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Napoli in un week-end, qualche idea diversa

Napoli Palazzo dello Spagnuolo

Napoli in un week-end. Credetemi: è una sfida. Cosa vedere? Dove andare? Cosa mangiare? Ma come si fa a vedere Napoli in poco più di 48 ore? Come si fa vedere la vera Napoli?

La sfida è partita con #Napoliperme, il tour blog che abbiamo organizzato proprio per raccontare in rete una Napoli non comune, oltre le guide turistiche. Tre giorni, sei blogger e una città a disposizione. Ecco le tappe che abbiamo scelto con PanAnna Blog di Viaggi, 2_cuori_in_viaggio, InViaggioconMonica, Condividiamo il viaggio, Un trolley per due, Italiaterapia.

La nostra napoli in un  week-end dura tre giorni: dal venerdì alla domenica.

Napoli
Centro Storico

Napoli, primo giorno

Se arrivi a Napoli devi andare subito in due posti: il centro storico e il lungomare, solo così potrai rubare a questa città voci, colori e bellezza. Napoli è una città teatrale e i suoi set ideali sono i vicoli e il mare.

Prima tappa a Napoli: il centro Storico

Cosa vedere al centro Storico? Non basta certo un week-end, in moltissimi vanno a vedere il Cristo Velato (infatti preparatevi, troverete sempre la fila, qualsiasi giorno a qualsiasi ora). Noi preferiamo un giro per Santa Chiara, con visita al Chiostro con le maioliche, passeggiata per San Gregorio Armeno, con tappa dal nostro amico Spiff per comprare un ricordino unico, visita alla Bottega della Scarabattola per scoprire l’arte del presepe napoletano e visita alla Chiesa barocca di Santa Maria del Purgatorio. In questa chiesetta in via dei Tribunali  scoprirete la tradizione napoletana di adottare i teschi per ricevere in cambio una grazia: è il culto delle anime pezzentelle. Preparatevi a teschi, ossa, corone, merletti, coroncine….e a un odore intenso di fiori. Qui conoscerete Lucia e la sua storia d’amore. Ve ne innamorerete.

Se avete tempo e siete con i bambini visitate anche L’ospedale delle Bambole e infilatevi a caso in palazzi e cortili, ne troverete di bellissimi. Al centro storico segnaliamo anche la Libreria per ragazzi Bibi, se avete bambini piccoli e avete bisogno di una pausa, fate una sosta qui, in via Raimondo di Sangro sei, troverete cuscini, sedioline e tantil ibri colorati, oltre che una tisana calda e tante chiacchiere.

Il giro continua passando per piazza Bellini, la piazza dei bar all’aperto, piena a qualsiasi ora di studenti universitari e con gli antichi resti delle mura della Neapolis greco-romana. Qui è piacevole fermarsi per un pranzo veloce. A noi piace molto L’Etto, un ristorante a base di verdure in cui paghi a peso quello che mangi (via Santa Maria di Costantinopoli, 102).

Nel pomeriggio, giro per piazza Plebiscito: bendatevi e provate a camminare da Palazzo Reale al porticato di San Francesco, esattamente al centro delle due statue a cavallo. Sarà impossibile, perché non si vede, ma la piazza è in leggera pendenza. Sarà un gioco divertente.

Passeggiate per via Chiaia, via dei Mille e vicoletto Belledonne e arrivate sul lungomare all’ora del tramonto , il posto perfetto di osservazione sono le terrazze di Castel dell’Ovo. Tornando indietro troverete i lportico di piazza Plebiscito illuminato dei colori dell’arcobaleno e se ci credete, se vi fermate un attimo, dentro di voi sentirete cantare Pino Daniele…e la sua Napule è mille culure ….

Secondo giorno a Napoli

Viviamo a Napoli e amiamo la nostra città, ma soprattutto amiamo i Quartieri Spagnoli: qui c’è il vero cuore di Napoli.

Se venite a Napoli non potete non girare tra i vicoli, mangiare un cuoppo di frittura mista alla Pignasecca, perdervi tra i vicoli con i pann istesi sulla testa e le bandiere azzurre ai balconi. Vi raccontiamo punto per punto il nostro Tour ai quartieri Spagnoli con i ragazzi di Casa Tolentino. Un tuor da non perdere, abbiamo imparato e scoperto tantissimo.

Quartieri Spagnoli
I vicoli dei Quartieri Spagnoli

Dopo il giro nei Quartieri Spagnoli, con gli occhi pieni di bellezza, la testa stordita da voci e colori e la panccia felice per aver mangiato la vra pizza fritta, ci vuole una pausa. E a Napoli la vera pausa è il caffè.

A Napoli, i portieri, quando volevano sapere qualche “pettegolezzo” del palazzo, accendevano il gas e mettevano a fare il caffè…. Ci volevano almeno 20 minuti e chi capitava nelle loro grinfie alla fine era costretto a raccontare vqualcosa.

