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Malesia e Singapore: itinerario di 21 giorni con bambini

Volete sognare? Allora bisogna vivere come in un sogno. Questo è stato il nostro prima viaggio in Asia, destinazione: Malesia e Singapore. Perchè un sogno? Enrico e Giulia avevano tre anni e non immaginavamo di poter affrontare con loro un viaggio  di tre settimane in un paese così diverso dal nostro. E invece sin dalla prima sera quando, affamati, hanno spazzolato un paitto di Noodles a testa, abbiamo capito che eravamo nel posto giusto, con le persone giuste: la nostra famiglia, piccoli e grandi insieme.

Ecco il nostro viaggio in Malesia e Singapore giorno per giorno, un itinerario e un racconto di 21 giorni con bambini al seguito.

1° e 2° giorno  (20 e 21 agosto): volo ed arrivo a Singapore, Changi International Airport.

Arriviamo di sera, un taxi ci porta in albergo (un alberghetto scelto così, per passarci una notte, non troppo lontano da dove prenderemo l’autobus il giorno dopo).

Dopo esserci sistemati, facciamo un giro alla ricerca di un ristorante tra i tanti della zona, tipicamente asiatici: economici, puliti si spera, con i tavoli di plastica sulla strada, il menu con le foto dei piatti e gli odori che ti assalgono e ti invitano a mangiare. I piccoli, con nostra sorpresa e compiacimento, si fiondano sui noodles alle verdure e ci fanno capire subito che loro sono dei piccoli viaggiatori, e che il mondo non hanno paura di assaggiarlo!

3° giorno (22 agosto): trasferimento in bus a Malacca e visita alla Chinatown

La mattina sveglia presto e camminata di una ventina di minuti verso lo stazionamento degli autobus. Il nostro lo individuiamo con facilità, e quando saliamo quasi non crediamo ai nostri occhi: le poltrone sembrano quelle della business class degli aerei! Ok, sto esagerando, ma davvero sono larghe, comode e reclinabili fino alla posizione da stesi, che io e Cristina non proveremo mai perché Enrico e Giulia, naturalmente, non ce lo permettono…

Arriviamo a Malacca, ci sistemiamo in una comoda, centrale ed accogliente guest house (ho detto anche economica?) ed iniziamo a girare per la famosa Chinatown, che tra l’altro è patrimonio dell’umanità dell’Unesco insieme alla parte coloniale della città che visiteremo il giorno successivo.

Tra le tante cose carine ed i negozietti, nei nostri ricordi restano i pigiami gemelli che abbiamo comprato per me e Cristina (e non per i gemelli) ed il tizio che faceva i dim sum in mezzo alla strada. Già, perché Chinatown è un posto eccezionale per provare lo street food malese (o malaysiano che dir si voglia), che poi è per lo più cinese o meglio peranakan (cioè dei cinesi nati in malesia). Peccato che in settimana non sia lo stesso che nel week end (dal venerdì alla domenica sera) quando si tiene il Jonker Walk Night Market.

4° giorno (23 agosto): visita alla parte coloniale di Malacca

Visitiamo la parte coloniale di Malacca, con il bellissimo municipio rosa di epoca olandese, con i cannoni di epoca portoghese (o cannoni portoghesi d’epoca, se preferite) e la scalata alla collina dove troviamo la statua indovinate di chi? Di nientepopodimeno che  Francesco Saverio, il mio santo, quello che si festeggia il 3 dicembre quando nessuno mi fa gli auguri perché in Italia San Francesco è solo San Francesco d’Assisi (4 ottobre, naturalmente).

Nel pomeriggio prendiamo una barca per vedere la città ed i suoi dintorni dal fiume di Malacca (si chiama proprio così), e poi andiamo a visitare il Maritim Museum & Naval Museum, dove la riproduzione della nave portoghese Flor de la Mar diventa una nave pirata per una nuova avventura con i bambini. La sera di nuovo street food a Chinatown. La Malesia ci piace sempre di più.

Datatan Merdeka, festa dell’indipendenza della Malesia

5°giorno (24 agosto): arrivo a Kuala Lumpur e visita ad un centro commerciale.

