Sul Trenino Rosso del Bernina, un po’ come su un tram, c’è un pulsante giallo per prenotare la fermata. Ci sono fermate fisse e fermate a richiesta. Ed è proprio qui che inizia il viaggio: un viaggio di libertà, perché ogni viaggiatore farà il suo viaggio e sarà unico.
Siamo saliti per la prima volta sul Trenino Rosso del Bernina in un martedì di metà maggio, dopo aver presentato nelle scuole di Tirano la nostra Mappa di Tirano per bambini.
Abbiamo scelto di fare la tratta completa da Tirano a St. Moritz in giornata, con una tappa intermedia ai Giardini dei Ghiacciai di Cavaglia: poche ore di viaggio per attraversare confini con la Svizzera, laghi alpini, ghiacciai e una delle linee ferroviarie più spettacolari d’Europa.
Il nostro itinerario sul Trenino Rosso del Bernina in giornata
Siamo saliti alla stazione di Tirano alle 9 del mattino a bordo del treno regionale della Ferrovia Retica, scegliendo di percorrere l’intera tratta fino a St. Moritz con una tappa intermedia, sulla strada el ritorno, a Cavaglia, uno dei luoghi che più volevamo vedere lungo il percorso, perché nato dal sogno di un gruppo i volontari e con accesso gratuito.
Dopo due chilometri siamo già in Svizzera, nel cantone dei Grigioni.L a prima parte del viaggio attraversa la Valposchiavo, tra piccoli paesi di montagna, orti laghi alpini e fermate a richiesta dove il treno rallenta quasi come un tram di valle. Passiamo Brusio e dopo Poschiavo il paesaggio cambia rapidamente: il verde lascia spazio alla roccia, compaiono le prime chiazze di neve e il treno inizia a salire verso il Passo del Bernina attraversando ponti, gallerie e tornanti spettacolari.
Il Lago Bianco, il Lago Nero e il punto dove cambia l’acqua d’Europa
Poco prima dell’Ospizio Bernina ( a 2253 metri di altitudine) il paesaggio cambia all’improvviso. A maggio noi abbiamo trovato ancora la neve, distesa tutto intorno ai binari, con il vento freddo che arrivava dal lago e il silenzio tipico dell’alta montagna.
Qui si incontrano due laghi molto diversi tra loro: il Lago Bianco, chiarissimo per via delle acque glaciali, e il Lago Nero, più scuro e profondo. In mezzo, quasi nascosto tra neve e rocce, c’è un cartello giallo che colpisce subito i bambini: “Spartiacque”.

Da questo punto, infatti, le acque prendono due strade completamente diverse: quelle del Lago Nero finiscono nel bacino del Mar Nero, attraversando l’Europa orientale, mentre quelle del Lago Bianco scendono verso l’Adriatico passando dall’Italia attraverso il fiume Po.
Trovarsi lì, a oltre 2200 metri di quota, con due laghi che “viaggiano” verso mari diversi, fa capire davvero quanto il Bernina non sia soltanto un treno panoramico, ma un viaggio dentro la geografia delle Alpi.
Dopo la discesa verso l’Engadina abbiamo raggiunto St. Moritz, elegante e luminosa anche in una giornata di maggio ancora fredda e ventosa. Qualche ora per passeggiare tra le vetrine, fermarci in pasticceria e respirare l’atmosfera della cittadina svizzera, prima di riprendere il treno nel pomeriggio.
Diavolezza e Lagalb, tra neve e piste da sci
Lungo la salita verso il Passo del Bernina compaiono anche gli impianti sciistici di Diavolezza e Lagalb, due delle aree più amate dagli sciatori svizzeri. Anche a maggio qui si vede ancora la neve e il paesaggio cambia completamente rispetto alla Valposchiavo: rocce, ghiacciai e cime bianche fanno sembrare il viaggio quasi invernale. Da qui partono funivie, piste e sentieri panoramici con viste spettacolari sul massiccio del Bernina e sui ghiacciai alpini.
Il ghiacciaio del Morteratsch e la “lacrima del ghiaccio”
Poco dopo la celebre curva di Montebello si incontra uno dei punti più impressionanti del viaggio: il ghiacciaio del Morteratsch, uno dei più grandi delle Alpi Orientali. Dalla stazione di Morteratsch parte un percorso didattico molto semplice anche per famiglie, con 16 tappe e installazioni che raccontano ai bambini come il ghiacciaio si stia ritirando anno dopo anno.
