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bambina colora biglietto auguri festa del papà

 

Manca poco al 19 marzo e, per l’occasione, abbiamo raccolto alcune idee per la festa del papà, in modo da aiutarvi a festeggiare in modo originale. Ecco alcuni lavoretti, perfetti se siete in cerca di  regali per la festa del papà unici!  Noi mamme di Viaggiapiccoli abbiamo messo insieme le nostre esperienze per cercare di essere pronte anche questo 19 marzo. Tante idee e lavoretti per la festa del papà da fare in casa, giochi e dolci. Regali creativi e economici.

castello di Avio

 

San Valentino è alle porte e ogni anno incombe il dilemma: festeggiare, non festeggiare, fare regali oppure no, dove andare a cena (quest’anno problema risolto!). Noi, come come coppia e come famiglia, sfruttiamo questa festa come promemoria, per ricordarci dell’ che ci circonda ogni giorno.  E soprattutto vogliamo cogliere l’occasione per insegnare ai nostri bambini che donare e vedere qualcuno felice per il nostro gesto è ancora più bello che ricevere. Detto questo, se volete fare un regalo d’amore vero, ecco 5 idee perfette per San Valentino (e non solo!) che piaceranno a tutta la famiglia.

ballerine donna su prato

In questo marzo così insolito, con l’Italia divisa a metà – a Nord piogge e a Sud sole – ,  più che mai abbiamo bisogno di primavera, spazi aperti, piccole gite, anche sotto casa. L’obiettivo è vivere la nostra città, ma l’inverno non è ancora terminato e la primavera ancora non vuole arrivare, come vestirsi? Bel dilemma. Ma vista l’indecisione perchè non cogliere l’occasione? Il cambio stagione è una scusa perfetta per rinnovare l’abbigliamento. Non trovate? E allora oggi ci divertiamo a darvi qualche idea e consiglio su come vestirsi per una gita fuori porta?

 

Questa mattina dovevamo portare a scuola tutto il materiale scolastico: libri, quaderni, colori, album da disegno. Tutto rigorosamente e ordinatamente etichettato con nome e cognome! Il come back to school è un vero percorso ad ostacoli e nel nostro caso: doppio.L’anno scorso Enrico e Giulia, come piccoli scrivani, hanno scritto nome cognome a mano su tutti i quaderni: un’impresa titanica che è durata tre giorni. Quest’anno, invece, i due monelli, erano super felici perché avevamo un alleato: Stikets, con timbri con nome ed etichette per scuola, vestiti e  viaggi. E così il duro lavoro è diventato un gioco.

cyberbullismo sexting hate speech

Terza elementare, a settembre Enrico e Giulia inizieranno la terza elementare. Crescono velocemente. Quest’estate tra i compiti a casa, per le vacanze estive, hanno avuto da fare anche delle ricerche on line su alcuni musei che hanno visitato con la scuola. È stato un attimo, eravamo insieme al computer, Enrico ha premuto un paio di tasti e siamo finiti su un sito “a rischio”, con immagini molto violente. I bambini si sono spaventati e hanno cominciato a fare mille domande. Per fortuna ero accanto a loro e sono intervenuta subito, ma se non ci fossi stata? Cosa sarebbe successo? Cyberbullismo, sexting, hate speech, quali sono i rischi della rete? Cosa è il cyberbullismo? Cos’è il sexting? Cos’è l’hate speech? Come possiamo difendere i nostri figli?

Proviamo a rispondere a queste domande.

Cos’è il Cyberbullismo

Il bullismo, ahimè, non esiste solo nella vita reale, non è fatto solo di scherzi terribili e violenze ripetute tra i corridoi della scuola, ma corre anche dietro gli schermi di computer e cellulari. Il cyberbullismo è un magma di messaggi di ricatto, frasi offensive, foto private rese pubbliche o ancor peggio foto ritoccate e usate per insultare la vittima. È un bombardamento, che in maniera subdola invade e distrugge gli spazi virtuali dei nostri figli, deflagrando nella loro vita reale. Secondo i dati, raccolti a livello nazionale dal 2016 al 2018 su un campione di scuole secondarie di primo grado, da Ministero dell’Istruzione, il 20% dei giovani sarebbe stato vittima di atti di bullismo.