Ancora un altro autobus, e ci rendiamo subito conto che questo è malese, mentre quello dell’altro giorno era singaporiano!  Ma l’importante è arrivare, e Kuala Lumpur ci accoglie con un grande appartamento preso in una specie di residence attaccato alla metropolitana, altra scelta indovinata del sottoscritto tour leader!

Arrivati abbastanza presto, andiamo in un centro commerciale, il Pavillon KL, non solo per fare qualcosa di diverso, ma soprattutto perché abbiamo bisogno di cambiare i soldi. Il centro commerciale è davvero spettacolare, sei piani pieni di negozi con la food court nel seminterrato ed altri ristoranti all’ultimo piano.

Proviamo a tornare alla nostra casetta a piedi, ma Kuala Lumpur non è una città adatta alle passeggiate, soprattutto con un passeggino gemellare! Quindi metro, breve cena e nanna.

6° giorno (25 agosto): Merdeka square, Chinatown e Lake Gardens Park

Puntiamo subito su Merdeka Square, la piazza simbolo della città, dove assistiamo alle prove per la festa nazionale, che si terrà tra pochi giorni. Migliaia di ragazzi sfilano, cantano e ballano, e quando li avviciniamo scopriamo che hanno anche voglia di socializzare! E chi non ne avrebbe, vedendo i nostri due piccoli?

Poi ci dirigiamo a Chinatown, assaggiamo un po’ di frutta esotica (mai provato il rambutan?) e poi puntiamo al Lake Gardens Park, un posto veramente  bellissimo, pieno di piante esotiche interessanti e con un parco giochi entusiasmante per i bambini. Solo due note stonate: qualche zanzara di troppo ed il sole che cala e ci costringe ad andare via.

La sera ci consoliamo con un ottimo Laksa malese al Central Market.

 

7°giorno (26 agosto): Batu Caves e Petronas Towers

Stamattina puntiamo alle Batu Caves! La grande statua della divinità Muruga, all’inizio della grande scalinata che porta all’ingresso delle grotte, è uno dei simboli della Malesia; e a vederla da vicino dobbiamo dire che se lo merita. Bella la statua, affascinante il posto con il santuario all’interno delle grotte, peccato solo non aver potuto vedere tutto perché il tour a piedi di una parte delle grotte non è per bambini piccoli. Attenzione alle scimmie che abitano il posto: nel percorrere la lunga scalinata che porta al santuario, non mancheranno di avvicinarvi per provare a rubarvi del cibo. Sono fastidiose ma non particolarmente pericolose, se sapete come trattarle; la raccomandazione principale è di non portare con sé cibo o oggetti che potrebbe attrarle.

Nel pomeriggio facciamo un giro al centro commerciale delle Petronas Towers, e restiamo lì a mangiare. L’ultimo piano è uno spettacolo di ristoranti di tutte le cucine del mondo (o quasi, e non mancano naturalmente i ristoranti italiani): noi, dopo attenta riflessione optiamo per il taiwanese e non ce ne pentiamo affatto, perché è davvero buono!

8° giorno (27 agosto): Petronas Towers (piscina), Bukit Malawati e Kampung Kuantan

Dopo un veloce giro al mercato (mi piacciono molto i mercati, ma non consiglio di andarci con un passeggino gemellare ed una moglie che brontola al seguito), torniamo alle Petronas Towers per far giocare un po’ i bambini nelle piscine all’aperto che sono proprio vicino alle torri. Alla fine risulterà una delle mattinate più divertenti per i piccoli!

Nel pomeriggio abbiamo un tour con autista, che ci porta alla bukit Malawati ed a Kampung Kuantan a vedere le lucciole. Alla bukit Malawati (bukit sta per collina) ci sono le rovine di un forte olandese e qualche cannone, ma soprattutto ci sono un sacco di scimmie! E non sono le scimmie cattive della Batu Caves, queste qui sono scimmie buone! Del resto, noi lo sapevamo e siamo andati lì preparati, abbiamo portato del pane in cassetta per socializzare un po’. Dopo una comprensibile iniziale titubanza, i piccoli prendono confidenza con le scimmie, che prendono il pane dalle mani di chi glielo porge, si lasciano accarezzare e si arrampicano anche (con grazia) sulle persone, se invitate a farlo.

