Coronavirus spiegato ai bambini, tra paura e verità

bambino con mascera di batman

“Mamma, ma perché portano tutti le mascherine?”. “Ma la mascherina è quella di carnevale?” “Perché chiudono le scuole e dobbiamo stare chiusi in casa”. “Mamma, moriremo?”. Le domande dei bambini sono un crescendo. Sono piccoli, ma non sono ciechi e sordi e, soprattutto, proprio come noi adulti, se non capiscono hanno paura.

Quattro esperti per spiegare il coronavirus alle famiglie

Ecco perché abbiamo intervistato un pediatra, un infettivologo, una maestra e una psicologa. Crediamo che in rete ora più che mai ci voglia affidabilità e chiarezza, soprattutto se si parla alle mamme e ai bambini.

I quattro esperti fanno il punto sul coronavirus per spiegarlo ai bambini. L’obiettivo è gestire insieme la paura e adottare le giuste misure di prevenzione.

Parlare dell’emergenza Coronavirus  con i bambini dai tre anni in su

Secondo Alberto Villani, responsabile del reparto di pediatria generale e malattie infettive dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, i bambini dai 3 anni in su percepiscono cosa sta accadendo e riconoscono il cambiamento nelle abitudini quotidiane. Come spiegato da un articolo della Fondazione Veronesi  occorre essere sinceri, spiegando cos’è un virus, come si trasmette, quali malattie può causare e quali strumenti abbiamo per difenderci.

Coronavirus e bambini, la parola all’infettivologo

Abbiamo raggiunto telefonicamente Alberto Villani, che ci ha spiegato che “oltre le parole è importante che i genitori siano sereni e rassicuranti, ma attenti a ciò che accade. E’ l’occasione per spiegare ai bambini che per alcuni germi, che si conoscono da tanti anni, esistono cure (medicine e vaccini), per germi nuovi che non si conoscono, l’unica arma è limitarne la diffusione”.

Per star bene, in ogni caso, ricorda Villani, è bene: 

  •  curare l’igiene (lavaggio delle mani con acqua e sapone per almeno 30 secondi, non c’è bisogno di sofisticate e costose soluzioni o gel disinfettanti) 
  • avere corretti stili di vita (alimentarsi correttamente con molta frutta e verdura, dormire un sonno adeguato per durata e qualità, fare movimento, ecc.).

Ad oggi, comunque, i bambini, se colpiti dal coronavirus, “hanno manifestazioni cliniche nulle o lievi – dice chiaramente l’infettivologo – e nessun bambino è morto. I virus possono colpire alcune fasce di età  e altre no. Ad esempio il virus respiratorio sinciziale che causa la bronchiolite, malattia grave e potenzialmente letale nei lattanti, nell’adulto può causare nulla o un semplice raffreddore”.

Se non ci sono indicazioni restrittive da parte del Governo (Ministero Salute e Istruzione) i bambini devono avere una vita normale.

Coronavirus, la psicologa: “Parliamo delle emozioni della paura”

Parlare della paura ai bambini fa bene? “Sì e no” ci risponde Francesca Cavallini, mamma di Bice 9 anni e Tullia 3 anni, psicologa piacentina, presidente e fondatore del centro Tice e docente al Corso di Laurea Magistrale in Psicologia Clinica all’Università di Parma.

Non è facile rispondere a questa domanda perché purtroppo la risposta è “dipende”, soprattutto se stiamo parlando di bambini.

“Parlare della paura ha senso se si parla dell’emozione connessa alla paura e se si aiuta il bambino a cogliere il legame (spesso non chiaro) tra il pensiero e l’emozione (la paura) – dice con chiarezza la Cavallini . Quello che non ha senso è discutere delle paure usando parametri che solitamente usiamo quando discutiamo di contenuti non emotivi”.

E per essere più chiara ci fa un esempio: “Se un bambino ci chiede di poter uscire ma ha il raffreddore, noi rispondiamo spiegando, con una logica comprensibile, le ragioni per cui non può uscire, ad es. “oggi non possiamo uscire perché hai ancora il raffreddore e i colpi di freddo potrebbero aggravarlo, se domani ti sarà passato usciremo”. Se un bambino invece condivide un emozione o un sentimento, come in questo caso: “Mamma ho tanta paura del coronavirus” e noi iniziamo una discussione basata sulla logica “Non devi avere paura perché è un virus come l’influenza, i bambini la superano come fosse un raffreddore ecc…” non stiamo rispondendo al vero bisogno di “contenimento emotivo” che ha il bambino in quel momento.

