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Category Archives: Campania con i bambini

Napoli Palazzo dello Spagnuolo

Napoli in un week-end. Credetemi: è una sfida. Cosa vedere? Dove andare? Cosa mangiare? Ma come si fa a vedere Napoli in poco più di 48 ore? Come si fa vedere la vera Napoli?

La sfida è partita con #Napoliperme, il tour blog che abbiamo organizzato proprio per raccontare in rete una Napoli non comune, oltre le guide turistiche. Tre giorni, sei blogger e una città a disposizione. Ecco le tappe che abbiamo scelto con PanAnna Blog di Viaggi, 2_cuori_in_viaggio, InViaggioconMonica, Condividiamo il viaggio, Un trolley per due, Italiaterapia.

La nostra napoli in un  week-end dura tre giorni: dal venerdì alla domenica.

Napoli
Centro Storico

Napoli, primo giorno

Se arrivi a Napoli devi andare subito in due posti: il centro storico e il lungomare, solo così potrai rubare a questa città voci, colori e bellezza. Napoli è una città teatrale e i suoi set ideali sono i vicoli e il mare.

Prima tappa a Napoli: il centro Storico

Cosa vedere al centro Storico? Non basta certo un week-end, in moltissimi vanno a vedere il Cristo Velato (infatti preparatevi, troverete sempre la fila, qualsiasi giorno a qualsiasi ora). Noi preferiamo un giro per Santa Chiara, con visita al Chiostro con le maioliche, passeggiata per San Gregorio Armeno, con tappa dal nostro amico Spiff per comprare un ricordino unico, visita alla Bottega della Scarabattola per scoprire l’arte del presepe napoletano e visita alla Chiesa barocca di Santa Maria del Purgatorio. In questa chiesetta in via dei Tribunali  scoprirete la tradizione napoletana di adottare i teschi per ricevere in cambio una grazia: è il culto delle anime pezzentelle. Preparatevi a teschi, ossa, corone, merletti, coroncine….e a un odore intenso di fiori. Qui conoscerete Lucia e la sua storia d’amore. Ve ne innamorerete.

Se avete tempo e siete con i bambini visitate anche L’ospedale delle Bambole e infilatevi a caso in palazzi e cortili, ne troverete di bellissimi. Al centro storico segnaliamo anche la Libreria per ragazzi Bibi, se avete bambini piccoli e avete bisogno di una pausa, fate una sosta qui, in via Raimondo di Sangro sei, troverete cuscini, sedioline e tantil ibri colorati, oltre che una tisana calda e tante chiacchiere.

Il giro continua passando per piazza Bellini, la piazza dei bar all’aperto, piena a qualsiasi ora di studenti universitari e con gli antichi resti delle mura della Neapolis greco-romana. Qui è piacevole fermarsi per un pranzo veloce. A noi piace molto L’Etto, un ristorante a base di verdure in cui paghi a peso quello che mangi (via Santa Maria di Costantinopoli, 102).

Nel pomeriggio, giro per piazza Plebiscito: bendatevi e provate a camminare da Palazzo Reale al porticato di San Francesco, esattamente al centro delle due statue a cavallo. Sarà impossibile, perché non si vede, ma la piazza è in leggera pendenza. Sarà un gioco divertente.

Passeggiate per via Chiaia, via dei Mille e vicoletto Belledonne e arrivate sul lungomare all’ora del tramonto , il posto perfetto di osservazione sono le terrazze di Castel dell’Ovo. Tornando indietro troverete i lportico di piazza Plebiscito illuminato dei colori dell’arcobaleno e se ci credete, se vi fermate un attimo, dentro di voi sentirete cantare Pino Daniele…e la sua Napule è mille culure ….

Secondo giorno a Napoli

Viviamo a Napoli e amiamo la nostra città, ma soprattutto amiamo i Quartieri Spagnoli: qui c’è il vero cuore di Napoli.

Se venite a Napoli non potete non girare tra i vicoli, mangiare un cuoppo di frittura mista alla Pignasecca, perdervi tra i vicoli con i pann istesi sulla testa e le bandiere azzurre ai balconi. Vi raccontiamo punto per punto il nostro Tour ai quartieri Spagnoli con i ragazzi di Casa Tolentino. Un tuor da non perdere, abbiamo imparato e scoperto tantissimo.

Quartieri Spagnoli
I vicoli dei Quartieri Spagnoli

Dopo il giro nei Quartieri Spagnoli, con gli occhi pieni di bellezza, la testa stordita da voci e colori e la panccia felice per aver mangiato la vra pizza fritta, ci vuole una pausa. E a Napoli la vera pausa è il caffè.

A Napoli, i portieri, quando volevano sapere qualche “pettegolezzo” del palazzo, accendevano il gas e mettevano a fare il caffè…. Ci volevano almeno 20 minuti e chi capitava nelle loro grinfie alla fine era costretto a raccontare vqualcosa.

Grazie ai Gianluca di Casa Tolentino e ai ragazzi di Spira Mirabilis, B&B a Santa Lucia abbiamo partecipato a una master class di caffè napoletano. È stato bellissimo.

Bello l’ingresso e l’accoglienza nella struttura, vi mostro alcune foto per farvi capire l’atmosfera che si respira a Spira Mirabilis.

La Master calss di Caffè napoletano

Caffe napoletano
La macchinetta del caffè napoletano

Gianluca ci accompagna in cucina, dove troviamo un tavolo con la vecchia “Cuccuma”. “Master class mi sembra qualcosa di scicchettoso – ride Gianluca – invece io ogni mattina mi faccio il caffè napoletano, come mi ha insegnato mia nonna, me lo facevo anche quando ho vissuto in Cina… e così come lo faccio io, lo spiego a voi” .

L’acqua bolle sul fuoco, Gianluca apre le confezioni di caffè e il profumo di chicchi appena tostati si spande nella stanza. Gianluca, magrissimo e con l’accento morbido napoletano,  ci spiega tra una storiella e un trucchetto, come pressare la polvere ( “mai con le dita, ma sempre con il palmo”), come versare l’acqua (“attenti al buchino sulla caffettiera, altrimenti vi bruciate e fate un guaio”), ci fa vedere il metodo coreografico con la caffettiera che si ribalta o quello più “Suè scuè” (cioè veloce).

Gianluca con due piccoli apprendisti

E ci avverte: “Se avete fretta, lasciate stare, fatevi un caffè con una cialda, per fare un buon caffè napoletano ci vogliono almeno 20 minuti”. E poi ci spiega il trucco del “cuppitiello”, il cartoccio di carta da mettere sul beccuccio della caffettiera per non disperdere l’aroma e altri trucchetti elaborati negli anni.