All’imbrunire ci dirigiamo verso Kampung Kuantan, dove facciamo un giro notturno in barca per vedere migliaia di lucciole nel silenzio del fiume e nell’oscurità della notte: uno spettacolo che non dimenticheremo! Un altro ricordo della Malesia che rimarrà indelebile nei nostri cuori.

Artigiano che costruisce due aquiloni

9° giorno (28 agosto): trasferimento a Kota Bharu

In mattinata andiamo in aeroporto per un volo interno (con Airasia) che ci porta sulla costa opposta della Malesia (siamo stati finora sulla costa occidentale, ora andiamo su quella orientale), a Kota Bharu.

Alloggiamo in una guest house a pochi passi dal centro della città. Appena arrivati ci rendiamo subito conto che questa è molto diversa dalla guest house di Malacca, qui in pratica siamo in casa di una famiglia malese! Conosciamo il proprietario, Ewan (che per la verità aspettavamo con la sua auto in aeroporto, ma vabbe’, si era dimenticato…), la moglie, i figli e pochi altri ospiti occidentali che sorseggiano una birra nel giardino della casa.

Ci sistemiamo e ci rilassiamo un po’, poi andiamo a piedi a vedere la cittadina, piccola e non particolarmente interessante, e dopo cena andiamo a dormire.

10° giorno (29 agosto): Central Market, templi e fabbrica di batik

Al mattino vado a piedi (questa volta da solo!) a vedere il mercato centrale di Kota Bharu (Pasar Besar Siti Khadijah), molto grande e davvero interessante: si vende carne, pesce, frutta, verdura, ci sono tanti banchetti per mangiare e tantissime persone in giro.

Al rientro alla guest house ci aspetta Ewan con la macchina (stavolta non si è dimenticato!) per portarci a fare un giro dei dintorni. Prima andiamo a vedere un po’ di templi e la spettacolare statua di 40 metri del Budda disteso di Tumpat (siamo molto vicini al confine con la Thailandia), poi il clou del nostro tour: una vera fabbrica di batik, se così si può chiamare, visto che gran parte del lavoro viene fatto a mano (e sotto i nostri occhi!). Per concludere la giornata, visto che questa è una zona famosa per gli aquiloni, andiamo a trovare un artigiano che ce ne fa due sul momento, secondo le indicazioni dei due piccoli clienti che tornano a casa con un bel regalo!

11° giorno (30 agosto): trasferimento a pulau Perenthian Besar

Raggiungiamo appena possibile il molo dal quale parte la barca che ci accompagnerà a pulau Perenthian Besar. Arrivati sull’isola, ci sistemiamo nella nostra stanza a due passi dal mare, e quindi prendiamo asciugamani e costumi di ricambio ed andiamo a farci un bagno nella meravigliosa acqua, calda e trasparente, dell’isola. In realtà la nostra stanza è sì a due passi dal mare, ma per fare il bagno dobbiamo camminare un po’ di più: questo perché nella parte dell’isola in cui stiamo (la costa  ovest, che è l’unica “abitata” insieme alla sud) c’è una sola spiaggia con tanta sabbia e la possibilità di fare un bagno “gratis”, per cui dobbiamo raggiungerla con una piacevole passeggiata di cinque minuti. Passiamo così davanti a tanti cottage carini con persone rilassate che sorseggiano cocktail e leggono libri sul loro terrazzino vista mare, e… ok, lo confesso, li ho un po’ invidiati pensando che con due bambini di tre anni non mi posso permettere neanche cinque minuti di libertà…

In compenso la nostra sistemazione è più vicina ai ristorantini, dove la sera mangiamo il nostro primo pad thai di una lunga serie!

Perhentian Islands

12°-13° giorno (31 agosto-1° settembre): mare!

Dei due giorni sull’isola ricordo: i centrifugati di frutta, che ho coraggiosamente consumato con il ghiaccio (senza conseguenze), le gite sugli isolotti vicini per vedere la barriera corallina, una nuotata insieme ad una tartaruga (meno di un minuto, ma indimenticabile), le cene quasi sempre dal thailandese, tranne un giorno in cui la piccola Giulia ha insistito che voleva la pasta al pomodoro e l’abbiamo accontentata (e lei ne ha mangiato un piattone intero!).