Qui dite ai bambini di fare attenzione anche a una delle installazioni più simboliche del percorso: la “lacrima del ghiaccio”, una grande lacrima che richiama lo scioglimento dei ghiacciai e i cambiamenti climatici. È un modo molto diretto e visivo per aiutare anche i più piccoli a capire quanto velocemente stiano cambiando le montagne. Lungo il sentiero, inoltre, i bambini possono seguire le storie del personaggio “Sabi”, protagonista del percorso educativo dedicato al ghiacciaio
Tappa a Saint Moritz
A St. Moritz ci siamo fermati poche ore, giusto il tempo per capire perché questa località alpina abbia costruito nei decenni un’immagine quasi mitica fatta di neve, hotel storici e aria frizzante anche in primavera.
Con i bambini, però, la parte più divertente è stata semplicemente passeggiare nel centro, curiosare tra le vetrine delle cioccolaterie storiche e cercare uno degli edifici più insoliti della città: la Chesa Futura opera di sir Norman Foster, archistar di origine britannica, celebre casa “a forma di fagiolo”, diventata una piccola curiosità architettonica per chi visita St. Moritz.
Noi abbiamo fatto tappa anche in pasticceria per assaggiare la torta engadinese alle noci, uno dei dolci simbolo della zona, prima di riprendere il treno verso Tirano.
Nel nostro articolo dedicato trovate cosa vedere a St. Moritz con i bambini, le cioccolaterie da non perdere, i luoghi più curiosi e consigli pratici per organizzare la visita.
Fermata a richiesta di Cavaglia
Alle 12.48 siamo risaliti sul Trenino rosso del Bernina e sulla strada del ritorno abbiamo premuto il pulsante giallo e ci siamo fermati a Cavaglia – fermata a richiesta appunto .- per visitare il Giardino dei Ghiacciai, un luogo sorprendente scavato nei secoli dall’acqua di fusione del ghiacciaio del Palü. Da qui siamo ripartiti verso l’Ospizio Bernina, il punto più alto della linea ferroviaria a 2253 metri, dove il paesaggio sembra quasi lunare tra laghi, neve e silenzio.
Leggi tutti i dettagli sulla Fermata di Cavaglia.
Una tappa da fare: Poschiavo
Noi abbiamo scelto di scendere a Cavaglia, ma se viaggiate sul Trenino Rosso del Bernina in estate c’è un’altra fermata che vale davvero la pena considerare: Poschiavo.
Questo piccolo borgo della Valposchiavo sorprende perché sembra quasi italiano, non solo per la lingua ma anche per l’atmosfera delle piazze e delle case color pastello in stile neoclassico, costruite dalle famiglie emigranti rientrate qui dopo aver fatto fortuna come pasticceri in tutta Europa. Alcune sembrano quasi meringhe colorate incastonate tra le montagne.
Se riuscite, il giorno migliore per fermarsi è il mercoledì, quando il centro si anima con il mercato artigianale e agricolo della valle: bancarelle di formaggi, succhi, confetture, piccoli frutti, erbe alpine e prodotti locali della filiera Valposchiavo 100% rendono il paese ancora più vivo e piacevole da esplorare con calma.
È una tappa diversa rispetto ai grandi panorami alpini del Bernina: più lenta, più quotidiana e molto autentica.
Il rientro a Tirano e il passaggio davanti alla Basilica
Il viaggio di ritorno verso Tirano ha un ritmo completamente diverso. Dopo neve, ghiacciai e laghi alpini, il paesaggio torna lentamente più morbido, quasi mediterraneo, tra vigneti, piccoli paesi e il fondovalle valtellinese.
Ma l’ultimo tratto del Bernina regala ancora una sorpresa.
Poco prima di arrivare in stazione, il Trenino Rosso attraversa letteralmente le strade di Tirano come un tram cittadino, rallenta tra le case e passa davanti alla Basilica della Madonna di Tirano, uno dei luoghi simbolo della città.
È un’immagine quasi irreale: il treno rosso acceso, che procede lento a 15 chilometri all’ora, la facciata rinascimentale della basilica, le montagne sullo sfondo e le auto ferme ai passaggi a livello nel centro urbano. Dopo ore tra ghiacciai e alta quota, il Bernina torna improvvisamente dentro la vita quotidiana.
Ed è forse proprio questo il motivo per cui questo viaggio resta così impresso: in poche ore si passa da una cittadina italiana ai ghiacciai svizzeri, per poi ritrovarsi di nuovo in mezzo alle piazze, ai bar e alle persone che rientrano a casa.
Come funziona il Trenino Rosso del Bernina
Il Trenino Rosso del Bernina collega Tirano, in Valtellina, a St. Moritz, nel cuore dell’Engadina svizzera, attraversando una delle linee ferroviarie alpine più spettacolari d’Europa. La tratta completa dura circa 2 ore e 30 minuti e supera un dislivello impressionante: dai 429 metri di Tirano fino ai 2253 metri dell’Ospizio Bernina, il punto più alto della ferrovia.