E cita a memoria Eduardo de Filippo:

Sul becco io ci metto questo coppitello di carta, pare niente, questo coppitello, ma ce l’ha la sua funzione . E già, perché, il fumo denso del primo caffè che scorre, che poi e’ il più carico, non si disperde. Come pure, professore, prima di colare l’acqua, che bisogna far bollire per tre o quattro minuti, perlomeno, prima di colarla, vi dicevo, nella parte interna della capsula bucherellata, bisogna cospargere mezzo cucchiaino di polvere appena macinata.

Tra chiacchiere e domande i 20 minuti passano e si assaggia il caffè, con biscotti all’amarena, tipico biscotto napoletano: “Si chiama all’amarena, ma amarena non ce né – ride Gianluca- perché le mamme quando non avevano nulla ci mettevano dentro quello che capitava”.

Un goccino di caffè lo assaggiano anche i bambini: è il premio per il duro lavoro.

Terzo Giorno a Napoli

La galleria Borbonica e Napoli sotterranea

L’80 per cento delle persone che viene a Napoli vede Napoli sotterranea. Confesso che il primo giorno che ero a Napoli, 11 anni fa, anche io partii dal ventre di questa città, per scoprirla davvero. I cunicoli sotterranei della città sono tutti affascinanti, ma dopo averli visti tutti io consiglio la Galleria Borbonica. Perchè? Perchè la Galleria Borboncia l’ha scopetrta un giovane geologo napoeltano, Gianluca Minin. Minin per cinque anni, da solo e con l’aiuto  di un manipolo di volontari, ha scavato e ripulito i tunnel. Sol oquando ha ottenuto la licenza dal Demanio l’ha aperta al pubblico, ma ha continuato a scavare e scoprire e sistemare.

La piscina della galleria Borbonica
Galleria Borbonica

Ogni metro della galleria Borbonica Gianluca l’ha portato alla luce con le sue mani, l’ha ricostruito, l’ha vissuto. Ha chiesto ai muri, agli oggetti abbandonati e agli anziani (che ha riportato sotto terra), la storia di ogni angolo. Ha ricostruito l’impianto elettrico originale, ha sistemato le auto del deposito giudiziario, ha recuperato una moto riadattata per portare il ghiaccio tra i vicoili, ha recuperato l’impianto telefonico dei tempi della guerra. Vi consiglio la Galleria Borbonica, perchè qui troverete tutta l’inventiva di Napoli e soprattutto troverete un luogo realizzato con amore.

Ci sono vari percorsi, uno anche sulla zattera, trovate tutto sul sito della Galleria, vi dò solo due informazioni che possono essere utili.

Nella galleria c’è sempre un leggero venticello e c’è pochissima umidità, perciò si avverte molto meno il senso di claustrofobia di altri posti sotterranei.

Prima di venire a Napoli guardate sul sito, ogni tanto nella Galleria organizzano dei concerti al buio, sono un po’ cari, ma è un’esperienza unica da provare: è commovente sentite la musica nel buio, nel cuore della città.

 

Il tetto di Napoli, il belvedere di San Martino

Il ventre di Napoli ti avvolge e sembra quasi volerti trattenere dentro di sè, è un  mondo parallelo ammalliante e avvolgente. Quando esci dai tunnel è come tornare alla vita e  hai bisogno di aria, di luce, di spazi. E allora, fate pochi passi a piedi e prendete la funicolare di piazza Amedeo per arrivate al Vomero (ultima fermata: piazza Fuga).

pizza a portafoglio Napoli
La pizza a portafoglio

Per pranzo fate tappa da Errico Porzio , in via Scarlatti, per provare la pizza a portafoglio… un attimo, cosa è la pizza a portafoglio? È una pizza più piccola di quelle normali, che si piega in quattro e si mangia per strada. Consigliamo quella con pomodorini gialli, pepe e Cacio ricotta ( la “Girasole”) o quella con il cornicione ripieno di ricotta e la mozzarella di bufala fresca.

A pancia piena si punta sul tetto di Napoli: in dieci minuti a peidi si raggiunge il Bel Vedere della Certosa di San Martino e  Castel Sant’Elmo. Se avete tempo entrate nel castello e fate un giro sulle mura, abbraccerete tutta Napoli dall’alto (il biglietto costa sette euro e il castello è chiuso il martedì), se avete poco tempo basta affacciarsi al belvedere davanti alla Certosa per vedere il quadro del Vesuvio e Napoli che morbida degrada fino al mare. 

Toccato il tetto di Napoli, si torna giù dalla Pedamentina. Qui che non vi potete perdere: si va sempre giù, tra  scorci  panoramici e silenzio, fino ad arrivare a Corso Umbero.

Il Rione Sanità

Altro luogo di Napoli, un po’ fuori dai percorsi turistici classici, ma che per noi è un vero e proprio gioliello è il Rione Sanità, il quartiere di Totò e dei Murales.

Da vedere almeno due palazzi: 

  • Palazzo dello Spagnuolo, in via dei Vergini: se c’è il portiere non è dovuta, ma vi chiederà un’offerta. E’  famosisimo per le sue scale ad ali di falco e i suoi stucchi verde salvia, set cinematrografico d’elezione
  • E poco più avanti, in via Sanità, Palazzo Sanfelice, palazzo gemello a Palazzo dello Spagnuolo, ma meno ricco, qui  fu girato Questi fantasmi! di Eduardo De Filippo

E i murales disseminati nelle vicole del Rione: “Luce” di Tono Cruz con i volti dei bambini del quartiere, “RESIS-TI-AMO” dell’argentino Francisco Bosoletti in piazza Sanità; le opere delll’Argentina Irene Lasivita e del messicano Addi Facte in un vicolo di via Vergini; il murale misterioso sulla parete della Tenda, visibile solo con un filtro; “Il dolore e la bellezza: Titta Cesarano ” nel murale in piazza dei Miracoli di Addi, dedicato alla sorella di Genny, vititma innocente di camorra a 17 anni; il disegno di Totò di Fabio Borrelli in via Santa Maria Antesaecula. 

Noi non abbiamo avuto il tempo, ma da vedere alla Sanità anche le Catacombe di San Gennaro e il cimitero delle Fontanelle, entrambi imperdibili.