Chi è vittima di cyberbullismo non solo riceve offese dirette attraverso la rete, ma sa che quelle molestie vengono viste, lette e condivise da tantissime persone. Questi eventi sono pericolosi e generano nella vittima molta paura a denunciarli: c’è il timore che i genitori reagiscano in modo eccessivo (magari togliendo internet) oppure che i cyber-bulli possano vendicarsi per essere stati smascherati.

Cos’è il Sexting

E i pericoli della rete sono tanti e mutano velocemente. Da un’indagine che il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha realizzato in collaborazione con l’Università di Firenze per fotografare i comportamenti a rischio degli studenti, c’è il boom di un fenomeno nuovo: il sexting, ovvero inviare o ricevere foto o video provocanti. Il fenomeno “è passato dal 7% del 2016 al 9% del 2018”. I più colpiti sono gli adolescenti.

Cosa sono gli hate speech?

E il mondo della rete e della violenza è intriso anche di odio e razzismo. Fenomeno meno conosciuto, forse, ma altrettanto preoccupante è quello degli “hate speech”. IContro chi? Contro le donne, i migranti, i diversi, i deboli o semplicemente “gli altri”. Infatti, se solo il 6% dei ragazzi nella fascia d’età 9-17 “è stato vittima nell’ultimo anno di fenomeni di cyberbullismo” il 31% nella fascia 11-17 anni “ha visto online messaggi di odio o commenti offensivi”. Ed è pericoloso, molto pericoloso.

Cyberbullismo, sexting, hate speech, quali sono i campanelli d’allarme?

C’è Emilia Mangano, mia cara amica e psicologa, che da anni Con “Sciara Progetti” fa prevenzione nelle scuole sulla violenza on line e mi dice con forza: “Attenzione, un ragazzino vittima della violenza della rete ha difficoltà nel rendimento scolastico, disturbi del sonno, sentimenti depressivi e ansiosi e tende a chiudersi in se stesso e a non avere relazioni”.

Come fermare il Cyberbullismo, il sexting e gli hate speech

Come tutte le forme di violenza e soprattutto quelle on line, fermarle è impossibile, ma arginarle sì.

La prima vera arma per arginare questa silenziosa onda nera è la fiducia: bisogna creare attorno ai nostri figli un clima di fiducia. Se si fidano di noi e in qualche modo si sentono in pericolo ci chiederanno aiuto. E lo stesso vale per le scuola, se a scuola si parla di questi fenomeni e gli insegnanti sono attenti e ricettivi, i ragazzi avranno meno paura a denunciare e non solo saranno pronti a denunciare, ma anche a mettere in atto reali strategie di difesa.

Inoltre, bisogna stare attenti a non lasciarli mai troppo tempo da soli con computer o cellulare.

E, altre due “armi” sono: l’informazione e la prevenzione. E queste sono “armi” che richiedono il coinvolgimento dei genitori e degli insegnanti. Entrambi sono guide e devono aiutare i figli e gli studenti a capire cosa è l’odio, la discriminazione, la prevaricazione, la violenza e nello stesso tempo cosa vuol dire aiutare e aiutarsi, accogliere, rispettare.

I ragazzi devono essere preparati, corazzati direi, e si devono sentire forti per bloccare gli haters e denunciarli.

Ma non sempre è facile, allora possiamo chiedere aiuto proprio alla Rete.

 

Cyberbullismo, sexting, hate speech: un’App per aiutare i genitori

Un video che viola la privacy di una persona, non è divertente, è un reato. La discriminazione è violenza, anche se solo in un commento social. Ma i nostri figli spesso non hanno gli istrumenti per capirlo.

Il rapporto annuale 2017 dell’Osservatorio Nazionale sull’Adolescenza rivela l’abbassamento dell’accesso alle tecnologie da parte dei bambini. I bambini, fin da piccolissimi vengono dotati di un mezzo proprio che gli viene regalato dai genitori in media a partire dai 9 anni. Ma a nove anni un bambino ha le competenze per guidare la sua ricerca in rete? Ha gli strumenti per riconoscere e schivare pericoli?

Credo di no. Allora per creare una rete di protezione e difnedeci da casi di Cyberbullismo, sexting e hate speech esiste un App: Kaitiaki che si rivolge alle famiglie per aiutare a difendere i ragazzi dai pericoli on line e tutelare la loro privacy e alle scuole per insegnare a riconoscere il linguaggio e combattere i cyberbulli.