Coronavirus, i bambini non cercano logica, ma sicurezza

“Il condividere un sentimento con un’altra persona significativa ha sempre il fine di trovare qualcuno che ci aiuti a sostenere il peso di quella emozione – continua Francesca Cavallini. Non è quindi una risposta logica che cercano i bambini ma è molto spesso sapere se siamo abbastanza forti da vederli spaventati o se riusciamo a dividere il carico della loro paura. Quindi quando parliamo di emozioni e sentimenti (come la paura, la vergogna, ma anche la gioia) è sempre importante ringraziare per la condivisione e poi farsi raccontare l’emozione (che colore ha, dove la sento, che forma ha) per aiutare il bambino a comprendere che anche un sentimento che sembra così grande si può vedere (tecnicamente si chiama defusione) e si può giocare a ingrandirlo o anche a rimpicciolirlo”.

Insomma sì, parlare della paura è un esercizio utilissimo, soprattutto se ne comprendiamo la grande importanza evolutiva. Convivere con le proprie paure e comprendere quando sono troppo grandi per viverle da soli è un compito di crescita fondamentale.

Coronavirus, le buone abitudini diventano un gioco

“A scuola abbiamo introdotto nuovi giochi – spiega Annamaria Colaninno, maestra elementare da 22 anni a Taranto – come la canzone delle mani: per invogliare i bambini a lavarsi le mani e non creare uno stato d’ansia abbiamo inventato una canzone che cantiamo nell’ora di pausa in giardino tutti in cerchio. Arieggiamo spesso le aule e a turno chiediamo ad ogni bambino di far uscire un pensiero, uno brutto e uno bello. Abbiamo inventato anche una piccola gara dell’ordine, in premio ci sarà un libro, per chi tiene tutte le proprie cose in ordine e non scambia le merende o le posate in mensa con i compagni”.

Coronavirus, la parola al pediatra

“In studio sono arrivate tantissime mamme preoccupate – dice Massimo Ummarino, pediatra della Sip Campania – Ma dopo la prima ondata di confusione e una massiccia informazione ora c’è più consapevolezza”. “Questa è una influenza pericolosa per anziani e pazienti affetti da patologie croniche come tumori, leucemie, malattie autoimmunitarie. Non bisogna negare che la diffusione è e sarà ampia, anche perchè putroppo non abbiamo ancora un vaccino. L’ondata di contagio sarà ancora lunga, ma non bisogna lasciare spazio alla paura. In soggetti sani non è una malattia mortale. Pediatri e genitori si devono collegare al Sito della società Italiana di Pediatria, lì troveranno notizie certe e aggiornate pr mettere in atto  tutte le strategie finalizzate ad essere protetti in maniera consapevole e senza allarmismi. Se i genitori sono informati e sereni anche i bambini in casa non percepiranno un clima di paura e questo è importantissimo”.

Coronavirus: “Non negate ai bambini il gioco”

Poi  Ummarino ricorda: “Nelle zone non  identificate come focolai è importante non negare ai piccoli il gioco all’aperto e un ritmo di vita normale. Ma se i bambini sono debilitati o ammalati, meglio tenerli a casa e non esporli a potenziali rischi. regola valida oggi più che mai”.

Altra cosa importante per Ummarino è “non interrompere il normale ciclo di vaccinazioni“. Molti genitori, infatti, hanno paura di portare i piccoli nelle strutture sanitarie e molti centri di vaccinazione sono negli ospedali. “Prendete tutte le precauzioni, ma vaccinate i vostri bambini. Le vaccinazioni sono il nostro grande schermo protettivo, non abbassiamo la guardia”.

Coronavirus, portare i bambini dal pediatra sì o no?

Per quanto riguarda le normali visite dal pediatra, come comportarsi? Per Ummarino la regola è : “Non presentarsi autonomamente in studio, ma concordare con il medico un appuntamento. Molti pediatri stanno attrezzando gli studi per evitare che confividano gli stessi spazi bambini sani e bambini malati, e  quindi visitano i bambini su appuntamento”.

“Non esitate a chiedere informazioni ai vostri pediatri -conclude Ummarino – il nostro compito non è solo quello di curare, ma anche di informare e rassicurare”.

 

 

le regole per i bimbiAbbiamo provato a scrivere in modo facile e divertente Coronavirus, sei regole per i bambini

Foto di copertina ANSA / MATTEO BAZZI. Abbiamo scelto questa foto scattata nella Milano isolata, perché rappresenta bene lo stato d’animo dei bambini, che devono essere consapevoli, ma continuare a giocare e a vivere gli spazi aperti.

Author: viaggiapiccoli

Cristina e Francesco viviamo a Napoli, ma la nostra casa è il mondo...un mondo che scopriamo con i nostri "piccoli", i gemelli Enrico e Giulia. Siamo i coordinartori della grande famiglia di Viaggiapiccoli  

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