Grazie ai Gianluca di Casa Tolentino e ai ragazzi di Spira Mirabilis, B&B a Santa Lucia abbiamo partecipato a una master class di caffè napoletano. È stato bellissimo.

Bello l’ingresso e l’accoglienza nella struttura, vi mostro alcune foto per farvi capire l’atmosfera che si respira a Spira Mirabilis.

La Master calss di Caffè napoletano

Caffe napoletano
La macchinetta del caffè napoletano

Gianluca ci accompagna in cucina, dove troviamo un tavolo con la vecchia “Cuccuma”. “Master class mi sembra qualcosa di scicchettoso – ride Gianluca – invece io ogni mattina mi faccio il caffè napoletano, come mi ha insegnato mia nonna, me lo facevo anche quando ho vissuto in Cina… e così come lo faccio io, lo spiego a voi” .

L’acqua bolle sul fuoco, Gianluca apre le confezioni di caffè e il profumo di chicchi appena tostati si spande nella stanza. Gianluca, magrissimo e con l’accento morbido napoletano,  ci spiega tra una storiella e un trucchetto, come pressare la polvere ( “mai con le dita, ma sempre con il palmo”), come versare l’acqua (“attenti al buchino sulla caffettiera, altrimenti vi bruciate e fate un guaio”), ci fa vedere il metodo coreografico con la caffettiera che si ribalta o quello più “Suè scuè” (cioè veloce).

Gianluca con due piccoli apprendisti

E ci avverte: “Se avete fretta, lasciate stare, fatevi un caffè con una cialda, per fare un buon caffè napoletano ci vogliono almeno 20 minuti”. E poi ci spiega il trucco del “cuppitiello”, il cartoccio di carta da mettere sul beccuccio della caffettiera per non disperdere l’aroma e altri trucchetti elaborati negli anni.

E cita a memoria Eduardo de Filippo:

Sul becco io ci metto questo coppitello di carta, pare niente, questo coppitello, ma ce l’ha la sua funzione . E già, perché, il fumo denso del primo caffè che scorre, che poi e’ il più carico, non si disperde. Come pure, professore, prima di colare l’acqua, che bisogna far bollire per tre o quattro minuti, perlomeno, prima di colarla, vi dicevo, nella parte interna della capsula bucherellata, bisogna cospargere mezzo cucchiaino di polvere appena macinata.

Tra chiacchiere e domande i 20 minuti passano e si assaggia il caffè, con biscotti all’amarena, tipico biscotto napoletano: “Si chiama all’amarena, ma amarena non ce né – ride Gianluca- perché le mamme quando non avevano nulla ci mettevano dentro quello che capitava”.

Un goccino di caffè lo assaggiano anche i bambini: è il premio per il duro lavoro.

Terzo Giorno a Napoli

La galleria Borbonica e Napoli sotterranea

L’80 per cento delle persone che viene a Napoli vede Napoli sotterranea. Confesso che il primo giorno che ero a Napoli, 11 anni fa, anche io partii dal ventre di questa città, per scoprirla davvero. I cunicoli sotterranei della città sono tutti affascinanti, ma dopo averli visti tutti io consiglio la Galleria Borbonica. Perchè? Perchè la Galleria Borboncia l’ha scopetrta un giovane geologo napoeltano, Gianluca Minin. Minin per cinque anni, da solo e con l’aiuto  di un manipolo di volontari, ha scavato e ripulito i tunnel. Sol oquando ha ottenuto la licenza dal Demanio l’ha aperta al pubblico, ma ha continuato a scavare e scoprire e sistemare.

La piscina della galleria Borbonica
Galleria Borbonica

Ogni metro della galleria Borbonica Gianluca l’ha portato alla luce con le sue mani, l’ha ricostruito, l’ha vissuto. Ha chiesto ai muri, agli oggetti abbandonati e agli anziani (che ha riportato sotto terra), la storia di ogni angolo. Ha ricostruito l’impianto elettrico originale, ha sistemato le auto del deposito giudiziario, ha recuperato una moto riadattata per portare il ghiaccio tra i vicoili, ha recuperato l’impianto telefonico dei tempi della guerra. Vi consiglio la Galleria Borbonica, perchè qui troverete tutta l’inventiva di Napoli e soprattutto troverete un luogo realizzato con amore.

Ci sono vari percorsi, uno anche sulla zattera, trovate tutto sul sito della Galleria, vi dò solo due informazioni che possono essere utili.

Nella galleria c’è sempre un leggero venticello e c’è pochissima umidità, perciò si avverte molto meno il senso di claustrofobia di altri posti sotterranei.