Cosa fa questa app:

  • Comprende il testo e riconosce schemi di comportamento a rischio ed anomalie nei profili.
  • Analizza immagini e video, individua nudità, frasi inappropriate, altri elementi di rischio.
  • Apprende nuovi modelli di comportamento, nuovi pattern, utili per la soluzione di nuovi casi.
  • Reagisce in tempo reale ai pericoli rilevati ed invia un allarme al genitore o al gestore dei profili.
  • E dato importante i genitori e gli operatori non possono accedere ai profili social dei figli o dei clienti, attraverso Kaitiaki. Perché anche il pensiero di controllare gli spazi on line dei nostri figli, per proteggerli, non è giusto.

 

Kaitiaki è una parola Maori che significa “Guardiano”, del mare, del cielo e della terra. E anche questa App è come un guardiano silenzioso da installare sui computer delle nostre case e sui nostri smartphone, genitori e figli insieme.

 

 

 

 

 

Post in collaborazione con Kaitiaki, membro permanente di IESI, Progetto della Commissione Europea per l’innovazione sociale abilitata dalla ICT

 

Abbiamo inaugurato la rubrica giochi in viaggio, chiedendo alle famiglie amiche su Instagram, trucchi, giochi, ed espedienti per intrattenere i bambini nei viaggio, ma non solo, anche in casa o al ristorante. E di idee ne sono arrivate tante, dal gomitolo di lana alla playlist musicale, dai regalini, ai giochi di memoria, colori, fogli, pongo e origami, giochi di squadra. Troppo facile dare in mano ai bambini un tablet per tenerli occupati. Ma se invece che accendere il tablet e basta, insegniamo ai nostri figli a usare la tecnologia, cosa succede?

A Enrico e Giulia, fino ai tre anni, non abbiamo fatto usare la tecnologia (e non l’abbiamo mai usata neanche noi in loro presenza) e ora, che hanno sei anni e mezzo, usano il tablet per vedere film e cartoni in inglese, nel fine settimana o in aereo.

Ma, come sempre, non ci piace viaggiare in una sola direzione nè viaggiare da soli, perciò usiamo il blog per accogliere pareri diversi dal nostro, scelte che noi non abbiamo fatto, idee di famiglie come noi.

Sulla tecnologia noi abbiamo fatto una scelta. Ma ci sono tante scelte possibili e utili per i nostri figli, se sono scelte e non vie di fuga.

E proprio su Instagram abbiamo incontrato due genitori che hanno fatto un vero e proprio percorso verso la tecnologia, un percorso che troviamo fantastico e che ci propone anche tante idee per i giochi da mettere nello zainetto da viaggio.

 

 

 Io sono Elisa @pazzy79 e sono una mamma di due bimbi: ci piace la natura, viaggiare, conoscere, scoprire e crescere insieme… insomma una famiglia come tante altre… normale!

 

 

 

 

Impariamo a usare la tecnologia e insegniamolo ai nostri figli

Io e mio marito Luca, ai nostri bambini abbiamo insegnato ad andare in bicicletta, con lo skate, a nuotare e tuffarsi, giocare a carte, giochi in scatola o semplicemente andare in giardino ed osservare la natura, fare una passeggiata ed esplorare cosa c’è intorno, inventare giochi nuovi con ciò che si trova, ma un giorno ci siamo accorti che il cellulare e il tablet sono parte della nostra vita quotidiana (lavoro, informazione, utilità) come tanti altri strumenti e più cercavamo di tenerli lontani da tablet e smartphone, più ci sembrava che diventassero il loro “oggetto dei desideri”, bastava che papà avesse in mano il cellulare per fare una foto, che nostro figlio lo voleva per provare anche lui (giustamente)….

Un percorso educativo PRO-tecnologia

Non andava bene così, perciò abbiamo deciso un percorso educativo dei nostri bambini PRO-tecnologia e non contro, partecipando ad incontri per capire meglio i benefici e i problemi legati a questi nuovi “strumenti”, abbiamo deciso che, anche se quando eravamo piccoli noi non c’erano, oggi nella vita dei nostri figlio la tecnologia c’è, e prima o poi dovranno conoscerla, perciò abbiamo deciso di farlo noi genitori, come abbiamo insegnato loro ad usare il cucchiaino, poi la forchetta ed infine il coltello in base alla loro età e capacità, così abbiamo fatto per la “tecnologia”, in dosi e modalità differenti , in base all’età, abbiamo fatto conoscere e insegnato ad usare questi nuovi “strumenti tecnologici” ai nostri bambini.