Insomma, un bel posto che vale la pena di vedere per rilassarsi un po’ durante il giro della Malesia. Pesci ce ne sono, una macchina fotografica subacquea va senz’altro portata, la barriera corallina c’è anche se non è sicuramente la più bella del mondo; e i ristorantini la sera vicino alla spiaggia hanno l’atmosfera tranquilla che si addice allo spirito di chi cerca il relax.

14° giorno (2 settembre): trasferimento a Mersing

Rientriamo sulla terraferma dove ci aspetta ancora il nostro amico Ewan (quello della guest house) che ci ha organizzato un trasferimento privato con minivan a Mersing. Siamo al giro di boa, ora puntiamo a sud e non siamo riusciti a trovare un bus che facesse il lungo tragitto per la nostra destinazione, dove andiamo solo a pernottare in attesa del traghetto per pulau Tioman.

15° giorno (3 settembre): trasferimento a pulau Tioman

Raggiungiamo facilmente il porto e ci imbarchiamo sul traghetto per pulau Tioman. Sbarcati sull’isola, cerchiamo un taxi per raggiungere il nostro alloggio, che si trova sulla costa orientale, quella meno frequentata dai turisti. L’abbiamo scelta perché lì c’è il centro di recupero delle tartarughe marine, ed il nostro scopo principale è proprio visitarlo e, con un po’ di fortuna, vedere le tartarughe che depongono le uova o magari le uova che si schiudono.

Raggiungere la spiaggia di Juara si rivela un’avventura non prevista e non divertente. Il tassista che ci carica ci lascia a metà strada, nel mezzo della giungla sperduta dell’isola, sostenendo che la strada è bloccata e non ci può accompagnare oltre: ora, la strada aveva anche degli ostacoli, ma il bravo ragazzo si era dimenticato di dircelo prima di caricarci e concordare la tariffa che, a malincuore e dopo aver a lungo battibeccato, gli ho comunque parzialmente pagato. Fatta un po’ di strada a piedi, dall’altra parte degli ostacoli troviamo un gruppo di persone che si erano fatte venire a prendere da un taxi, e che accettano (a pagamento, maledetti!) di cedere temporaneamente il loro taxi ad una famiglia in difficoltà, con due bambini di tre anni e un passeggino gemellare al seguito.

Arrivati a destinazione, veniamo ripagati di tanta fatica: il posto è molto carino, tranquillo, e la padrona del “resort”, Julie, è una inglese molto ospitale, che ha deciso di trasferirsi qui per vivere nella tranquillità e nella pace che la spiaggia isolata regala (una figlia  dei fiori un po’ fuori tempo, la definirei).

Julie ci assegna la nostra casetta sulla spiaggia, a pochi passi dal mare, e noi iniziamo subito a rilassarci: anche troppo per i miei gusti, perché il mare non è poi tanto invitante (non è certo il mare di pulau Perenthian Besar), ed oltre ad un ristorantino ed un bar non c’è molto nei dintorni.

16° giorno (4 settembre): Juara Turtle Project e relax

Ci svegliamo presto (e come potrebbe essere diversamente con i nostri piccoli compagni di viaggio?) e ci dirigiamo al Juara Turtle Project, dove possiamo vedere la sabbia sotto la quale sono seppellite le uova delle tartarughe ed un esemplare adulto ferito che nuotava in una piscina. Al di là del fatto che potevamo essere più fortunati e vedere un po’ di “azione”, il centro fa un lavoro molto bello, e si respira la passione dei volontari che lo portano avanti, sempre disponibili a dare spiegazioni sulla vita delle tartarughe.

Il pomeriggio lo spendiamo rilassandoci e passeggiando sulla spiaggia.

Merlion

17° giorno (5 settembre): trasferimento a Singapore

Giornata di trasferimento. Taxi, traghetto, bus, formalità doganali ed ingresso a Singapore. Prendiamo  alloggio in un albergo a ridosso del quartiere a luci rosse (ma ottimo per rapporto qualità/prezzo, e abbastanza vicino alla efficientissima metropolitana di Singapore).