Esistono due modi per vivere questo viaggio: a bordo del treno panoramico Bernina Express, con grandi vetrate e prenotazione obbligatoria, oppure sui treni regionali della Ferrovia Retica, utilizzati ogni giorno anche da studenti e pendolari.
Io ho scelto proprio il treno regionale. Costa meno, permette di scendere liberamente nelle stazioni intermedie e ha un ritmo più autentico, quasi quotidiano. È il modo migliore, secondo me, per vivere davvero la valle, fermarsi a Cavaglia o a Poschiavo e costruire un itinerario personalizzato.
Nel nostro articolo dedicato al Trenino del Bernina con i bambini trovate tutte le informazioni pratiche su biglietti, differenze tra i due treni, le fermate più belle e consigli per organizzare il viaggio con i bambini.
Perché viaggiare sul Bernina con una guida cambia davvero l’esperienza
Il nostro viaggio sul Trenino Rosso del Bernina è stato organizzato da Francesca Macoratti, accompagnatrice turistica specializzata in itinerari tra Valtellina e Bernina anche per famiglie con bambini. E, soprattutto su questa tratta, avere accanto qualcuno che conosce davvero la ferrovia fa una grande differenza.
Francesca ci indicava di volta in volta il lato giusto dove sederci, ci avvisava poco prima di un ponte, di un ghiacciaio o di una curva panoramica, senza però rovinarci la sorpresa. Trasformava il viaggio in una specie di attesa continua: “guardate fuori adesso”, “tra poco succede qualcosa”.
Ma la parte più bella è stata il modo in cui sa coinvolgere anche i bambini, con piccoli giochi, curiosità e perfino qualche magia. Come quella del lago che sembra scomparire e poi riapparire poco dopo il passaggio del treno in una galleria.
Come fa il Trenino del Bernina a salire così in alto?
Una delle cose più incredibili del Trenino Rosso del Bernina è che riesce a salire fino ai 2253 metri dell’Ospizio Bernina senza usare la cremagliera, il sistema dentato utilizzato da molti treni di montagna.
Francesca Macoratti ci ha spiegato che “Il Bernina è infatti un treno ad aderenza naturale: avanza semplicemente grazie all’attrito tra ruote e binari. Per riuscirci, la linea ferroviaria è stata progettata con un sistema ingegnoso di curve, tornanti, ponti e gallerie che permettono al treno di guadagnare quota poco alla volta”.
A ogni curva la pendenza cambia leggermente e il treno sale gradualmente, quasi arrampicandosi sulla montagna senza che i passeggeri se ne accorgano davvero. È anche per questo che il viaggio ha un ritmo così lento e scenografico: invece di affrontare salite ripidissime in linea retta, il Bernina “disegna” la montagna seguendo il profilo della valle.
Guardando fuori dal finestrino si vedono spesso i binari comparire più in basso o più in alto rispetto al treno stesso, in una specie di gioco ferroviario che affascina moltissimo anche i bambini.
caccia al tesoro sul Bernina: trovate la carrozza 54 e i vagoni gialli
Lungo il viaggio sul Trenino Rosso del Bernina c’è anche un gioco divertente da fare con i bambini: aguzzare la vista e cercare le carrozze più particolari della Ferrovia Retica.
Francesca ci ha lanciato subito una specie di caccia al tesoro ferroviaria: “Vediamo chi trova per primo la mitica carrozza 54?”. È una delle carrozze storiche più amate dagli appassionati della linea del Bernina, legata al gemellaggio con il Giappone e facilmente riconoscibile per il numero ben visibile sulla livrea rossa del treno.
Ma non è l’unica sorpresa sui binari. In estate, infatti, lungo la tratta compaiono anche le carrozze panoramiche scoperte della Ferrovia Retica: sono gialle, completamente aperte e con panche in legno rivolte verso il paesaggio. Sembrano quasi vagoni d’altri tempi. Sono attive solo i nestate e no nsi possono prenotare.
Il motivo del colore? Non è casuale. Le carrozze aperte derivano dalle vecchie vetture storiche della Ferrovia del Bernina che, fino agli anni Sessanta, erano proprio gialle. Oggi il rosso è diventato il colore simbolo della Ferrovia Retica, ma queste carrozze estive mantengono volutamente la livrea storica originale, quasi come un piccolo omaggio al passato della linea alpina.
E quando passano accanto ai ghiacciai o ai laghi alpini sembrano uscite da un film.
Il nostro viaggio sul Trenino rosso del Bernina ci rimarrà nel cuore: è una di quelel esperienze da provare una volta nella vita.



