Immagina di essere un vecchietto stanco che ha camminato per giorni tra le montagne. Arrivi in un paese che non conosci, le porte sono chiuse, ma hai un’idea: inizi a cantare. E da lì parte un’avventura fatta di incontri, castelli e persone gentili. Alla fine scoprirai anche tu come si chiama questo posto speciale.
Un piccolo consiglio: Questa storia funziona ancora di più ad alta voce: puoi leggerla insieme ai bambini o ascoltarla qui sotto, come una filastrocca che prende ritmo strada facendo.
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Un giorno, tanto tempo fa, camminando per le Alpi di qua e di là, arrivò in un paese soleggiato un vecchietto affaticato.
«Sono un vecchietto vagabondo e mi piace tanto girare il mondo. In questo villaggio mi voglio fermare perché sento il bisogno di riposare.»
Tutte le case da mura erano circondate e dalle guardie presidiate. Come fare per riuscire nel paese ad entrare? Il vecchietto non si fece scoraggiare e a squarciagola cominciò a cantare.
«Qualcuno mi sentirà e una porta mi aprirà.»

La sua voce era divina e gli fu aperta la porta più vicina. Le guardie lo fecero entrare mentre lui continuava a cantare.
«Che bello, sono entrato,mi sento fortunato.»
Ma una voce tonante lo fece smettere all’istante.
«Io sono l’uomo selvatico per natura e a chi mi offende fo paura.»
«Non temete» disse una signora, «qui nessuno vi vuol far paura. Quel vocione è il frutto della vostra immaginazione.»
Il vecchietto ribadì che non mangiava da tre dì.
«Già, già, già, la pancia continua a brontolare e strane visioni mi fan spaventare.»
«Vi voglio rassicurare: è solo un dipinto tribale e non vi farà del male.»
La gente curiosa si avvicinò e a tutti il vecchietto si presentò.
«Mi chiamo Giovanni e ho tanti tanti anni… ho camminato per ore e ore e sto grondando di sudore.»

Nel suo lungo viaggio continuò a parlare e in cambio gli fu dato da bere e da mangiare. Il vecchietto, sazio e contento, contemplò il paese con fare attento.
«Lassù vedo un castello e mi sembra molto bello.»
«È il castello di Ludovico il Moro…»
Il cuore del vecchietto si inebriava nel vedere tanta bellezza che lo circondava. Intanto il buio era calato e un caldo giaciglio gli fu preparato.
Tutti gli abitanti si trovarono attorno in un enorme girotondo. Sgranò gli occhi e disse meravigliato:
«Grazie per avermi ospitato, ma come si chiama questo posto prediletto?»
«Si chiama Tirano!»
Testo di Cristina Ciurella