L’ultimo saluto a Napoli dopo un lungo week end con un cocktail

Palazzo Caracciolo
Il chiostro di Palazzo Caracciolo

E noi abbiamo chiuso il nostro giro all’Hotel Palazzo Caracciolo (per i tifosi di calcio qui ha dormito anche Cristiano Ronaldo), con uno degli aperitivi più particolari di Napoli, il Napojto, un mojto con spumante e limoncello, gustato nel chiostro Cinquecentesco coperto.

Dove dormire a Napoli

Le streutture testate da noi e dai blogger coinvolti  per #Napoliperme sono state

 

Cosa mangiare a Napoli

A Napoli è tutto buono, ma proprio tutto e quasi dappertutto. Difficile scegliere. Possiamo provare a dire cinque cose da provare

1- Pizza

2 – Cuoppo di Frittura

3- Pasta alla genovese

4- Sfolgiatelle e Babà (se vi trovate all’areoporto ottimi da portare a casa quelli della Pasticceria Madonna)

5- Mozzarella del Consorzio Mozzarella di bufala

Vini campani biologici
Vini Sorrentino

Come vino grazie a #Napoliperme abbiamo piacevolmente scoperto Sorrentino vesuvio vino, produttori Vini Biologici e Spumante Lacryma Christi del Vesuvio da 3 generazioni.

 

*Per la foto di Copertina grazie a Yuri di Condividiamoilviaggio

 

 

 

 

Cosa vedere ai quartieri Spagnoli

 

Se abiti a Napoli i tassisti quando ti devono portare ai Quartieri Spagnoli protestano, perché i vicoli sono stretti e le auto parcheggiate male. Se sei un turista, intravedi i vicoli colorati da via Toledo, magari quello bellissimo con il cuore rosso e la scritta “un giorno all’improvviso mi innamorai di te”, scatti una foto e via. Invece se vivi a Napoli o vieni a Napoli anche solo per un week-end non puoi non vedere, sentire, assaggiare i Quartieri Spagnoli.

Napoli blog

Lavoro nella comunicazione e credetemi, negli ultimi due anni, sento il terreno franarmi sotto i piedi: tutto è diventato uguale e stereotipato. Sono un’appassionata di viaggi e un’esperta di web e il web rende tutto uniforme, tutto vero, tutto accessibile. Ma qual è il prezzo? Si perdono le emozioni. Si perde l’unicità del racconto. E allora ecco l’idea, creare un nuovo format: #Napoliperme.

Anche quando si viaggia si è perso lo spirito di avventura. Si riesce a programmare tutto o quasi. Ma le fonti che scegliamo sono affidabili? Una fonte è affidabile quando racconta quello che ha visto e vissuto, senza condizionamenti. Una fonte è affidabile se vive un’esperienza e la condivide con professionalità e onestà.

Come è nato Napoliperme?

#Napoliperme è nato su Instagram. Con Viaggiapiccoli viaggiamo tantissimo in tutto il mondo, ma i post che hanno più successo sono sempre quelli della nostra Napoli, una Napoli quotidiana, poco conosciuta, fuori dai soliti circuiti turistici.

E Instagram è un social che io adoro, perché ha tanti punti oscuri, ma è ancora un social capace di creare delle comunità.

Chi ha gli stessi interessi e un approccio alla vita simile, alla fine, prima o poi, si trova anche se si abita ai due lati opposti del mondo.

E noi su Instagram oltre a una forte comunità di genitori abbiamo creato una rete di amici di blogger.

Ed ecco l’idea: perché non moltiplicare il racconto di Napoli? Perché non invitare i bloggers in città e mostrargli la Napoli che noi amiamo?

Per loro sarà una vera e propria sfida: dovranno liberarsi di utti i luoghi comuni sulla città, viverla per tre giorni e raccontarla senza filtri.

La scelta dei Bed e Breakfast di Napoli

A questo punto è nato il progetto, con il supporto di Davide Nunziante, direttore della Voce di Napoli e amico da sempre.

Abbiamo scelto B&B che conosciamo. A Napoli questi sono gli anni del boom turistico e tutti, anche il fruttivendolo nel vicolo sotto casa mia, ha aperto un Bed and breakfast. Allora abbiamo deciso di Fare una scelta. Abbiamo scelto quattro strutture amiche e che si impegnano quotidianamente per crescere insieme a Napoli:

 

Partner #Napoliperme
Casa Tolentino

Casa Tolentino, un B&B che nasce da un progetto di riqualificazione del monastero seicentesco di San Nicola da Tolentino, ai piedi della collina di San Martino. La struttura è gestita da Gianluca, Peppe e tutta la squadra di una cooperativa sociale, nata nei vicoli dei quartieri spagnoli per creare lavoro e un modello di accoglienza tueristica innovativo.

 

 

Partner #Napoliperme
Casa Magà

Casa Magà, qui Giulio ha scelto ogni dettaglio dell’arredamento e ha una grandissima passione per le colazioni a base di torte fatte in casa appena sfornate

 

 

 

 

Partner #Napoliperme
Casa briosa

Casa Briosa, Bruna accoglie gli ospiti come se fossero amici di vecchia bata, ricreando per ciascuno di loro l’ambiente familiare.

 

 

 

 

Partner #Napoliperme
I 4 elementi

I Quattro Elementi, creato passo passo da Diego, che ha scelto per la sua struttura gli elementi di Napoli, il profumo del mare, il fuoco del Vesuvio, l’odore della terra…

I  parteners di Napoli Per me

In questa avventura piano piano abbiamo creato anche una solida catena di partners

Food

Signorabettola, con la nuova pizzeria in via Medina e i piatti della tradizione napoletana

Solopizza, il primo brand di pizza napoletana in Iatalia negli anni ‘80

Errico Porzio, con il nuovissimo locale di piazza a portafoglio al Vomero

 

Trasporti

City-sightseeing e Aeroporto di Napoli, due eccellenze nella nostra città.

 

Luoghi

  • Il chiostro cinquecentesco di Palazzo Caracciolo in via Carbonara
  • Galleria Borbonica, un luogo magico e soprattutto un lugoo in cui storia, turismo e impresa hanno trovato un equilibrio perfetto grazie alla guida di un lungimirante geologo come Gianluca Minin
  • Spiramirabilis, dove i bloggers faranno parte di una masterclass per imparare a fare il vero caffè napoletano
  • I quartieri Spagnoli con la guida dell’associazione Vicoli in corso

 

Un blog tour diverso dagli altri

A differenza dai soliti blog tour, c’è un programma di base, ma non troppo fitto, in modo che i bloggers e gli istagrammers coinvolti possano vivere davvero la loro Napoli, ideando il loro percorso ideale. Ci vuole avventura per conoscere davvero una città, per raccontarla non secodno i soliti chichè, ma con il cuore. Ci vuole, istinto, casaulità…i blogger dovranno muoversi da soli, consocere la gente di Napoli, scoprire strade e meraviglie.

