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Cyberbullismo, sexting, hate speech: difendiamo i nostri figli

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Terza elementare, a settembre Enrico e Giulia inizieranno la terza elementare. Crescono velocemente. Quest’estate tra i compiti a casa, per le vacanze estive, hanno avuto da fare anche delle ricerche on line su alcuni musei che hanno visitato con la scuola. È stato un attimo, eravamo insieme al computer, Enrico ha premuto un paio di tasti e siamo finiti su un sito “a rischio”, con immagini molto violente. I bambini si sono spaventati e hanno cominciato a fare mille domande. Per fortuna ero accanto a loro e sono intervenuta subito, ma se non ci fossi stata? Cosa sarebbe successo? Cyberbullismo, sexting, hate speech, quali sono i rischi della rete? Cosa è il cyberbullismo? Cos’è il sexting? Cos’è l’hate speech? Come possiamo difendere i nostri figli?

Proviamo a rispondere a queste domande.

Cos’è il Cyberbullismo

Il bullismo, ahimè, non esiste solo nella vita reale, non è fatto solo di scherzi terribili e violenze ripetute tra i corridoi della scuola, ma corre anche dietro gli schermi di computer e cellulari. Il cyberbullismo è un magma di messaggi di ricatto, frasi offensive, foto private rese pubbliche o ancor peggio foto ritoccate e usate per insultare la vittima. È un bombardamento, che in maniera subdola invade e distrugge gli spazi virtuali dei nostri figli, deflagrando nella loro vita reale. Secondo i dati, raccolti a livello nazionale dal 2016 al 2018 su un campione di scuole secondarie di primo grado, da Ministero dell’Istruzione, il 20% dei giovani sarebbe stato vittima di atti di bullismo.

Chi è vittima di cyberbullismo non solo riceve offese dirette attraverso la rete, ma sa che quelle molestie vengono viste, lette e condivise da tantissime persone. Questi eventi sono pericolosi e generano nella vittima molta paura a denunciarli: c’è il timore che i genitori reagiscano in modo eccessivo (magari togliendo internet) oppure che i cyber-bulli possano vendicarsi per essere stati smascherati.

Cos’è il Sexting

E i pericoli della rete sono tanti e mutano velocemente. Da un’indagine che il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha realizzato in collaborazione con l’Università di Firenze per fotografare i comportamenti a rischio degli studenti, c’è il boom di un fenomeno nuovo: il sexting, ovvero inviare o ricevere foto o video provocanti. Il fenomeno “è passato dal 7% del 2016 al 9% del 2018”. I più colpiti sono gli adolescenti.

Cosa sono gli hate speech?

E il mondo della rete e della violenza è intriso anche di odio e razzismo. Fenomeno meno conosciuto, forse, ma altrettanto preoccupante è quello degli “hate speech”. IContro chi? Contro le donne, i migranti, i diversi, i deboli o semplicemente “gli altri”. Infatti, se solo il 6% dei ragazzi nella fascia d’età 9-17 “è stato vittima nell’ultimo anno di fenomeni di cyberbullismo” il 31% nella fascia 11-17 anni “ha visto online messaggi di odio o commenti offensivi”. Ed è pericoloso, molto pericoloso.

Cyberbullismo, sexting, hate speech, quali sono i campanelli d’allarme?

C’è Emilia Mangano, mia cara amica e psicologa, che da anni Con “Sciara Progetti” fa prevenzione nelle scuole sulla violenza on line e mi dice con forza: “Attenzione, un ragazzino vittima della violenza della rete ha difficoltà nel rendimento scolastico, disturbi del sonno, sentimenti depressivi e ansiosi e tende a chiudersi in se stesso e a non avere relazioni”.

Come fermare il Cyberbullismo, il sexting e gli hate speech

Come tutte le forme di violenza e soprattutto quelle on line, fermarle è impossibile, ma arginarle sì.

La prima vera arma per arginare questa silenziosa onda nera è la fiducia: bisogna creare attorno ai nostri figli un clima di fiducia. Se si fidano di noi e in qualche modo si sentono in pericolo ci chiederanno aiuto. E lo stesso vale per le scuola, se a scuola si parla di questi fenomeni e gli insegnanti sono attenti e ricettivi, i ragazzi avranno meno paura a denunciare e non solo saranno pronti a denunciare, ma anche a mettere in atto reali strategie di difesa.

Inoltre, bisogna stare attenti a non lasciarli mai troppo tempo da soli con computer o cellulare.

E, altre due “armi” sono: l’informazione e la prevenzione. E queste sono “armi” che richiedono il coinvolgimento dei genitori e degli insegnanti. Entrambi sono guide e devono aiutare i figli e gli studenti a capire cosa è l’odio, la discriminazione, la prevaricazione, la violenza e nello stesso tempo cosa vuol dire aiutare e aiutarsi, accogliere, rispettare.

I ragazzi devono essere preparati, corazzati direi, e si devono sentire forti per bloccare gli haters e denunciarli.

Ma non sempre è facile, allora possiamo chiedere aiuto proprio alla Rete.

 

Cyberbullismo, sexting, hate speech: un’App per aiutare i genitori

Un video che viola la privacy di una persona, non è divertente, è un reato. La discriminazione è violenza, anche se solo in un commento social. Ma i nostri figli spesso non hanno gli istrumenti per capirlo.

Il rapporto annuale 2017 dell’Osservatorio Nazionale sull’Adolescenza rivela l’abbassamento dell’accesso alle tecnologie da parte dei bambini. I bambini, fin da piccolissimi vengono dotati di un mezzo proprio che gli viene regalato dai genitori in media a partire dai 9 anni. Ma a nove anni un bambino ha le competenze per guidare la sua ricerca in rete? Ha gli strumenti per riconoscere e schivare pericoli?

Credo di no. Allora per creare una rete di protezione e difnedeci da casi di Cyberbullismo, sexting e hate speech esiste un App: Kaitiaki che si rivolge alle famiglie per aiutare a difendere i ragazzi dai pericoli on line e tutelare la loro privacy e alle scuole per insegnare a riconoscere il linguaggio e combattere i cyberbulli.

Cosa fa questa app:

  • Comprende il testo e riconosce schemi di comportamento a rischio ed anomalie nei profili.
  • Analizza immagini e video, individua nudità, frasi inappropriate, altri elementi di rischio.
  • Apprende nuovi modelli di comportamento, nuovi pattern, utili per la soluzione di nuovi casi.
  • Reagisce in tempo reale ai pericoli rilevati ed invia un allarme al genitore o al gestore dei profili.
  • E dato importante i genitori e gli operatori non possono accedere ai profili social dei figli o dei clienti, attraverso Kaitiaki. Perché anche il pensiero di controllare gli spazi on line dei nostri figli, per proteggerli, non è giusto.

 

Kaitiaki è una parola Maori che significa “Guardiano”, del mare, del cielo e della terra. E anche questa App è come un guardiano silenzioso da installare sui computer delle nostre case e sui nostri smartphone, genitori e figli insieme.

 

 

 

 

 

Post in collaborazione con Kaitiaki, membro permanente di IESI, Progetto della Commissione Europea per l’innovazione sociale abilitata dalla ICT

 

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