La sera ceniamo in un vicino ristorante cinese, che ci attira per le numerose vasche piene di rane, che ovviamente svolgono il ruolo delle protagoniste anche nel menu. Solo io ne approfitto, e prendo cosce di rane piccanti: buone, ma un po’ troppo… piccanti!!!

18° giorno (6 settembre): parte coloniale della città e Botanic Gardens

Iniziamo la nostra visita a Singapore con un giro della città coloniale, senza farci scappare un passaggio davanti al celebre Raffles Hotel; proseguiamo poi per Orchard Road, per un primo assaggio dello shopping, che a Singapore può toccare vette inimmaginabili almeno per me (la Fifth Avenue non è niente in confronto!) . Abbiamo anche un primo approccio col bellissimo lungomare (e mi riferisco alla zona nei pressi della statua del merlion, il simbolo della città). Nel pomeriggio visitiamo i favolosi Singapore Botanic Gardens, dove arriviamo purtroppo con quei pochi minuti di ritardo che ci impediscono  di visitare anche il giardino delle orchidee. Ma il resto del parco ci lascia comunque a bocca aperta, ed anche io, che non sono un amante dei fiori e delle piante, devo riconoscere che camminare tra i vari giardini indiani, cinesi, malesi, e chi più ne ha più ne metta, costituisce un piacere per gli occhi e per la mente.

La sera ceniamo all’Hard Rock Cafè, perché ce lo troviamo sulla strada e perché ci piace!

Gardens by the Bay

19° giorno (7 settembre): Southern Ridges e Little India

La mattina puntiamo ai Southern Ridges, un parco che mi ha subito incuriosito e che si rivela un’esperienza davvero particolare. Si tratta di attraversare una serie di ponti rialzati al di sotto dei quali c’è la giungla! Per cui dall’alto si vedono le piante, le cime degli alberi, in alcuni tratti si possono incontrare anche delle scimmie. Terminiamo la nostra entusiasmante passeggiata arrivando al monte Faber.

Nel pomeriggio facciamo un giro a Little India, ed alla fine ce lo ricorderemo, più che per i templi che abbiamo visitato, per l’incursione che i piccoli  hanno fatto in un asilo locale, dove hanno potuto socializzare con alcuni bambini del posto e conoscere una scuola diversa dalla loro. Davvero carine e disponibili le maestre del posto, che probabilmente ricorderanno quel pomeriggio con lo stesso piacere e stupore con cui lo ricordiamo noi.

Con altrettanto piacere e stupore ricordo la cena consumata in un ristorante della zona, consigliato dalla infallibile Lonely Planet: la migliore cena indiana della mia vita!

Chinatown

20° giorno (8 settembre): Chinatown, Gardens by the bay e zona dei Quay

Dedichiamo la mattinata a Chinatown, ed abbiamo l’occasione di girare per negozietti e bancarelle, e comprare un po’ di regalini per amici e parenti. Poi ci dirigiamo verso i Gardens ByThe Bay, l’ennesima perla che questa stupefacente città ci regala. Non tanto per i giardini in sé, che sono belli ma non più dei Botanic Gardens già visitati (giudizio parziale: lì non eravamo riusciti a vedere le orchidee, qui non riusciamo a visitare le serre; del resto, non ci dimentichiamo che viaggiamo con due treenni, un peso questa cosa ce l’avrà pure, no?), quanto per la strada che facciamo per raggiungere il ristorante che abbiamo scelto per cenare, nella zona turistica dei Quay. Il cammino è davvero carico di meraviglie: siamo all’imbrunire, i palazzi iniziano ad illuminarsi e le strade del lungomare, che tra un po’ sarà lungofiume, sono perfette, pulitissime, larghissime, piene di persone che passeggiano, c’è chi fa jogging, ci sono panchine per la strada che starebbero bene in un salotto, per non parlare dei lampioni! Ad un certo punto camminiamo su tavole di legno che sembrano quelle di una barca, e vediamo addirittura dei lettini sui quali ci si può stendere, per fare quattro chiacchiere con un amico steso a sua volta sul lettino a fianco. Nel frattempo si è fatto buio, tutto è illuminato e domina come sempre la statua del merlion. Singapore, stasera mi hai fatto innamorare!