 

Una cena in famiglia

Non contenti,  visto che l’obiettivo è quello di far conoscere la Napoli vera, quella di tutti i giorni, abbiamo deciso di organizzare una cena in una casa napoletana. E….e anche in questo  caso abbiamo fatto una scelta, chiedendo il supporto del Consorzio di Tutela Mozzarella di Bufala Campana Dop, deii vini biologici di Sorrentino Vesuvio, e dell’epserienza della Pasticceria Madonna. La serata sarà raccontata live su Instagram e rilanciata su Facebook.

Cosa ha di particolare questa cena? Riuniremo attorno a un tavolo chi ospita, chi produce la mozzarella, il vino e i dolci e chi racconta. A cena si diventa amici… e a cena oi blogger incontreranno le energie positive della città: i gestori dei B&B e i produttori.

 

Ma chi sono i blogger e gli istagrammer coinvolti

Siete curiosi? Eh sì, non li ho ancora detti. Sono influencer che arrivano da tutta Italia e sono stati scelti perché hanno profili ig e blog curati, seguiti attivi. I numeri? I numeri ei followers ci sono, ma non sono stati determinanti nella scelta.

Sono stati scelti profili con un seguito reale e una forte capacità di ispirare un viaggio a Napoli.

chi sono i bloggers coinvolti? C’è Monica, genovese, con oltre 23mila seguaci su Instagram grazie al suo “Inviaggioconmonica”, per lei «Napoli è una brillante giornata di sole dalle mille ombre». Ci sono Yuri e Alessio, che contano più di 30 mila follower su Instagram con “Condividiamoilviaggio” e per loro «Napoli è il calore e l’accoglienza della gente, i mille profumi di via Toledo, l’ottimo pesce delle osterie e le sfogliatelle nei caffè più caratteristici della città». Ecco Anna e la sua famiglia, composta da Stefano, Patrick e Thomas, che fanno base a Padova e viaggiano per il mondo raccontandosi sul blog Panannablogdiviaggi: «Napoli è cultura, monumenti, pizza, presepi e attraversare Piazza Plebiscito e tanto altro”. Claudia e Mattia, invece sono una romantica coppia in viaggio da 5mila follower su Instagram con @2_cuori_in_viaggio: «#Napoliperme è un caleidoscopio di colori, buon cibo e allegria». Viaggiatrice appassionata, Roberta Isceri è originaria di Roma e conta più 7mila fan su Instagram con il suo l’attivissimo Blog Italiaterapia, per lei la città «è caos creativo, genio e sregolatezza». Infine, Ale e Kiki che sono già stati a Napoli e il loro post è tra i più letti di Google. Sono viaggiatori di Modena e raccontano su Un trolley per due «#Napoliperme è il profumo di caffè al mattino, quello nella tazzina bollente, è il caos organizzato delle sue strade, i panorami sognanti di Posillipo, i tramonti a Castel dell’Ovo e le notti a suon di musica nel centro storico».

E per la cena in casa ci saranno due Guest Stars: Melania Bifaro di @Inviaggioconapple e Simona di @Oltreleparole.

Un vero squadrone.

La comunicazione di #Napoliperme

E siccome noi siamo direttamente coinvolti nel progetto, a curare la comunciazione ci sono i migliori professionisti di Napoli, Federica Riccio e Lula Carratelli con Mia Comunicazioni e il giornalista Alessandro Savoia, che ha viosto nascere il progetto e ci ha creduto da subito.

 

valogno murales

Può la fantasia salvare il mondo. Forse no, il mondo ha bisogno di coraggio, di speranza, di realtà. Ma la fantasia può salvare un paese. Questa è la storia di Valogno, piccolo borgo nel parco regionale” Roccamonfina-Foce del Garigliano”, a quattro chilometri da Sessa Aurunca, in provincia di Caserta. Valogno è il paese dei murales e della fantasia.

Napoli dall'alto

 

Se volete abbracciare Napoli e capire la sua bellezza dovete salire su, in cima, fino al Belvedere della Certosa di San Martino. La Certosa è un museo e un complesso storico artistico eccezionale, ma la vera bellezza di questa visita è l’arrivo e il ritorno in città, perché si ha l’occasione di attraversare Napoli, di tagliarla in due, scoprendo una sua anima più privata e discreta. È un itinerario consigliatissimo per chi viene a Napoli anche solo per tre giorni e per i tutti i napoletani.

Ischia, è mare, è estate, è la meta perfetta per una fuga di un week end da Napoli o per una vera e propria vacanza estiva, con le terme per mamma e papà e le spiagge per i più piccoli. Ischia è l’isola regina del turismo estivo.

Però è anche un’isola grande, che può diventare caotica e ingovernabile. Quando Enrico e Giulia avevano un anno, abbiamo preso una casa in affitto nella zona di Casamicciola ci abbiamo passato un mese intero. Però confesso, al contrario di Procida dove ci siamo subito sentiti accolti, ci siamo sentiti spaesati. Troppe spiagge, troppi lidi, troppe auto (anche quelle).

Eppure anche Ischia è un’isola a cui siamo affezionati, dove abbiamo cari e preziosi amici e dove per esempio Cristina ogni anno festeggia il suo compleanno, ormai è una tradizione.

 

Nella nostra ultima fuga ischitana siamo andati a mangiare in uno dei nostri posti del cuore: “Il Focolare” e abbiamo scambiato due chiacchiere con la nostra amica Silvia e con sua sorella, Luciana D’Ambra, mamma di un bimbo di otto anni e due bimbe di sei e tre anni.

Luciana D’Ambra

Abbiamo chiesto a mamma Luciana un consiglio per scegliere la spiaggia giusta a Ischia.

“Non c’è una spiaggia giusta – ci spiega Luciana – c’è una spiaggia giusta per ogni stagione”

A mare a Ischia a fine inverno

Ad aprile-maggio la scelta è senza dubbio : I Maronti. “È ancora troppo presto per fare il bagno – ci spiega Luciana – L’acqua è ancora fredda, però si può giocare e correre sulla grande spiaggia”.

A mare a Ischia  in primavera

“A maggio-giugno io porto i miei bambini a Forio quindi alla Chiaia, perché è una spiaggia protetta, comoda, pratica e fa più caldo.

