Può la fantasia salvare il mondo. Forse no, il mondo ha bisogno di coraggio, di speranza, di realtà. Ma la fantasia può salvare un paese. Questa è la storia di Valogno, piccolo borgo nel parco regionale” Roccamonfina-Foce del Garigliano”, a quattro chilometri da Sessa Aurunca, in provincia di Caserta. Valogno è il paese dei murales e della fantasia.
Ci siamo stati domenica scorsa, cercavo un percorso alternativo ai mercatini di Natale e ai villaggi di Babbo Natale. Da buoni viaggiatori amiamo andare contro corrente e cercare itinerari alternativi, per evitare il caos. Valogno è nel casertano,m da Napoli è un’ora di macchina. Cosa ha di speciale Valogno? Un’idea.
Valogno, il paese fantasma
Valogno era uno dei tanti paesini destinato a scomparire. I giovani sono emigrati tutti tra gli anni ’60 e gli anni ’90 e in paese sono rimaste tante case vuote e pochi anziani. Il paese si è ripiegato su se stesso, si è spento. Non c’è un alimentari, non c’è un bar. Non c’è nulla. Valogno è diventato un paese fantasma.

Valogno, il coraggio di tornare alle origini
Il paese diventa grigio. Come tanti piccoli borghi italiani. Ma un giorno, ormai di dieci anni fa, Giovanni Casale e sua moglie Dora Mesolella emigrati a Roma per cercare lavoro (psicologo lui e impeigata Telecom lei) decidono di premere il tasto “pause” alle loro vite, decidono che per andare avanti bisogna tornare indietro. Chiudono la loro casa di Roma e tornano in provincia di Caserta, nel paesino sperduto tra le montagne dai ritmi lenti, dove sono nati.
Giovanni e Dora tornano nel paese in cui sono nati perché hanno un sogno: autofinanziano il progetto ” i colori del grigio”, fondano un’associazione, e colorano le stradine di Valogno con 42 murales. Non sono opere di grandi artisti. Ma sono opere che risvegliano il bambino che c’è in noi.Valogno si popola di favole , di vascelli incantati, di libri, di fate, di eroi e di briganti…ma anche di spaccati della vita di campagna, di momenti storici e di frammenti di antichi mestieri.
In provincia di Caserta, il paese dei murales
L’ingresso a Valogno è spettacolare con un murales gigante di Frida Kahlo. Dove parcheggiamo la macchina invece c’è una scena dell’Unità di Italia. Non c’è una continuità, un racconto comune tra i vari disegni, forse l’unico filo rosso è il colore che ti accompagna a entrare in un regno incantato. C’è un silenzio quieto, odore di caminetti accesi e aria frizzante.
Accanto ai murales di Benvenuto a Valogno e Frida, c’è una piccola bottega, la collaboratrice di Viaggiapiccoli Campania , Anna Rita Mautone, con il piccolo Manuel ci racconta: “Siamo entrati incuriositi dai quadri appesi e sparsi un po’ ovunque e dietro ad un banchetto sul quale c’erano piccoli quadretti in tela dipinti, incontriamo Dora. Inizialmente non avevo capito chi fosse, poi è proprio lei ad accoglierci e a spiegarci tutto il progetto che c’è dietro il borgo di Valogno. La verità è ben più grigia del semplice ritorno al proprio paese di origine”.
La storia che Dona racconta ad Anna Rita la lascia senza parole: “Il voler colorare “il grigio dell’anima” nasce da una storia di dolore personale dovuta alla malattia del figlio, diagnosticatagli quando aveva appena 4 anni. Da qui la scelta di tornare a vivere in un luogo tranquillo , che permettesse a tutta la famiglia di trovare quella serenità perduta.”
È cosi che nasce il progetto “I colori del grigio”: inondare di colori le stradine del borgo, ormai quasi disabitato, è stato un modo per restituire vita e gioia e speranza ad un luogo destinato a decadere. Un percorso difficile che ha però aiutato la famiglia e , con uno sguardo più ampio, tutti gli abitanti del borgo a uscire da una situazione triste e grigia.
