Siamo a Tirano, nell’inverno del 1950. Fuori fa freddo e nevica. Le famiglie si ritrovano nelle stalle per stare al caldo, raccontarsi storie e passare insieme le sere d’inverno. È in una di queste serate che Luis comincia a raccontare di Serafina: una bambina come tante, con un compito semplice ogni sera, portare il latte alla casera. Ma una sera Serafina fa una scelta che cambia tutto.
Un piccolo consiglio
Questo è un racconto da leggere con calma, magari ad alta voce. E alla fine resta una domanda bellissima, di quelle che i bambini sanno prendere molto sul serio.
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Tirano, inverno 1950. Le montagne sembrano grandi giganti bianchi, infreddoliti. Dai camini esce un fumo leggero e ogni famiglia sente il desiderio di stare insieme, vicino al caldo, a parlare delle piccole cose di ogni giorno.

La sera le stalle si riempiono di voci. Ci sono le nonne e i bambini, gli uomini che raccontano affari e le mamme che si scambiano impressioni e notizie della giornata. I nonni fumano la pipa mentre giocano a carte, i ragazzi si passano le figurine, i più piccoli saltano sul letto di paglia e ridono. Le mucche riposano e il loro respiro caldo rende l’aria più mite. Il rumore lento del ruminare mette pace.
«Su, Sha? Ciao, Luis. Andiamo a casa tua?»
«Adesso vi racconto una bella storia che fa pensare.»
«Perché?»
«Perché è una storia di bontà.»
Sotto lo sguardo attento di tutti, Luis comincia a raccontare. In contrada Santa Maria vive una bambina di nome Serafina. La sua famiglia è fortunata: il padre ha dei boschi, delle selve, una mucca e da mangiare in abbondanza. In quegli anni non è così per tutti.
In contrada Porta Milanese vive infatti una donna di nome Maria, che fortunata non è per niente.

«Hai sentito della Maria? Il medico l’ha visitata e ha detto che ha la tubercolosi. È dovuta andare al sanatorio. Povero Carlo, e i suoi figli? Chi gli dà da mangiare?»
Serafina ascolta quelle parole e si rattrista. Esce in cortile e guarda il cielo, in silenzio.
Quella sera, come ogni sera, ha il compito di portare il latte alla casera. I genitori la chiamano.
«Serafina, muoviti che ti fai tardi.»
La bambina si carica sulle spalle la brenta con quasi dieci litri di latte e si avvia nel buio. Ma quando arriva in Porta Milanese si ricorda di Maria e dei suoi tre fratellini. Bussa alla loro porta e chiede se hanno mangiato. Nessuno ha mangiato.
Serafina allora lascia a quella famiglia metà del latte che porta con sé e poi prosegue fino alla casera con il resto. E così fa per circa un mese.
Intanto il casaro, ogni sera, annota sul libretto la quantità di latte portata da Serafina e poi la versa nella grande vasca comune da cui si fanno il burro e il formaggio.

Un giorno mamma Maria incontra i genitori di Serafina e li ringrazia per l’aiuto ricevuto in un momento così difficile. I due restano senza parole. Provano una grande gioia per il gesto della figlia, ma non lo danno a vedere. Tornati a casa, però, la stringono forte in un abbraccio.
Commossi, vanno a controllare il libretto del casaro, quello dove mese dopo mese vengono segnati i conti del latte versato. E lì scoprono una cosa incredibile: i conti tornano. Il latte c’è tutto.
E adesso una domanda
Fu il casaro a sbagliare i conti oppure fu una mano dal cielo ad aggiungere il latte mancante nella brenta? Nessuno lo seppe mai.
* Racconto di Tirano rivisto da Cristina Ciurella