A mare a Ischia in estate

A luglio e inizio agosto agosto, con l’arrivo dei turisti diventa difficile trovare delle spiagge ideali, ma Luciana consiglia: “La spiaggia dei Pescatori sempre a Chiaia a Forio, Miramare e la spiaggetta sotto il castello di Ischia “.

 

Confermiamo che noi siamo andati proprio a inizio luglio, abbiamo seguito il consiglio di Luciana e abbiamo scelto la spiaggetta sotto il Castello di Ischia, non ha sabbia e non ha stabilimenti, ma siam ostati benissimo e c’era poca gente. Enrico si è divertito a pescare con la lenza e molliche di pane e Gilia ha fatto il bagno vicino agli scogli senza allontanarsi, in una piccolo piscinetta naturale.

La spiaggia del Castello – foto Pasquale Raicaldo

A mare a Ischia ad agosto

E arriviamo ad agosto. Dopo la prima settimana trovare una spiaggia libera e confortevole ad agosto a Ischia è una vera impresa.

“Aihmè, rassegnatevi –sorride Luciana – troverete gente ovunque. Noi ischitano ad aosto andiamo in barca, dalle 9 alle 13, poi a casa, perché anche il mare si riempie di barche”

 

E come alternativa al mare ad agosto , per evadere dal caos Luciana consiglia una passeggiata al fresco nel bosco della Maddalena o una passeggiata all’Epomeo . “Ischia è un’isola, però io sono una mamma a cui non piace mettere i figli davanti al Tablet. – dice Luciana- è vero quando vivi su un’isola magari non hai tante cose, ma c’è semrpe tanto da fare. E non c’è solo il mare, mio figlio gioca a basket e la bimba più grande balla hip hop. Quando non lavoro siamo sempre in giro: mare, passeggiate, pic nic”.

Una famiglia da amare

La famiglia D’Ambra possiamo dire che è esperta in due cose: cucina e bambini.

Il capo famiglia è Riccardo: 8 figli. “Quando i miei bambini erano piccoli ho creato a Ischia il primo kindergarten estivo, venivano tutti: i bambini dell’isola e i turisti. Ci siamo inventati di tutto”.

Il tramonto dalla terrazza del Focolare

Il Focolare, a pranzo e a cena come a casa

E anche se andrete a mangiare al Focolare vi  accorgerete subito: qui c’è atia di casa, di famiglia. Troverete sempre Riccardo e Loretta al lavoro: Francesco e Agostino in cucina con la mamma; Cristiana e, soprattutto, Antonella al vino; Mariateresa e Luciana ai dolci; e Silvia con papà Riccardo in sala.

Il ristorante e family friendly, nel modo più vero e spontaneo. Non si cono sale gioco o angoli dedicati, ma, per esempio, quando noi siamo arrivati Enrico e Giulia avevano le camicette sudate e ci hanno prestato un phon per asciugarle, proprio come se fossimo a casa. A tavola per i piccini sono i bicchieri di plastica colorata e i bambini qui non danno mai fastidio, possono muoversi nella grande sala o nello spazio aperto. Tutti e quattro abbracciati abbiamo ammirato uno splendido tramonto.

 

Nota per i grandi: il menù è spettacolare. Noi ci siamo già stati quattro volte e ancora non abbiamo provato tutto. Antipasti buonissimi, vari e abbondanti. L’ultima volta abbiamo mangiato la carne cotta sulla pietra e i bambini l’hanno divorata, era tenerissima. Assolutamente da provare il coniglio (solo su ordinazione però).

Le terme a Ischia

Alle spiagge consigliate da Silvia aggiungiamo il Negombo, parco termale adattissimo ai bimbi, con piscine e spiaggia. Data e orari di apertura: dal 20/04 al 20/05 2018 dalle 08.30 alle 19.00, ticket € 33,00 intero – € 26,00 dalle 13.30; d al 21/05 al 16/09 2018 dalle 08.30 alle 19.00, ticket intero € 35,00 – dalle 13.30 € 27,00; dal 17/09 al 07/10 2018 dalle 08.30 alle 19.00, ticket intero € 33,00 – dalle 13.30 € 26,00) e I Poseidon, anche questo parco termale è spettacolare, è il più grande dell’isola e curatissimo, ma sono più rigidi con i bambini da 0 a 11 anni a loro, infatti, non è consentito l’accesso alla zona termale anche se possono andare in spiaggia e alla piscina con acqua di mare. ( prezzi e orari: qui)

Siete mai saliti sulla luna? Noi si, o quasi. Inseguendo la bellezza, domenica scorsa abbiamo fatto una visita alla Riserva Naturale di Vivara, piccolo gioiello nel cuore di Procida: terra vulcanica a forma di mezza luna che si estende per appena 32 ettari.

Un angolo di Italia magico, sempre verde d’estate e d’inverno, anche se non ha acqua. Un isolotto rimasto chiuso per molti anni e che l’anno prossimo rischia di nuovo di diventare off limits per le guerre tra proprietari privati ed enti pubblici che si contendono la gestione. Un bene tanto prezioso quanto tormentato.

Domenica Francesco era al lavoro ed Enrico malato. E la riserva si può visitare solo nel fine settimana e a un orario prestabilito, perciò, la visita l’abbiamo fatta solo io (Cristina) e Giulia, con tre  accompagnatrici speciali: Annalou ( sei anni), Carlotta (quattro) e la loro mamma Maria Rosaria (nata e cresciuta a Procida, ma che vive a Napoli). Un’escursione al femminile, con Maria Rosaria che voleva mostrare alle figlie l’isola dove giocava da bambina.

Giulia prova le sue nuove bacchette da trekking

Regole per visitare Vivara

La passeggiata dura circa due ore e si ha una guida, più la scorta della protezione civile (obbligatoria per la normativa antincendio del parco). Ci vuole un po’ di attenzione, perchè la passeggiata è leggera, ma ci sono regole precise

1-        Indossare scarpe chiuse. È un trekking facile, ma non sono ammessi infradito e ciabatte

2-        Bisogna essere muniti di documento personale, che si consegna all’entrata e viene restituito all’uscita

3-        Si paga solo con bancomat o carta di credito (non sono ammessi contanti)

4-        La prenotazione si fa rigorosamente on line, sul sito del Comune di Procida

Quando Giulia e io siamo arrivate all’appuntamento (mezz’ora prima della visita, attenzione), ci siamo stupite del rigore (controllo documenti e lista di prenotazione). Chi è arrivato con oltre mezz’ora di ritardo è rimasto fuori. Quando si è in vacanza si tende a essere meno, come dire, fiscali, ma a Vivara no: tutto deve funzionare come un orologio svizzero. E questo accade perché il bellissimo isolotto di Vivara ha una storia tormentatissima.