Prima di venire a Napoli guardate sul sito, ogni tanto nella Galleria organizzano dei concerti al buio, sono un po’ cari, ma è un’esperienza unica da provare: è commovente sentite la musica nel buio, nel cuore della città.

 

Il tetto di Napoli, il belvedere di San Martino

Il ventre di Napoli ti avvolge e sembra quasi volerti trattenere dentro di sè, è un  mondo parallelo ammalliante e avvolgente. Quando esci dai tunnel è come tornare alla vita e  hai bisogno di aria, di luce, di spazi. E allora, fate pochi passi a piedi e prendete la funicolare di piazza Amedeo per arrivate al Vomero (ultima fermata: piazza Fuga).

pizza a portafoglio Napoli
La pizza a portafoglio

Per pranzo fate tappa da Errico Porzio , in via Scarlatti, per provare la pizza a portafoglio… un attimo, cosa è la pizza a portafoglio? È una pizza più piccola di quelle normali, che si piega in quattro e si mangia per strada. Consigliamo quella con pomodorini gialli, pepe e Cacio ricotta ( la “Girasole”) o quella con il cornicione ripieno di ricotta e la mozzarella di bufala fresca.

A pancia piena si punta sul tetto di Napoli: in dieci minuti a peidi si raggiunge il Bel Vedere della Certosa di San Martino e  Castel Sant’Elmo. Se avete tempo entrate nel castello e fate un giro sulle mura, abbraccerete tutta Napoli dall’alto (il biglietto costa sette euro e il castello è chiuso il martedì), se avete poco tempo basta affacciarsi al belvedere davanti alla Certosa per vedere il quadro del Vesuvio e Napoli che morbida degrada fino al mare. 

Toccato il tetto di Napoli, si torna giù dalla Pedamentina. Qui che non vi potete perdere: si va sempre giù, tra  scorci  panoramici e silenzio, fino ad arrivare a Corso Umbero.

Il Rione Sanità

Altro luogo di Napoli, un po’ fuori dai percorsi turistici classici, ma che per noi è un vero e proprio gioliello è il Rione Sanità, il quartiere di Totò e dei Murales.

Da vedere almeno due palazzi: 

  • Palazzo dello Spagnuolo, in via dei Vergini: se c’è il portiere non è dovuta, ma vi chiederà un’offerta. E’  famosisimo per le sue scale ad ali di falco e i suoi stucchi verde salvia, set cinematrografico d’elezione
  • E poco più avanti, in via Sanità, Palazzo Sanfelice, palazzo gemello a Palazzo dello Spagnuolo, ma meno ricco, qui  fu girato Questi fantasmi! di Eduardo De Filippo

E i murales disseminati nelle vicole del Rione: “Luce” di Tono Cruz con i volti dei bambini del quartiere, “RESIS-TI-AMO” dell’argentino Francisco Bosoletti in piazza Sanità; le opere delll’Argentina Irene Lasivita e del messicano Addi Facte in un vicolo di via Vergini; il murale misterioso sulla parete della Tenda, visibile solo con un filtro; “Il dolore e la bellezza: Titta Cesarano ” nel murale in piazza dei Miracoli di Addi, dedicato alla sorella di Genny, vititma innocente di camorra a 17 anni; il disegno di Totò di Fabio Borrelli in via Santa Maria Antesaecula. 

Noi non abbiamo avuto il tempo, ma da vedere alla Sanità anche le Catacombe di San Gennaro e il cimitero delle Fontanelle, entrambi imperdibili.

L’ultimo saluto a Napoli dopo un lungo week end con un cocktail

Palazzo Caracciolo
Il chiostro di Palazzo Caracciolo

E noi abbiamo chiuso il nostro giro all’Hotel Palazzo Caracciolo (per i tifosi di calcio qui ha dormito anche Cristiano Ronaldo), con uno degli aperitivi più particolari di Napoli, il Napojto, un mojto con spumante e limoncello, gustato nel chiostro Cinquecentesco coperto.

Dove dormire a Napoli

Le streutture testate da noi e dai blogger coinvolti  per #Napoliperme sono state

 

Cosa mangiare a Napoli

A Napoli è tutto buono, ma proprio tutto e quasi dappertutto. Difficile scegliere. Possiamo provare a dire cinque cose da provare

1- Pizza

2 – Cuoppo di Frittura

3- Pasta alla genovese

4- Sfolgiatelle e Babà (se vi trovate all’areoporto ottimi da portare a casa quelli della Pasticceria Madonna)

5- Mozzarella del Consorzio Mozzarella di bufala

Vini campani biologici
Vini Sorrentino

Come vino grazie a #Napoliperme abbiamo piacevolmente scoperto Sorrentino vesuvio vino, produttori Vini Biologici e Spumante Lacryma Christi del Vesuvio da 3 generazioni.

 

*Per la foto di Copertina grazie a Yuri di Condividiamoilviaggio

 

 

 

 

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