La riapertura del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino

Questa volta è vero! Dopo oltre 10 anni dalla chiusura causata dall’incendio del 2014, il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino dal 13 gennaio 2024 ha finalmente riaperto i battenti ed è tornato visitabile per la gioia dei torinesi di tutte le età. Vi raccontiamo la nostra visita tra emozione e un pizzico di delusione.

Grandissima aspettativa, forse dovuta all’eterna attesa, forte emozione per poter varcare nuovamente le porte di via Accademia Albertina 15, ed entrare (o meglio rientrare, perchè chi scrive è nata nello stesso anno di apertura del museo, il 1978) in uno dei più importanti musei d’Italia con un patrimonio di oltre 10 milioni di reperti…rullo di tamburi, si aprono le porte a vetri e ci si trova davanti allo stesso museo di un decennio fa.
O, per lo meno, questa è l’impressione del primo momento. Ad una visita più attenta ed approfondita si scoprono le novità del Museo Regionale di Scienze Naturali .

Le sale del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino

Le sale del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino restaurate sono al momento tre e occupano il primo piano dei quattro dell’edificio.
Il rinnovato percorso espositivo del MRSN si sviluppa su tre principali aree:

  • Museo Storico di Zoologia,
  • Arca delle Esplorazioni
  • Sala delle Meraviglie.

Il museo storico di zoologia

La prima sala del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino è rimasta identica al pre chiusura con gli armadi in legno massiccio del classico museo storico zoologico, dove tutti gli esemplari sono esposti seguendo la distribuzione delle specie per aree biogeografiche, ovvero aree distinte tra loro in base alla presenza di flora ma soprattutto di fauna caratteristica.

Si tratta di reperti che hanno sicuramente un enorme valore storico- culturale anche per il difficilissimo lavoro dei tassidermisti (parliamo di reperti di 200 anni fa) ma l’esposizione non è di facile fruizione per i bambini, sono infatti scarsissimi i cartelli esplicativi o altre forme di supporto alla comprensione di ciò che si sta osservando.

L’unico “aiuto” è fornito da un totem di intelligenza artificiale generativa all’interno del quale si trova l’avatar di Sir Alfred Russel Wallace, il padre della biogeografia con cui gli ospiti del museo potranno dialogare e porre domande.

Se ci si aspetta di visitare un museo contemporaneo, interattivo e kids friendly si rimarà delusi.

Se invece si è amanti della storia il Museo di Zoologia permette di esplorare la fauna dei cinque continenti e di entusiasmarsi per molti reperti centenari. Dall’Oceania in cui sono presentati alcuni curiosi marsupiali come il vombato e il koala, alla Nuova Guinea che propone numerosi rappresentanti di ‘uccelli del Paradiso’, i cui maschi hanno colori brillanti e iridescenti e piume ornamentali modificate in ciuffi e bargigli.

Il percorso prosegue dall’America meridionale a quella settentrionale con numerose specie di pinguini, il condor delle Ande, il bradipo, il giaguaro e l’alligatore del Mississippi. Anche le regioni italiane sono rappresentate: la fauna delle Alpi è presente con la marmotta, l’ermellino, il camoscio, il capriolo, il picchio, il gufo, la lepre, il tasso, l’istrice e molti altri.

Un’area, infine, è stata destinata a ospitare armadi storici recentemente trasferiti da Palazzo Carignano e restaurati per ospitare una collezione assai significativa: l’esposizione osteologica – cioè degli scheletri di alcuni esemplari – che illustra i principali adattamenti evolutivi dell’apparato scheletrico al tipo di movimento che l’animale compie, e che a sua volta è il risultato di un adattamento all’ambiente.

Al centro del Museo di Zoologia non potrete non notare l’elefante Fritz, dono del Viceré d’Egitto ai Savoia nel 1827, allevato per anni nel serraglio della Palazzina di Caccia di Stupinigi ed oggi trasferito all’interno del rinnovato museo. L’esemplare in pelle vera dell’animale è affiancato dal suo scheletro, ma la vera novità è rappresentata dalla “radiografia” colorata, un videomapping proiettato sulla pelle di Fritz che permette di scoprire i suoi organi interni.