Procida vista da Vivara

Troppi proprietari per Vivara

Come ci spiega la nostra guida Michele Scotto Di Cesare ci sono ben cinque enti che si contendono l’isola di Vivara.

Quali sono

1)        Per accedere a Vivara bisogna percorrere una strada che è di proprietà  del Comune di Procida

2)        Il ponte di Vivara, che ricopre i tubi dell’acquedotto (rifatto nel 2010, come passerella porta tubi) è della Regione Campania

3)        Il proprietario è la fondazione che gestisce l’ospedale di Procida Albano Francescano

4)        Ma ci sono anche degli eredi dei proprietari che lasciarono l’isola alla fondazione e che rivendicano la proprietà ( Antonio e Francesca Diana, beneficiari in virtù della sentenza della  Corte di Appello del maggio 2015, che ci riconosce universalmente proprietari dell’isolotto di Vivara

5)        L’isola è riserva Naturale Statale

 

Ed ecco perché tante autorizzazioni e permessi. Per esempio, il Comune ha dovuto rifare il parapetto del ponte su indicazioni della soprintendenza perché non era abbastanza alto per il passaggio delle persone. Ecco perché volevamo assolutamente vedere questa riserva.

A fine luglio, infatti, la riserva chiude, perché fa troppo caldo e per prevenire gli incendi, e riaprirà a settembre, ma esattamente tra un anno, a luglio 2019, scade il contratto di gestione del Comune di Procida, che ha fortemente voluto la riapertura dell’isola, e tra cause e guerre di proprietà, l’isola potrebbe tornare di nuovo off limits, come lo è stata fino a due anni fa.

Per entrare nella riserva si devono salire 80 scalini

“Cosa è una riserva naturale?”

È stata la prima domanda di Giulia e delle nostre amichette con cui abbiamo organizzato l’escursione hanno fatto alla nostra guida. E Michele molto semplicemente ha spiegato:

 

È un luogo protetto in cui non si può portare niente e da cui non si può portare niente via. Anche gli alberi che per esempio abbiamo tagliato perché malati o perché impedivano il passaggio sono rimasti a terra qui.

 

Per esempio c’è chi prima di entrare ha usato crema solare o spray repellente per insetti e ha dovuto usarli prima di oltrepassare i cancelli

Lo zaino Magico di Michele

Michele Scotto di Cesare è un biologo, molto serio, e a prima apparenza anche un po’ burbero, però è una guida eccezionale, che ama Vivara. Ha scritto anche un libro sulla flora a Vivara.

Quando iniziamo la visita  notiamo che lui porta uno zainetto e piano piano scopriamo che è uno zaino magico, in cui “casualmente” ha tutto quello che serve per mostraci uccelli, piante, suoni di Vivara.

Michele Scotto di Cesare

Il caldo

Fa caldissimo e i bambini si spogliano subito. Per fortuna Michele riesce subito a catturare la loro attenzione con delle favole. Ci fa vedere il rarissimo Gabbiano rosso, in volo arrivato fino in Mauritania, ci racconta del piccolo tordo inanellato a Vivara e ritrovato ferito da un cacciatore in Bielorussia. Ci mostra la scheda dei pettirossi, che svernano a Vivara. I bambini sono attentissimi e seguono i suoi racconti, passandosi le schede di uccelli e piante.

Lo Scricciolo

Il Re degli uccelli

“Bambini chi è il re degli animali” , domanda Michele.

“Il leone”, rispondono in coro Giulia, Annalou e Carlotta.

“E il re degli uccelli?”, incalza Michele.

Silenzio tra adulti e bambini.

“Gli uccelli non avevano un re, così un giorno per scegliere il più bello e il più potente tra loro decisero di fare una gara: il re degli uccelli sarebbe diventato colui e colei che avrebbe volato più in alto. E secondo voi chi vinse la sfida?”

“L’aquila!” rispondono di nuovo le bambine.

“L’aquila volò più in alto di tutti – dice Michele sorridendo – e  orgogliosa atterrò per essere incoronata regina.  Ma mentre le stavano poggiando la corona sul capo, tra le piume della testa fece capolino uno scricciolo: ‘ Mia cara aquila, tu hai volato molto in alto, ma io ero sempre sopra di te’. Ed ecco che divenne re degli uccelli un uccellino piccolo come lo scricciolo, ma molto intelligente, tanto da vincere la gara con la potente aquila”.

E dal suo zaino Michele prende il cellulare e fa sentire ai bambini il cinguettio da re dello scricciolo.

Il trekking

Dopo la storia del re degli uccelli, la passeggiata inizia bene. La pendenza è minima.  Michele spiega tanto su fauna e flora e sulla storia dell’isola, dai Micenei ai Borbone. Il sole comincia a tramontare e i bimbi osservano, trovano ragnatele, raccolgono piume e odorano fioti. Non toccano nulla, perché è una riserva e lo hanno capito bene, ma fanno tante domande.

Michele per spiegare la macchia mediterranea mostra loro le diverse foglie, quelle ad ago, quelle con i peli, quelle oleose, e fa sentire ai piccoli escursionisti tutti gli odori del mirto, del lentisco, della mentuccia e del finocchio marino, dell’inula. I bambini fanno, volando, gli 80 scalini che la principessa Maria Josè percorreva in groppa al suo asinello. La  passeggiata in questo angolo incontaminato è anche un viaggio tra i profumi della macchia mediterranea. I bimbi non si annoiano e camminano volentieri, accompagnati dalle storie

Tante storie di Vivara

Michele ci snocciola le tante storie di Vivara, e così i bambini si perdono a caccia delle piante, dal Pan di serpe con le bacche rosse  all’erba di San Giovanni o Erba dei demoni con i fiori gialli, imparando a scoprire dal vivo i misteri della Natura. Il tour passa dalla casa girevole realizzata agli inizi del ’900 dall’architetto Lamont Young alla torre di segnalazione per cercare di arginare le razzie dei saraceni, dalla vaccheria al frantoio… e ogni tanto la boscaglia si apre in piazzole panoramiche mozzafiato, dove si espira l’aria di mare e si vedono Ischia e il Vesuvio.