E dopo poco mi hai fatto anche arrabbiare, perché al ristorante per turisti provano a rifilarci un conto… da turisti! Ci siamo fermati in uno degli innumerevoli ristoranti dei Quay, dove si mangia sul lungofiume e l’atmosfera merita certamente una visita ed una cena. Con l’occasione, ho voluto provare il famoso chilly crab, la specialità del posto (un granchione enorme piccante, che può bastare per tre o quattro persone, e che abbiamo ordinato dopo aver comunque mangiato antipasti e primi piatti). Il granchio è buono, ma occhio al prezzo, che nel menu non era segnato in modo chiaro, mentre nel conto sì (e parliamo di quasi 200 dollari solo per il granchio!). Alle mie rimostranze il proprietario del ristorante mi fa un sostanzioso sconto, ma alla fine, come si dice dalle mie parti, comunque m’ha fatto (cioè mi ha fregato).

Shrek e Fiona agli Universal Studios

21° giorno (9 settembre): Universal Studios

Facile raccontare la giornata di oggi, tutta dedicata agli Universal Studios! Ci piace premiare i nostri piccoli con un parco giochi alla fine del viaggio, e questo di Singapore, sull’isola di Sentosa, è perfetto per due bambini di tre anni: facile da raggiungere, non troppo grande da girare, pieno di personaggi con i quali è facile fermarsi a fare foto (noi abbiamo apprezzato in particolare Shreck e Fiona, ed abbiamo ancora nella camera dei piccoli le foto fatte insieme a loro). Il parco, che comunque presenta tante attrazioni e spettacoli belli anche per i più grandi, ci saluta, e noi salutiamo lui, questa bellissima città ed il nostro mitico viaggio.

22° giorno (10 settembre): ritorno a casa

Due aerei e qualche (anche più di qualche!) ora di volo ci riportano a casa.

 

Due parole su Singapore: davvero ci ha lasciati di stucco, molto superiore alle aspettative. Peccato per il cielo sempre nuvoloso (pare a causa dei fumi che provengono dalla Malesia), ma il resto ci ha entusiasmato: i parchi, i giardini, i negozi, gli edifici, la cura e la bellezza delle strade e delle camminate. E, con due bambini di tre anni, abbiamo dovuto scartare le visite a diversi parchi che ci sarebbe piaciuto vedere, quelli in cui si passeggia nella giungla (proprio così!), che ovviamente non potevamo affrontare con un passeggino gemellare. E, per concludere, non abbiamo visto nemmeno quelle che sembrano essere le attrazioni più stupefacenti di Singapore: lo zoo ed il river safari, dove si attraversano gli habitat, ricostruiti alla perfezione con tanto di animali veri e piante vere, dei maggiori fiumi del mondo. Ma noi siamo sempre stati contrari a i posti dove si mettono gli animali in gabbia, o si sradicano dal loro luogo di origine, per cui non ci siamo andati.

 

 

2 Replies to “Malesia e Singapore: itinerario di 21 giorni con bambini”

  1. Alessandro says: 5 Maggio 2019 at 9:14 AM

    Ho letto con piacere il tuo resoconto e devo ammettere che mi ha affascinato non poco il giro che avete fatto!
    Anch’io vorrei fare un viaggio simile prima o poi ma improntato un pochino più al relax, notando che si e no in 3 settimane avete fatto dedicato pochissimo tempo alla spiaggia.
    Una grande domanda mi attanaglia: come avete fatto con le valigie con tutti i vari e complicati spostamenti che avete fatto? Io sarei andato via matto a pensare di portarmi dietro il bagaglio spostandolo di continuo ogni paio di giorni. Davvero bravi!

    1. viaggiapiccoli says: 8 Maggio 2019 at 8:40 PM

      Grazie Alessandro, ci siamo spostati tanto, è vero…. avevamo gli zaini in spalla e il passeggino gemellare, che usavamo un po’ anche come “porta-bagagli”. Ci siamo spostati in pullman….e per fortuna sui mezzi di trasporto i nostri figli dormono 😛
      Comunque il mare è davvero bello e te lo consigliamo…

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