Insegniamo ai nostri figli a usare la tecnologia: app  in base all’età

A 2-3 anni abbiamo iniziato ad utilizzare il cellulare insieme ai nostri bambini, prima con il figlio più grande e poi con il secondo, all’inizio usavamo il cellulare (il tablet ancora non lo avevamo) solo a casa, in tranquillità come fosse un qualsiasi altro gioco (un puzzle, un memory, una ruota degli animali) senza dare troppo peso solo perché era “contenuto” nello smartphone, piuttosto che in una scatola di cartone come altri giochi.

In base all’età abbiamo scelto alcune applicazioni dedicate alla loro, ricordo una che mostrava gli animali, faceva sentire il verso più il nome dell’animale, nel 2010 le app gratuite non erano molte e non erano il massimo, ma in pochi anni si sono evolute migliorando notevolmente.

 

Insegniamo ai nostri figli a usare la tecnologia: ci vogliono delle regole

bambini tabletQuesto approccio ci ha dato modo di avvicinare i bambini alla tecnologia in modo “sano”, con delle regole accettabili per i bambini e simili a quelle che si danno per tutti i giochi analogici, per esempio “finita la partita mettiamo via” così da limitare anche il tempo di utilizzo, ma sopratutto in modo sereno per tutti, questo metodo a ridotto il fattore “tecnologico” a un fattore semplicemente di “materiale” con cui è costruito e non un modo di giocare più interessante degli altri.

Non era più l’ “oggetto desiderato” o il  “passatempo che diamo così sta buono”, ma un gioco come un altro, con delle regole, dei tempi per giocare insieme e dei tempi in cui non si può usare.

Il tablet diventa una scatola dei giochi in viaggio

A 5 anni il loro rapporto con queste tecnologie, ha “trasformato” il tablet in una “scatola” dei giochi da viaggio, i bambini, ormai grandicelli, hanno iniziato a prepararsi il loro zainetto con i giochi analogici (macchinine, blocco, matite, libretto preferito o simili) e il tablet che per loro è diventato solo un “contenitore” di giochi che nello zaino non ci stavano perché ingombranti (forza4, puzzle, libri illustrati ecc.) sapendo che in vacanza non si può portare tutta casa (pensiamo in aereo dove lo spazio dei bagagli è minimo) il tablet era un modo per portare con noi un gioco in più.

Essendo considerato “gioco” alcune regole sono le stesse usate normalmente: non si gioca a tavola mentre si mangia, non si gioca quando siamo in compagnia di altri bambini con cui giocare, non si gioca se c’è altro da vedere e fare.

Il tablet e le app interattive dedicate alla geografia o alla storia

Il tablet-cellulare pian piano si è trasformato anche per loro in un “strumento”, a quel punto abbiamo inserito app più interessanti ed istruttive, per esempio dedicate alla geografia, alla storia o semplicemente per ripassare le tabelline in un momento “morto” in modo divertente, trasformandolo in ciò che è: uno strumento tecnologico con tante utilità.

Insegniamo ai nostri figli a usare la tecnologia: il tablet è uno strumento

Oggi nostro figlio ha 11 anni, ha un cellulare e l’età per capire perché da genitori abbiamo attivato sul suo cellulare tutti i metodi per proteggerlo dai pericoli della rete (parent control, fa parte del sistema “famiglia” ecc), capire le regole che gli abbiamo dato per la sua sicurezza e la privacy. Il risultato è che siamo felici di vedere che, anche per lui, il cellulare è diventato un utile “strumento”, come per noi adulti.

Lo usa come “strumento”, come è giusto che sia: devo organizzarmi con gli amici, mando un messaggio, devo fare una traduzione se sono a casa ho il vocabolario, ma se sono all’estero ho un’app che mi aiuta a tradurre qualsiasi lingua, ho un’app che mi aiuterà a conoscere meglio la natura, i luoghi che visito, perché se sono a casa ho l’enciclopedia ma se sono in vacanza ho una “biblioteca in tasca”, certo anche lui ha qualche giochino per rilassarsi, ma le regole di moderazione apprese da piccolo sono ormai regole acquisite.

La nostra esperienza ci ha insegnato che i bambini possono imparare a fare qualsiasi cosa, se noi glielo  insegniamo, questo vale per tutte le attività, passioni, competenze… perché allora non insegnare loro come usare la tecnologia?