La rinascita di Valogno è quindi il simbolo della rinascita non solo di questa straordinaria famiglia ma anche di tutta la popolazione, che oggi accoglie sorridendo i visitatori che camminano per le vie del borgo.
Noi abbiamo incontrate tante persone anziane che ci salutavano e ci indicavano dove andare a vedere i murales più belli.
A casa di Zio Raffaele e Ninetta
E a Valogno gli anziani hanno ritrovato il coraggio della vita, il piacere della compagnia. Appena arriviamo una signora ci ferma e ci racconta che anche sua figlia, che lavora al Nord, ha due bambini dell’età di Giulia ed Enrico più o meno e ci raccomanda di andare a mangiare la pizza da Gumina, perché lei la prende “una volta alla settimana ed è buonissima”.
Mentre camminiamo come Alice nel paese delle meraviglie sentiamo un’altra voce: “Lo avete visto il presepe”. Ci voltiamo c’è un signore sulla soglia di una casa che ci invita ad entrare.
È Raffaele , quasi ’90 anni, come dice lui. Raffaele ci mostra il suo presepe vecchio stile con il muschio, le le casette di cartone e i pastori di plastica, con le pecorelle e le paperelle. Arriva anche Ninetta sua moglie, che si scusa, perché stava “preparando il pranzo”.
Ninetta spiega ai bambini l’arrivo dei pastori, la stella cometa, il bue e l’asinello e Raffaele ci racconta che “negli anni ’40 – ci a Valogno c’erano circa 500 abitanti, poi nel ’56 è cominciata la grande migrazione verso il Belgio, la Germania in cerca di lavoro e nessuno è tornato. Qui si produceva vino e olio e invece ora le colline sono campi incolti e abbandonati. Oggi siamo in cento a vivere qui”. Raffaele attorno al presepe ha sistemato anche i vecchi attrezzi che lui usava in campagna.

Il risveglio di Valogno
Grazie all’idea dei murales i turisti sono tornati a Valogno. Nella nostra passeggiata abbiamo incontrato diversi gruppi, due su tre erano gruppi di fotografi. Eppure il paese non ha perso la sua anima è rimasto un piccolo borgo di campagna, solo con un pizzico di magia.

Raffaele ci invita ad andare a vedere l’albero della vita e ad esprimere un desiderio. Salutiamo lui e Ninetta e ci arrampichiamo sulla cima del paese. Eccolo l’albero della vita: bianco, azzurro e oro. Enrico e Giulia lo toccano e esprimonoi un desideri oa occhi chiusi, io intanto sbircio un piccolo ristorante. Prima di partire Francesco aveva controllato su TriAdvisor e su google e non aveva trovato nulla dove poter mangiare. Anzi Valogno è conosciuto anche come il paese dalle “porte aperte” perché quando organizzano delle visite guidate i residenti aprono le loro cucine e offrono il pranzo.
Uno dei Murales più belli in assoluto che ha catturato la nostra attenzione, per i colori ma soprattutto per la frase scritta è quello della donna che sale su una scala per prendere le stelle. La frase in basso a destra recita : “Una bambina a cui fu chiesto dove fosse la sua casa, rispose: dove c’è la Mamma”.
Non solo murales a Valogno
Ma a Valogno, non ci sono solo murales: se aguzzi la vista , troverai anche delle sculture in pietra e dei bassorilievi variopinti, un presepe , è divertente scovarli insieme ai bambini!
Anna Rita e Manuel, dopo la loro esperienza di visita a San Potito Sannitico con un vero e proprio tour guidato attraverso i murales della città, consigliano anche per Valogno il tour con la guida di Giovanni.
È, infatti, lui stesso a organizzare la visita guidata durante la quale vi racconterà la sua storia personale, quella del borgo e la storia che c’è dietro ad ogni murale.
