La terra tremo è una parte del castello crollò. All’orizzonte si vedeva una grande tempesta in arrivo. L’uovo si era rotto e sarebbe successo qualcosa di terribile. I napoletani terrorizzati corsero dalla regina Giovanna, che non sapendo cosa fare prese un altro uovo e lo sistemò al sicuro nel cuore del castello, che lei stessa fece ricostruire. Da allora l’uovo è ancora nella pancia del Castello e Napoli è cresciuta forte e sicura. Qualcuno vuole cercare l’uovo? E se poi si rompe?

Enrico attacca gli stikers

Enrico e Giulia ascoltano la storia seduti per terra all’ombra, all’ingreso del castello sotto la grande cartina. Poi parte la caccia all’uovo. Una caccia immaginaria. Ci fermiamo a ogni anfratto o finestrella a guardare, per cercare la stanzetta segreta. Con questa scusa facciamo, senza proteste, una lunga passeggiata nel castello, fino ad arrivare alle terrazze. Le terrazze sono meravigliose. Soffia una vento gentile e si vede tutta Napoli, i bambini cavalcano i cannoni e si riconcorrono. Enrico si siede per terra e attacca gli stikers sulla cartina, mentre Giulia gioca al gioco delle differenze.

Per oggi basta così. Siamo stanchi. Nelle macchinette del punto ristoro del Castello aihmè l’acqua è finita, siamo stanchi e accaldati, vogliamo tornare a casa. I bambini saltellano contenti: “E’ stata una bella avventura!”. Non ci vogliono grandi viaggi per arrivare nella nostra città. Enrico e Giulia sfogliando la mappa vogliono sapere dov’è il palazzo dello Spagguolo e chi sono Vico e Caravaggio. Ci sommergono di domande. Hanno fatto la prima elementare quest’anno e sanno leggere, non li ferma più nessuno. Per fortuna a un certo punto sui personaggi della mappa Enrico vede Antonino Cannavacciolo: “Questo lo conosco”. E un attimo dopo: “Mamma ho fame, torniamo a casa”.

Salvata dallo chef più famoso d’Italia.

 

Info tecniche

I punti vendita delle Mappe per bimbi Italy for kids li trovate:  QUI. Ma si possono anche comprare on line. Il costo è di 7 euro e ci sono le mappe di : Napoli, Torino, Parma, Verona, Venezia, Roma, Firenze, Genoca Bologna, Torino. Da un lato c’è la cartina vera e prorpria. Sul retro invece giochi e curiosità ( in Italiano e inglese) per intrattenere il bambino nelle pause, magari al ristorante o in metropolitana. Sono semplici e intuitive. E ci osno anche degli stikers da attaccare.