La ballata del prode Anselmo: la storia di Tirano da leggere con i bambini

C’era una volta un cavaliere di nome Anselmo, tanto coraggioso quanto… un po’ sfortunato. Partì per la guerra con il suo elmo in testa, il cavallo sotto e una fiaschetta al collo. Attraversò mari e sfidò sultani, ma alla fine fu sconfitto da una cosa sola: un buchino nel suo elmo. È una storia buffa, piena di rime strane, perfetta da leggere ad alta voce.

Un’idea Leggetela come una filastrocca: ogni strofa ha un ritmo e funziona ancora meglio se qualcuno fa la voce del cavaliere.



Ascolta la ballata del Prode Anselmo

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Passa un giorno,

passa l’altro,

mai non torna il prode Anselmo.

Perché egli era molto scaltro, a

ndò in guerra e mise l’elmo.

Mise l’elmo sulla testa,

per non farsi troppo mal,

e partì la lancia in resta,

a cavallo d’un cavallo.

La sua bella gli dè un bacio e disse «Va!»

e gli pose ad armacollo la fiaschetta del mistrà.

Poi gli mise nel fardello file pezze per i piè

e gli donò un anello come pegno di fedeltà.

Fu alle nove di mattina che l’Anselmo partì per andare in Palestina.

Lì per vie ferrate andava,

ma a quei tempi si ferrava non la via, ma il viaggiatore.

Viaggiava per seduto

ma il cavallo andava a piè,

con la cravatta in ferro battuto e il gilet d’ottone.

Continuò ad andare, andar sempre,

finché vide un lago che in realtà era il mare.

Sospettoso si fermò,

poi si chinò e con un dito, per sicurezza, l’assaggiò.

Salì su un bastimento

ma in un attimo gli venne il mal di mare

e rimise tutto il desinare.

Il sultano lo vide e tremò,

ma il Corano vietava il vino e quindi si fermò.

Quando la sete arrivò,

l’Anselmo prese l’elmo e a bere andò.

Ma nell’elmo — il crederete — c’era in fondo un forellin, e in tre giorni morì di sete, senza accorgersene il tapin.

Passa un giorno, passa l’altro, mai non torna il guerriero.

Col cimiero sulla testa, ma sul fondo non guardò.

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