a circa 45 minuti da Marrakech.Cercavamo un posto curato, silenzioso, adatto anche alle famiglie e che ci permettesse di vivere davvero il deserto, senza rinunciare al comfort.
Siamo andati a Marrakech a febbraio. A Torino, nello stesso periodo, l’inverno si faceva sentire.Trovarci nel deserto, con la luce calda del sole,l’aria secca e gli spazi aperti, è stato come ricaricare le batterie.
Dove si trova il White Camel
Il White Camel si trova nel Deserto di Agafay, una distesa rocciosa e silenziosa alle porte di Marrakech. Si arriva in meno di un’ora d’auto, lasciandosi alle spalle il caos della città.
Quando entri nel campo e giri lo sguardo: all’orizzonte si intravedono le montagne dell’Alto Atlante, innevate nei mesi invernali, e in lontananza la città di Marrakech,. che sembra piccolissima. Poi, tutto intorno, il vuoto: il cielo, lo spazio, il nulla. È come un abbraccio. Un passaggio in un mondo altro.

Le tende: vere camere nel deserto
Una cosa è bene chiarirla subito: al White Camel non si dorme in tende spartane.
Le sistemazioni sono vere e proprie camere in muratura, con tetto in tela, bagno privato e grandi finestre affacciate sul deserto.
Noi avevamo prenotato una tenda Oasis, ma al nostro arrivo ci hanno fatto una piacevolissima sorpresa: un upgrade gratuito a una tenda con vista.

A posteriori possiamo dirlo senza dubbi: le camere panoramiche, con grandi vetrate sul deserto, valgono ogni euro speso. Svegliarsi e guardare fuori, senza filtri,
è uno dei momenti più belli dell’esperienza.
L’accoglienza: Naim, il valore aggiunto
Una parte importante dell’esperienza al White Camel è l’accoglienza.
Qui incontriamo Naim, il general manager. Parla italiano, è sempre gentile, sorridente,
e ha una qualità rara: sembra prevedere ogni tuo bisogno senza mai essere invadente.
Naim adora le famiglie con bambini,si ferma a chiacchierare, rassicura, consiglia. È presente, ma con grande discrezione, e questo fa davvero la differenza in un luogo come il deserto.
Il tramonto e il giro in cammello
Dopo il tè di benvenuto e la musica berbera, partiamo per un giro in cammello al tramonto.
Altra fortuna: siamo sole, con la nostra guida Daud e il dromedario Bari.
Camminiamo per una ventina di minuti e poi ci fermiamo ad aspettare il sole.
Il cielo cambia colore lentamente: arancione, rosso, giallo, blu intenso.
Tutto in silenzio.

Rientriamo al campo a passo lento, quando la luce è ormai morbida
e il deserto sembra ancora più grande.
La cena: sapori semplici e musica berbera
La cena al White Camel è uno dei momenti più belli della serata.
Si mangia piatti della tradizione: zuppa di legumi, tajine di pollo e di manzo,
e la seffa, la pasta marocchina dolce con zucchero a velo e cannella.
La tajine di manzo, con albicocche e prugne, ha un gusto delicato, perfetto anche per i bambini: dolce e salato che si mescolano.
La cena è accompagnata da musica berbera dal vivo, in un’atmosfera rilassata,
mai forzata o troppo turistica.
La notte e l’alba nel deserto
Andiamo a dormire con le luci di Marrakech lontane sullo sfondo.
La notte è silenziosa.
Al mattino ci svegliamo presto (ma non troppo, il sole sorge alle 8) per vedere l’alba dal nostro lodge. La luce entra piano dalla vetrata e il deserto cambia ancora una volta colore.

La colazione è abbondante, con prodotti semplici e buoni, e si fa senza fretta.
Piscina, trekking e incontro con una famiglia berbera
Dopo colazione scegliamo di fare un trekking nel deserto. È inverno, ma il clima è perfetto: camminiamo a mezze maniche.
Dopo circa un’ora e molte pietre raccolte per ricordo, arriviamo in un piccolo villaggio berbero, dove la famiglia di Kawla, 11 anni, ci accoglie con tè, pane, olio, marmellata, arachidi e biscotti.
Restiamo con loro quasi quaranta minuti.
I bambini giocano, noi chiacchieriamo a gesti. Io faccio due chiacchiere con Zinb, la mamma di Kwla, nella sua cucina in meraviglioso e improbabile ordine.
L’onore di fare il te tocca a noi. Lo facciamo secondo la tradizione berbera, buttando la prima tazza (serve a sciacquare le foglie di Te), e versando l’acqua nei bicchieri dall’alto, per farla raffeddare e per espandere il profumo della menta in tutta la stanza. Prima di salutarci, Kawla ci regala una ciondolo con la mano di Fatima e ci parla della scuola e della sua passione per il calcio.
Tornate al camp, ci concediamo un ultimo momento: un bagno in piscina,
con vista sul deserto. L’acqua è fredda (è febbraio), ma impossibile rinunciare.

White Camel con i bambini
Il White Camel è una struttura adatta anche alle famiglie. Le camere sono comode, il cibo è adatto ai più piccoli e il ritmo è lento.
C’è anche una spa family friendly, dove possono entrare anche i bambini.
Un dettaglio non scontato.
Come arrivare al White Camel
Noi abbiamo prenotato il White Camel tramite Booking e, una volta confermata la camera,
abbiamo scritto direttamente alla struttura per organizzare il transfer privato,
contattandoli via mail all’indirizzo contact@thewhitecamel.com.
Il transfer non è economico (circa 200 euro), ma è la soluzione più semplice e comoda per arrivare nel deserto, soprattutto se non volete guidare su sterrato o affidarvi a taxi improvvisati.
Noi abbiamo fatto una scelta strategica: abbiamo lasciato la notte nel deserto come ultima tappa del viaggio. In questo modo abbiamo risparmiato sul transfer per l’aeroporto.
Sono venuti a prenderci direttamente al riad a Marrakech e, il giorno dopo, al rientro, ci hanno accompagnato direttamente in aeroporto.
Una soluzione comoda, senza stress e senza dover tornare in città.
Vale la pena dormire al White Camel?

Sì.
Per l’atmosfera,
per il silenzio,
per la cura dei dettagli,
e per l’accoglienza.
Dormire al White Camel non è solo “fare una notte nel deserto”,
ma vivere un’esperienza completa,
intensa e gentile.