Ai bambini piace moltissimo un piccolo parto, ora secco, ma un tempo fiorito. Si scatenano correndo e Rosaria, di origini procidane: “Qui quando ero ragazzina giocavo a calcio”. Ed ecco che la storia dell’isola si ripete.

Una piuma di Gruccione

 

Cosa portare per l’escursione

1-        Scarpe chiuse (con le ciabatte non si entra!)

2-        Cappello per il sole (fa molto caldo!)

3-        Crema solare

4-        Repellente per le zanzare (ce ne sono tante)

5-        Acqua (una bottiglia a testa, sull’isola non c’è acqua e non ci sono bagni)

 

Limitazioni

Non è un’escursione indicata per chi ha un bimbo in passeggino, perché ci sono scale e salite.

 

Quanto dura la visita

Circa due ore.

 

Costo

10 Euro (non residenti); 7 Euro (residenti); Gratis: bambini (0-6 anni); tariffa ridotta del 50%: docenti; ragazzi (età 7-17 anni); studenti universitari under 25 anni.

SCOLARESCHE (min 15 partecipati): effettuare la richiesta di prenotazione al seguente indirizzo mail prenotazionivivara@comune.procida.na.it. E’ prevista una quota di 5,00 euro per ciascun alunno, una gratuità ogni 15 per i docenti accompagnatori.

 

 

Come si convince un bambino (nel nostro caso due di sei anni) a camminare in una città per diversi chilometri, magari sotto il sole? Abbiamo due trucchi: una mappa e tante storie.

A caccia di monumenti

Italy Forr Kids ci ha donato una mappa di Napoli, perché come c’è scritto nel loro sito

 

Imparare a viaggiare è ancora più bello, se lo si fa da piccoli, anche nella propria città

Perciò hanno scelto Viaggiapiccoli, anche perché, come chi ci segue sa bene, a noi piace moltissimo fare i turisti a Napoli, la nostra città. Mappa di Napoli in mano abbiamo deciso di fare un’avventura e di andare a caccia di monumenti.

Enrico indica a Giulia il San Carlo sulla Mappa di Italy for kids

Prima tappa il San Carlo

Appena usciti da casa è Giulia a prendere la cartina in mano …e decide di portarci al Teatro San Carlo, dove lei canta nel coro della Propedeutica: “È il teatro più antico d’Europa”, ci spiega orgogliosa.

“… Non c’è nulla in tutta Europa, che non dico si avvicini a questo teatro, ma ne dia la pallida idea. Gli occhi sono abbagliati, l’anima rapita.. (Stendhal, 1817)

Le visite guidate al San Carlo

Ogni giorno è possibile visitare il Massimo napoletano (Mattina: 10.30; 11.30; 12.30. Pomeriggio: 14.30; 15.30; 16.30) con una visita guidata ( in italiano e inglese). Inoltre, è possibile integrare la visita con il MeMUS, il Museo Multimediale del Teatro San Carlo, acquistando un biglietto aggiuntivo. Per i gruppi superiori a 10 persone si raccomanda la prenotazione tramite e-mail. Il costo è di 9 euro (ridotto 7, bimbi sotto i 10 anni 4) per il teatro e di 6 euro (ridotto cinque, bimbi sotto i dieci anni 4) per il Memus.

Storia per Bambini del teatro San Carlo

Lo sapete che qui dentro, proprio qui dentro, siete nel teatro più antico d’Europa? Nel 1737, quando voi non eravate ancora nati, ma non erano nati neanche i vostri nonni, né i nonni dei donni… Re Carlo III di Borbone decise che voleva un teatro a Napoli per dimostrare tutta la ricchezza e il potere della corona. Perché un teatro e non un esercito? Perché le vere guerre si vincono con la bellezza e non con le armi. Comunque non ci distraiamo: il San Carlo nasce 41 anni la Scala di Milano e di 55 la Fenice di Venezia. E’ davvero il più antico. Il teatro per anni ospita spettacoli e balletti. Nel 1808 sul trono c’è un signore che si Murat e la gestione del teatro è affidata a un suo amico che si chiama Domenico Barbaja. Così si apre un nuovo capitolo nella storia del Teatro di San Carlo. Il teatro viene anche tutto ristrutturato, grazie all’architetto e scenografo Antonio Niccolini. Cambia la facciata e viene aggiunto il ridotto. Sapete cos’è il ridotto? È la sala dove il pubblico si raccoglie negli intervalli e nelle attese. Si può chiamare anche foyer. Il teatro è più bello che mai. Ma…sta per succedere qualcosa. Nella notte del 13 febbraio del 1816 un incendio distrugge il teatro. Non rimane nulla. Proprio nulla, solo i muri. Niccolini però non si scoraggia e appoggiato da Murat, in solo nove mesi (lo stesso tempo che ci vuole per fa nascere un bambino), ricostruisce il teatro, conservando la sala del 1812 con l’impianto a ferro di cavallo. Al centro del soffitto viene tesa la tela con Apollo che presenta a Minerva i più grandi poeti del mondo dipinto da Antonio, Giuseppe e Giovanni Cammarano.

 

Enrico e Giulia appena entrano nella platea si perdono a guardare , naso all’insù, l’affresco di Cammarano a inseguire stelle e poeti. Facciamo un giro all’interno della Sala storica, degli ordini di palco, del Foyer Storico e del Foyer ridotto. Entriamo, solo un attimo, sul palco reale, quello dove sedevano re e principesse.

Francesco spiega ai bambini come si legge una cartina

 

L’abbraccio di piazza Plebiscito

I bambini escono dal San Carlo ancora con il naso all’insù. “Mamma era tutto rosso e oro”, dice per alcuni minuti incantato Enrico. Usciti in strada facciamo una corsa lasciandoci abbracciare da piazza Plebiscito e inseguendo i piccioni. Francesco prende la carta e spiega ai bambini come è fatta la città e come si legge una cartina. Comincia a fare caldo e puntiamo sul lungomare. Enrico prende in mano la mappa. Mi chiede di alcuni personaggi: “Chi è Toto? Ed Eduardo De Filippo?”. Francesco ricorda i goal di Maradona. Pausa finita si riparte. Una granita di limone lungo la strada e siamo quasi a Castel dell’Ovo, ma prima facciamo una tappa in via Santa Lucia davanti alla roccia del monte Echia, per raccontare la leggenda di Partenope

Sul lungomare raccontiamo ai bambini la leggenda di Partenope

Alla scoperta di Partenope

Bambini conoscete Partenope? Napoli è nata grazie a una Sirena, o forse era una principessa o forse ancor a un gruppo di giovani in fuga da un paese molto povero. La verità nessuno la sa, ma io vi posso raccontare le storie e le leggende di questa città.