Arca delle Esplorazioni

La seconda Area è dedicata ai viaggi naturalistici che nel corso del tempo hanno contribuito all’arricchimento delle collezioni. Visitabile nel nuovo percorso espositivo è l’Arca, già progettata dall’architetto Andrea Bruno sul finire degli anni ’90 del secolo scorso e inaugurata nel 2000. La struttura espositiva evoca quella di una nave e ha generato lo spunto per sviluppare la tematica del viaggio, in particolare di quello esplorativo che, nel succedersi dei decenni, ha portato all’arricchimento delle collezioni del museo torinese.

Molte le spedizioni e le imprese che vengono raccontate attraverso reperti e esemplari animali tassidermizzati, anche qui però servirebbe maggiore supporto cartellonistico o tecnologico. Torneremo sicuramente a fare una visita guidata per farci coinvolgere da aneddoti e storie leggendarie sugli uomini che mettendo a repentaglio la loro vita hanno contribuito ad accrescere l’esposizione del museo.

Menzione d’onore va fatto alla balenottera spiaggiata a Bordighera a metà dell’Ottocento che occupa con il suo scheletro tutta la lunghezza di questa sezione e punta dritta verso il secondo videomapping: un enorme schermo convesso dove in loop pesci e balene e barriera corallina fanno capolino. Un’esperienza immersiva che sicuramente divertirà i più piccoli.

Sala delle Meraviglie

Nella terza sala i visitatori possono ammirare una selezione della ricchezza e della varietà dei reperti di proprietà sia dell’Università sia della Regione Piemonte. Dal grande al piccolo. Grande, come i due modelli di mastodonte e di rinoceronte, testimoni della vita di qualche milione di anni fa in Piemonte. Piccolo, come alcuni insetti che sono espressione di una enorme variabilità di forme, declinata attraverso un’esposizione della diversità di coleotteri e lepidotteri.

La “meraviglia” è declinata anche attraverso la diversità delle forme. La foglia diventa protagonista di una infinita varietà di linee così come i cristalli, con i colori e forme della rodocrosite, dell’azzurrite, dell’eblaite, del quarzo ematoide sino ad alcuni gioielli veri e propri nel campo del collezionismo mineralogico provenienti dalla val d’Ala e dalle miniere di Brosso e Traversella.
Dopo questo tuffo nei più brillanti e sorprendenti colori della natura, la visita finisce. Si interrompe bruscamente, lasciando nello spettatore un po’ di amaro in bocca. Certo questo è solo l’inizio, ha promesso il direttore del Museo, Marco Fino, e noi gli auguriamo di riuscire in pochi anni a riaprire gli altri tre piani e i giardini di un luogo che da troppo tempo manca alla nostra città.

Le iniziative del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino

In occasione della riapertura, il museo ha organizzato un ricco programma di eventi, che si terranno gratuitamente fino al 2 febbraio, successivamente inizieranno le attività e le visite a pieno regime. Per tutte le informazioni e prenotazioni vi consigliamo di tenere d’occhio il sito internet e le pagine social.
Riprende la significativa e consolidata attività di relazione del Museo con le scuole: sarà possibile prenotare visite guidate e svolgere attività di laboratorio nell’aula didattica al piano terra che potrà nuovamente accogliere le scolaresche.
Il Museo, inoltre, è oggi più accessibile e inclusivo. Il percorso espositivo è agibile da persone con disabilità motoria. È stata definita una collaborazione con l’Unione Ciechi del Piemonte per l’installazione di pannelli tattili. È presente anche un Baby Pit Stop UNICEF, un ambiente dedicato all’allattamento e alla cura del bambino.

  • Dove: Via Accademia Albertina 15, Torino
  • Aperture: aperto dal lunedì alla domenica dalle 10.00 alle 18.00 giorno di chiusura martedì
  • Prezzi: biglietto intero € 5,00 biglietto ridotto € 3,00 ingresso gratuito per tutti fino al 2 febbraio compreso. Consigliata la prenotazione.
  • Contatti: museo.mrsn@regione.piemonte.it numero verde: 800 329 329 telefono: +39 011 4321517
  • Sito internet

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