- Per prenotare una visita guidata: contattare il numero 3205636205 (anche messaggio whatsapp)
Dove mangiare a Valogno: il ristorante di Carmina e Guido

Ma dove mangiare a Valogno? Non è facile. Prima di arrivare Francesco cerca dei ristoranti, ma non trova nulla in rete. L’idea iniziale è quella di mangiare in qualche paese vicino, ma durtante tutta la passeggiata Enrico però continua a dire: “Papà il paese era così bello, si mangerà anche bene”. Io lo appoggio. Anche Giulia è dalla nostra parte. Francesco alla fine si lascia convincere e decide di provare Gumina, unico ristorante del paese, senza recensioni: sconosciuto. Quando entriamo da Gumina ci accoglie un gatto e un bel tepore. La sala principale non é grande. Ci sono tre tavoli occupati, una coppia con un bimbo piccolo, due amiche e due amici dall’accento romano.
Ci viene incontro Carmina che ci spiega: “La domenica a pranzo abbiamo menù fisso, antipasto della casa, gnocchi al cinghiale, anatra all’arancia e dolcetti della casa”. Francesco è ancora titubante, perché lui mangiare vuol dire anche bere un buon vino. E qui ci salva il territorio, perché questa è zona di vino, è zona di Falerno del Marsico. Ci sediamo. Menù per adulti 28 euro, menù bambini (gnocchi al sugo, cotoletta e patatine : 15 euro).
Cominciamo a mangiare e subito il piccolo ristorante, riscaldato da una stufa a gas ci conquista, arriva un cestino di pane caldo fatto in casa, un vassoio con salumi e formaggi dal sapore intenso. Iniziamo a chiacchierare con gli altri tavoli, come se ci trovassimo in una cucina di casa. Enrico soddisfatto continua a ripetere. “Hai visto papà? Qui si mangia bene. Te lo avevo detto!”. Uno a zero per il piccoletto, che si è fatto guidare dall’istinto e non dalle recensioni on line.
Valogno, la scelta della famiglia
A fine pasto davanti a un bicchiere di grappa con noci, taralli e miele, Carmina ci spiega che “Gumina”, nasce dall’anagramma del suo nome e di quello di suo marito, Guido. “Anche noi eravamo emigrati, facevamo le stagioni come cuochi a Rimini, ma a un certo punto abbiamo deciso di tornare a Valogno, qui abbiamo la nostra casa e la nostra famiglia. Volevamo investire nel nostro futuro e non lavorare a vuoto e senza un obiettivo. A maggio abbiamo aperto questo ristorante, cercando di mettere a frutto tutta la nostra esperienza”.
Poi ride: “Abbiamo una pagina Instagram e una pagina Facebook, ma non siamo su TripAdvisor, perché vogliamo fare le cose piano e per bene, prima dobbiamo conquistare i clienti della zona, avere un rapporto diretto con loro e poi arriveranno anche i turisti. Ci sono tante persone del paese e dei paesi vicini che vengono da noi: la sera prendono la pizza da asporto, noi la facciamo con l’impasto napoletano a lievitazione lenta, la domenica vengono a pranzo…e poi c’è tanta gente viene anche il pomeriggio a sgranocchiare taralli e a bere grappa. Nessuno ci corre dietro, vogliamo andare piano. Per ora siamo felici perché stiamo costruendo qualcosa di nostro, a casa nostra”.
Ci saluta il rintocco delle campane
Quando andiamo via sentiamo il rintocco delle campane e ci fermiamo. Non c’è nulla in questo paese, non c’è neanche bar, ma ci sono le persone. Tutti ci salutano e ci sorridono, una signora ci invita a casa a prendere il caffè.
A Valogno ci sono le persone. E i murales aiutano solo a ricordare a chi arriva e a chi ci vive in nquesto piccolo borgo che la fantasia non salverà il mondo, ma può aiutare a credere nelle piccole cose, nei piccoli paesi, nella famiglia.
Come raggiungere Valogno
Il paesino si raggiunge percorrendo la SS7, uscendo a Cascano/Carinola e da qui prendendo la direzione Roccamonfina/Valogno. Valogno è a circa 10 km di distanza dall’uscita della SS7 ed è perfettamente segnalato. Una volta arrivati a destinazione, posteggiate l’auto all’ingresso del borgo, lungo la strada che costeggia la scuola che si trova sulla destra. Poi da lì proseguirete la vostra visita a piedi.




