C’è chi crede che il bellissimo e lucente corpo della Sirena Partenope, morta per il grande dolore dopo che Ulisse non si era fermato al suo canto, sia arrivato sul lido dì Megaride, la piccola penisola dove oggi vedete Castel dell’Ovo. Qui si è fermato e ha trovato pace donando a questa terra il dono del canto.

C’è chi crede che una bellissima principessa greca, che si chiamava….indovinate un po’… Partenope, innamorata del bel Cimone, sia dovuta fuggire perché suo padre l’aveva promessa in sposa a un altro uomo. Cimone decide di seguire la sua bella amata e insieme salpano verso una nuova terra, la terra dell’amore e della felicità. Sognano una casa dove sia sempre primavera. E sbarcano…proprio sulle coste di Napoli. Sapete questa leggenda l’ha ripresa nelle sue Leggende anche una scrittrice un po’ greca e un po’ napoletana molto famosa, Matilde Serao.

E poi c’è una terza storia, e state attenti, perché è l’ultima che vi racconto, ma quella che a me piace di più, perché mi ricorda tutto quello che sentiamo oggi nei telegiornali. Vediamo se capite di chi parlo. Questa leggenda racconta di una regione in Grecia afflitta da una grave carestia. Cos’è una carestia? È quando tutti i raccolti vanno a male e gli animali si ammalano … quando non c’è più nulla da mangiare, o ce n’è pochissimo. Allora dicevo, c’era questa terra in cui tutti erano molto poveri, e il re, che amava molto il suo popolo, decide di provare a salvare almeno un gruppo di giovani. Fa costruire delle grandi navi e affida a loro le ultime provviste. “Andate ragazzi. Lasciate la nostra terra martoriata e costruitevi una nuova vita, al di là del mare”. Per i ragazzi il viaggio non fu facile, ci furono tempeste e gorghi giganteschi che per un soffio non risucchiarono la nave negli abissi. E proprio poco prima di arrivare, forse perché non mangiava da giorni, morì anche la più giovane delle tre principesse che erano a bordo, la bella Partenope. I ragazzi appena sbarcati sulle coste di Napoli deposero il corpo dell’amata principessa e dedicarono a lei questa terra , che prese il suo nome, infatti i napoletani si chiamano partenopei. Questa storia vi ricorda qualcosa? A me ricorda i viaggi dei tanti migranti che oggi lasciano la loro terra, in guerra o perché non c’è nulla da mangiare, attraversano il Mediterraneo su grandi navi e cercano qui in Europa una nuova vita, una nuova terra promessa. Ecco perché questa leggenda mi piace molto, anche perché Napoli è stata e lo è oggi una città accogliente, dove c’è posto per tutti, ma proprio tutti.

 

Nasce prima l’uovo o il castello?

Benvenuti a Castell dell’Ovo. Sapete perché il Castello si chiama così? Si narra che il poeta Virgilio mise un uovo in una caraffa di vetro, che poggiò in una gabbia di ferro sospesa a una trave di legno di quercia e nascoste tutto nelle fondamenta del Castello come talismano a difesa della città. Nessuno doveva vederlo, però altrimenti l’amuleto non avrebbe avuto effetto. Fu nascosto in una cella con due finestrelle da cui passava solo un filo di luce. E per arrivare a questa stanza bisognava percorrere lunghi corridoi e aprire porte e lucchetti. Nessuno poteva toccare, né guardare l’uovo. Se l’uovo si fosse rotto sarebbe successo qualcosa di molto brutto. Napoli sarebbe sprofondata nel mare. Ecco perché il Castello venne chiamato Castel dell’Ovo. Ma la notte del 26 luglio del 1370 accadde che il castello fu funestato da forti raffiche di vento e colpito da onde gigantesche. Il mare invase le segrete del castello. La terra tremo è una parte del castello crollò. All’orizzonte si vedeva una grande tempesta in arrivo. L’uovo si era rotto e sarebbe successo qualcosa di terribile. I napoletani terrorizzati corsero dalla regina Giovanna, che non sapendo cosa fare prese un altro uovo e lo sistemò al sicuro nel cuore del castello, che lei stessa fece ricostruire. Da allora l’uovo è ancora nella pancia del Castello e Napoli è cresciuta forte e sicura. Qualcuno vuole cercare l’uovo? E se poi si rompe?

Enrico attacca gli stikers

Enrico e Giulia ascoltano la storia seduti per terra all’ombra, all’ingreso del castello sotto la grande cartina. Poi parte la caccia all’uovo. Una caccia immaginaria. Ci fermiamo a ogni anfratto o finestrella a guardare, per cercare la stanzetta segreta. Con questa scusa facciamo, senza proteste, una lunga passeggiata nel castello, fino ad arrivare alle terrazze. Le terrazze sono meravigliose. Soffia una vento gentile e si vede tutta Napoli, i bambini cavalcano i cannoni e si riconcorrono. Enrico si siede per terra e attacca gli stikers sulla cartina, mentre Giulia gioca al gioco delle differenze.

Per oggi basta così. Siamo stanchi. Nelle macchinette del punto ristoro del Castello aihmè l’acqua è finita, siamo stanchi e accaldati, vogliamo tornare a casa. I bambini saltellano contenti: “E’ stata una bella avventura!”. Non ci vogliono grandi viaggi per arrivare nella nostra città. Enrico e Giulia sfogliando la mappa vogliono sapere dov’è il palazzo dello Spagguolo e chi sono Vico e Caravaggio. Ci sommergono di domande. Hanno fatto la prima elementare quest’anno e sanno leggere, non li ferma più nessuno. Per fortuna a un certo punto sui personaggi della mappa Enrico vede Antonino Cannavacciolo: “Questo lo conosco”. E un attimo dopo: “Mamma ho fame, torniamo a casa”.

Salvata dallo chef più famoso d’Italia.

 

Info tecniche

I punti vendita delle Mappe per bimbi Italy for kids li trovate:  QUI. Ma si possono anche comprare on line. Il costo è di 7 euro e ci sono le mappe di : Napoli, Torino, Parma, Verona, Venezia, Roma, Firenze, Genoca Bologna, Torino. Da un lato c’è la cartina vera e prorpria. Sul retro invece giochi e curiosità ( in Italiano e inglese) per intrattenere il bambino nelle pause, magari al ristorante o in metropolitana. Sono semplici e intuitive. E ci osno anche degli stikers da attaccare.